Scozia, il sogno dell'indipendenza da Londra è finito in un vicolo cieco
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA. È finito il sogno dell’indipendenza scozzese? Ci sono segnali e congiunzioni preoccupanti per gli alfieri dell’addio a Londra e che aumentano a poche settimane dal clamoroso addio della prima ministra nonché leader del partito indipendentista Snp, Nicola Sturgeon. Ora il sogno sembra finito più che mai in un vicolo cieco.
Iniziamo dai sondaggi. L’ultimo di YouGov per SkyNews è sconfortante per gli indipendentisti scozzesi. Solo il 39% sostiene l’addio a Londra, con il 47% contrario e il resto che non sa. E anche se si eliminassero dal conteggio gli indecisi, i…
LONDRA. È finito il sogno dell’indipendenza scozzese? Ci sono segnali e congiunzioni preoccupanti per gli alfieri dell’addio a Londra e che aumentano a poche settimane dal clamoroso addio della prima ministra nonché leader del partito indipendentista Snp, Nicola Sturgeon. Ora il sogno sembra finito più che mai in un vicolo cieco.
Iniziamo dai sondaggi. L’ultimo di YouGov per SkyNews è sconfortante per gli indipendentisti scozzesi. Solo il 39% sostiene l’addio a Londra, con il 47% contrario e il resto che non sa. E anche se si eliminassero dal conteggio gli indecisi, il no all’indipendenza vincerebbe comunque con il 54% contro il 46%. Insomma, quasi in linea con la cocente sconfitta nel referendum del 2014, dove il no all’addio a Londra vinse con il 55%.
I partigiani dell’indipendenza scozzese accusano spesso YouGov di essere una agenzia di sondaggi partigiana, ma anche altre rilevazioni di voto non sono confortanti. Una media di sondaggi di diverse compagnie realizzata dal Financial Times non si discosta da simili conteggi e dà il no all’indipendenza al 53% e contro il 47% del sì. Insomma, siamo ben lontani dai sondaggi dell’anno scorso dove il consenso all’indipendenza superava spesso il 50%. Le dimissioni della condottiera e giovanna d’arco scozzese Sturgeon hanno avuto il loro impatto.
Ma la disaffezione di molti in Scozia nei confronti dell’indipendenza sembra arrivare da lontano. Ieri infatti sono stati pubblicati i dati degli iscritti al partito indipendentista scozzese Snp (Scottish National Party). Ebbene, il numero sta calando sensibilmente. Se nel 2019 - il picco del sentimento indipendentista post Brexit - gli iscritti al partito di Sturgeon erano 125mila, nel 2021 erano già scesi a 104mila. Ieri poi la conferma di questo trend spiccatamente negativo: gli attuali members dell’Snp sono sprofondati a quota 72.186.
C’è poi una questione politica all’interno dell’Snp che sembra aggrovigliarsi sempre di più. Sturgeon ha lasciato anche perché nel suo partito c’erano molte voce discordanti riguardo alla strategia di fare delle prossime elezioni nel 2024 un referendum de facto sull’indipendenza. Uno dei candidati successori a Sturgeon, a leader del partito e a primo ministro scozzese, Humza Yousaf, è sempre stato contrario a questa tattica. E l’altro giorno al Financial Times ha dichiarato che “non esiste la bacchetta magica sull’indipendenza”.
Tuttavia, Yousaf ha rimarcato in un recente dibattito di credere che l’indipendenza sia possibile entro il 2028, e così la sua principale sfidante, Kate Forbes, che pure ha scatenato polemiche per le sue posizioni conservatrici su religione e diritti, dopo che l’Snp con Sturgeon si è spostato su posizioni decisamente libertarie. Anzi, una delle ragioni della caduta di Sturgeon è stata anche la controversa legge sul cambiamento di genere facile, possibile dai 16 anni in su con un’autocertificazione, e l’iniziale difesa della detenzione in un carcere femminile di uno stupratore poi diventato donna trans.
Anche legalmente, poi, l’Snp sembra aver terminato le cartucce. Qualche settimana fa una sentenza della Corte Suprema ha affondato la richiesta di Sturgeon e del governo scozzese di approvare un referendum sull’indipendenza semplicemente con l’ok del parlamento devoluto di Edimburgo, senza l’approvazione di Londra e di Downing Street. Inoltre, i guai e l’instabilità che la Brexit sta creando in Irlanda del Nord, mettendo a rischio la pace, stanno spaventando molti scozzesi sull’eventualità di percorrere lo stesso cammino. Infine, a Downing Street non ci sono più inquilini come Boris Johnson o Liz Truss che fomentavano il fronte indipendentista con il loro oltranzismo, bensì un pragmatico come Rishi Sunak che sin dal primo giorno si è impegnato per un dialogo costante con Edimburgo. Insomma, sono brutti tempi per gli indipendentisti scozzesi. E così l’unione di 316 anni con l’Inghilterra, nonostante Braveheart e Sturgeon, potrebbe durare ancora a lungo.