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Myanmar, massacro in un monastero: 22 morti. L'opposizione: strage a sangue freddo dei militari

Militari birmani (reuters)
Scambio di accuse tra la giunta e i militanti che sfidano gli uomini del generale Min Aung Hlaing dal colpo di Stato
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PECHINO - Un altro massacro di civili. Almeno 22 i morti, tra cui tre monaci buddisti, in un monastero in Myanmar, nello Shan, nel Sud del Paese. La giunta golpista al potere e i ribelli si accusano a vicenda. 

Un portavoce dei militari ha dichiarato che le truppe sono state coinvolte in scontri con i combattenti ribelli nella regione di Pinlaung, "ma non hanno fatto del male a nessun civile". Ad accusare i militari sono le Forze di difesa delle nazionalità karen (Kndf), una milizia etnica che si batte contro la giunta guidata dal generale Min Aung Hlaing che nel febbraio di due anni fa con un colpo di Stato estromise dal governo il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia, che vinse le elezioni nel 2021.

"Poiché sui corpi non sono state trovate uniformi militari, equipaggiamento e munizioni, è evidente che si trattava di civili", scrive in un rapporto - visionato dall'agenzia Reuters - il dottor Ye Zaw, che f…

PECHINO - Un altro massacro di civili. Almeno 22 i morti, tra cui tre monaci buddisti, in un monastero in Myanmar, nello Shan, nel Sud del Paese. La giunta golpista al potere e i ribelli si accusano a vicenda. 

Un portavoce dei militari ha dichiarato che le truppe sono state coinvolte in scontri con i combattenti ribelli nella regione di Pinlaung, "ma non hanno fatto del male a nessun civile". Ad accusare i militari sono le Forze di difesa delle nazionalità karen (Kndf), una milizia etnica che si batte contro la giunta guidata dal generale Min Aung Hlaing che nel febbraio di due anni fa con un colpo di Stato estromise dal governo il partito di Aung San Suu Kyi, la Lega nazionale per la democrazia, che vinse le elezioni nel 2021.

"Poiché sui corpi non sono state trovate uniformi militari, equipaggiamento e munizioni, è evidente che si trattava di civili", scrive in un rapporto - visionato dall'agenzia Reuters - il dottor Ye Zaw, che fa parte del Governo di Unità Nazionale, organizzazione in esilio formatasi dopo il colpo di Stato. "E poiché tutti i cadaveri sono stati trovati all'interno del complesso del monastero di Nan Nein, è evidente che si è trattato di un massacro".

Da quando i militari hanno preso il potere, secondo la Assistance Association for Political Prisoners 3.137 persone sono state uccise dalle forze governative fino ad oggi e 17.427 detenute. Nel settembre dell'anno scorso nel villaggio di Let Yet Kone ci fu la più grande strage contro piccoli civili innocenti perpetrata dalla giunta: 11 i bimbi morti in una scuola.

Ieri l'inviato speciale delle Nazioni Unite per il Myanmar, Noeleen Heyzer, ha dichiarato che "con entrambe le parti intenzionate a vincere con la forza, non c'è alcuna prospettiva per una soluzione negoziata", denunciando l'intensificarsi dell'uso della forza da parte dell'esercito con "bombardamenti, incendi di infrastrutture civili e altre gravi violazioni dei diritti umani per mantenere la presa sul potere".

Il regime annunciò lo scorso primo febbraio che avrebbe esteso lo stato di emergenza nazionale per altri sei mesi, ritardando così probabilmente le elezioni generali previste per agosto.