Argentina, l'inflazione a tre cifre risveglia gli spettri degli anni 90
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoDa due giorni dormono all’addiaccio. Sono accampati davanti al ministero dello Sviluppo Sociale, in pieno centro di Buenos Aires. A migliaia. Con donne e bambini. Il caldo torrido che da due settimane arroventa l’intera Argentina rende impossibile restare a casa dove è un lusso accendere il ventilatore. Le famiglie sono costrette a tagliare le spese. L’inflazione è ormai a tre cifre. E’ arrivata al 102,5 per cento. Non accadeva dagli Anni 90.
Il prezzo della carne
La gente che affolla i giardini e i marciapiedi, con materassi, tende, panni stesi a coprire i raggi del sole e l’umidità della notte, lo sente sulla propria pelle. Non bada agli indici della Borsa e alle statistiche degli operatori finanziari. Consulta i social e la rete dove si aggiornano in tempo reale i prezzi al consumo. Tutto è raddoppiato rispetto a…
Da due giorni dormono all’addiaccio. Sono accampati davanti al ministero dello Sviluppo Sociale, in pieno centro di Buenos Aires. A migliaia. Con donne e bambini. Il caldo torrido che da due settimane arroventa l’intera Argentina rende impossibile restare a casa dove è un lusso accendere il ventilatore. Le famiglie sono costrette a tagliare le spese. L’inflazione è ormai a tre cifre. E’ arrivata al 102,5 per cento. Non accadeva dagli Anni 90.
Il prezzo della carne
La gente che affolla i giardini e i marciapiedi, con materassi, tende, panni stesi a coprire i raggi del sole e l’umidità della notte, lo sente sulla propria pelle. Non bada agli indici della Borsa e alle statistiche degli operatori finanziari. Consulta i social e la rete dove si aggiornano in tempo reale i prezzi al consumo. Tutto è raddoppiato rispetto a un anno fa. A dicembre la spirale degli aumenti sembrava rallentare. Ma a gennaio, con l’anno nuovo, ha ripreso ad avvitarsi. Ora, ai primi di marzo sono arrivati i contraccolpi. Sul cibo, soprattutto. L’incremento, in due mesi, è stato del 9,8 per cento. La carne è diventata cibo da ricchi. La carne! Per gli argentini è come l’ossigeno. Rinunciare all’asado è un po’ come morire soffocati. Ma non c’è niente da fare. Così il formaggio, i latticini, il pane. Sì, persino il pane. Per non parlare degli altri costi: la luce, il gas, l’acqua, la scuola dei figli, la benzina. Bisogna stringere la cinghia. Che è già stretta.
L'emergenza climatica
Esasperati da una crisi che non è più endemica ma strutturale, 16 milioni di persone scendono in strada e chiedono aiuto allo Stato. Lo fanno con cortei spontanei, improvvisi blocchi stradali, cordoni umani che si allungano tra le vie e le piazze creando ingorghi nel traffico convulso della capitale. Estate bollente. Ha colpito le mandrie e le coltivazioni. Il cambiamento climatico è un’emergenza, non più un problema di medio periodo. Le temperature che sfiorano i 39 gradi non aiutano. Accendono gli animi di chi si trova bloccato nel traffico. Molti inveiscono contro chi si mette in mezzo alla strada, alzando cartelli e lanciando slogan disperati. Insulti, minacce, si sfiorano le risse. I poliziotti fanno quello che possono. Cercano di allontanare la gente che protesta, dividono chi si prende a spintoni, invitano alla calma. Ci vuole pazienza. La crisi aggredisce tutti. Alcuni più di altri.
La crisi della classe media
La classe media, soprattutto. Quella che ha perso il lavoro con il Covid e non lo ha più trovato. Oggi è scivolata nel mondo degli informali. Si arrangia come può, accetta qualunque offerta. Donne che prima avevano un impiego stabile si ritrovano a fare le pulizie a ore; uomini che gestivano una trattoria girano tra i mercati vendendo frutta e verdura. A casa si risparmia e si taglia. Non si accendono i condizionatori e si sopporta il caldo. Niente uscite il fine settimana, cibo razionato. Per quelli che vivono al di sotto della soglia di povertà il problema è la sopravvivenza alimentare. L’Argentina ha un vasto sistema di welfare ma la spirale inflazionistica lo ha incrinato. Il bilancio nazionale del 2023 stanzia qualcosa come 6,5 miliardi di dollari “per promozione e assistenza sociale”. E’ il 5 per cento del totale. Che arriva al 50 se viene sommato alla previdenza sociale, all’indennità di quiescenza e di disoccupazione.
Una situazione che toglie il sonno, letteralmente
“C’è crescita, c’è lavoro, ci sono le politiche sociali espansive”, osserva a El Pais il sottosegretario alle Politiche di Integrazione e formazione del ministero dello Sviluppo Sociale Daniel Menéndez. “Il problema è il deprezzamento del reddito dovuto all’inflazione, soprattutto per i lavoratori informali”. Lo sviluppo economico (10,4 per cento nel 2021, 5 nel 2022) non incrementa i reddditi. Promuovere il lavoro non basta. Perché i prezzi schizzano alle stelle, cambiano di ora in ora. Con sbalzi fuori controllo. “Le uova”, spiega una madre di famiglia accampata sotto una tenda, “a gennaio costavano 800 pesos, oggi ne chiedono 1400. Non posso sfamare i miei figli solo con farina, polenta e riso”. La crisi ha allargato la forbice e spaccato il paese. In questi giorni, in Argentina, si parla molto del sonno. Il 75,95 per cento delle persone, rileva uno studio sul tema, dorme poco e male. Il 38,6 soffre di insonnia o di sonno interrotto, il 21,39 dorme meno delle 8 ore raccomandate. Chi ha risposto ai questionari dice che è legato all’ansia. Teme per il futuro, quello immediato. Non sa cosa potrebbe accadere. Ma la maggioranza non chiude occhio perché non ha i soldi per mangiare il giorno dopo.
Il nodo salario minimo
Il cuore del conflitto che scuote l’Argentina in questo inizio del 2023 è il piano “Potenciar Trabajo”, un aiuto sociale di 34 mila pesos, circa 163 dollari al cambio ufficiale. Equivale a metà salario minimo. Era stato lanciato all’inizio del 2020 con l’obiettivo di rafforzare il lavoro dell’economia popolare basato sulle cooperative. Funzionava. Ma è arrivato il Covid e si è snaturato. Da produttivo è diventato assistenziale. Secondo dati ufficiali l’aiuto riguarda adesso 1,3 milioni di persone. Due anni fa erano 500 mila. Una crescita esponenziale del 70 per cento. Impossibile da coprire. Bisognava razionalizzare: controllare chi ne aveva diritto e chi no. Sono stati richiesti i dati a tutti i beneficiari ma oltre 100 mila già sono stati esclusi, non hanno ricevuto l’assegno e non lo riceveranno più a partire dalla fine di marzo.
I movimenti di protesta
Sono così nati due movimenti di protesta legati all’estrema sinistra che hanno preso di mira il presidente Alberto Fernández. Sono slegati dalla base peronista che ha deciso di dialogare con il governo. Si chiamano Unidad Piquetera, da picchetti applicati per strada, e Polo Obrero, Polo Operaio. La tensione è destinata a salire. Per frenare l’aumento della povertà bisogna varare le riforme strutturali concordate con il Fondo Monetario Internazionale che ha concesso in cambio il famoso prestito da 44 miliardi di dollari ancora da restituire. Il governo deve ridurre il deficit fiscale. Lo può fare, in queste condizioni, solo aumentando i prezzi delle bollette della luce, dell’acqua, del gas, i prezzi dei biglietti dei trasporti pubblici. Ad essere colpiti non saranno gli ultimi che non hanno più nulla da dare ma la classe media che si ritrova di colpo povera. Tra sette mesi ci sono le elezioni presidenziali. Cristina de Kirchner è fuori gioco dopo la condanna per corruzione. Alberto Fernández è ancora in corsa. Ma governa e tocca a lui mettere mano alle riforme. Ha cambiato tre ministri dell’Economia dall’agosto scorso. Tentenna. Pensa al voto, non vuole varare misure comunque impopolari. Sarebbe sconfitto in partenza. La campagna elettorale è tutta in salita. Guarda la piazza e chiede ancora fiducia. La destra resta alla finestra. In silenzio. Sente già il vento della vittoria.