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Il mistero di Villa Taverna. Perché Joe Biden non ha ancora nominato un ambasciatore in Italia?

(ansa)
Un’anomalia che adesso inizia ad attirare l’attenzione anche dei media americani. Si pensava che la poltrona attendesse Nancy Pelosi, ma l'ex speaker della Camera non sembra averne intenzione. Al momento gli interessi di Washington sono tutelati dall’incaricato d’affari Shawn Crowley, diplomatico di carriera che potrebbe restare fino alla fine del mandato
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"Il mistero italiano di Biden". Così il sito Axios ha titolato l’articolo che ha pubblicato sulla poltrona vuota dell’ambasciatore Usa a Roma, un’anomalia che adesso inizia ad attirare l’attenzione anche dei media americani. Axios parte dal fatto che nei giorni scorsi il Senato ha confermato la nomina dell’ex sindaco di Los Angeles Eric Garcetti a rappresentante in India, dopo una battaglia politica durata un paio di anni. Questo fa dell’Italia la sede più importante, e ambita dai finanziatori del Partito democratico, rimasta ancora scoperta.

In origine il primo nome preso in considerazione per Via Veneto era stato Douglas Hickey, che nel 2014 era stato nominato dal presidente Obama come Commissioner General per l’Expo di Milano. In quella posizione, aveva gestito il finanziamento e la costruzione dello Usa Pavilion, in cui erano state coinvolte anche molte aziende private. Questo ruolo però era diventato un&rsq…

"Il mistero italiano di Biden". Così il sito Axios ha titolato l’articolo che ha pubblicato sulla poltrona vuota dell’ambasciatore Usa a Roma, un’anomalia che adesso inizia ad attirare l’attenzione anche dei media americani. Axios parte dal fatto che nei giorni scorsi il Senato ha confermato la nomina dell’ex sindaco di Los Angeles Eric Garcetti a rappresentante in India, dopo una battaglia politica durata un paio di anni. Questo fa dell’Italia la sede più importante, e ambita dai finanziatori del Partito democratico, rimasta ancora scoperta.

In origine il primo nome preso in considerazione per Via Veneto era stato Douglas Hickey, che nel 2014 era stato nominato dal presidente Obama come Commissioner General per l’Expo di Milano. In quella posizione, aveva gestito il finanziamento e la costruzione dello Usa Pavilion, in cui erano state coinvolte anche molte aziende private. Questo ruolo però era diventato un’arma a doppio taglio, perché da una parte garantiva contatti e conoscenza di Hickey del nostro paese, ma dall’altra lo esponeva al rischio di conflitti di interesse, perché aveva quanto meno un debito di gratitudine nei confronti delle imprese che lo avevano aiutato. Hickey poi veniva visto come un uomo dell’ex segretario di Stato Kerry, e quindi suscitava le resistenze dei collaboratori più vicini a Biden. Perciò alla fine era stato dirottato sull’ambasciata in Finlandia, a cui peraltro l’invasione dell’Ucraina e la richiesta di ingresso nella Nato hanno dato un’importanza superiore al passato.
Per Roma quindi era emerso il nome di Stephen Robert, ex presidente del fondo di investimenti Oppenheimer, sposato con Pilar Crespi, figlia del conte Rodolfo. Robert era legato soprattutto a Nancy Pelosi, alleata chiave di Biden. Questa nomina però non era mai davvero decollata. Quando l’allora premier Draghi era venuto in visita a Washington, il capo della Casa Bianca gli aveva detto che stava ritardando la scelta dell’ambasciatore perché aveva bisogno di individuare un candidato in grado di ottenere con certezza e rapidità la conferma del Senato, vista la maggioranza molto risicata dei democratici in questa aula. Ciò aveva alimentato le speculazioni sul fatto che in realtà tutto ruotasse intorno al futuro della Speaker della Camera. I sondaggi prevedevano che i democratici avrebbero perso malamente le elezioni midterm del novembre scorso, e quindi Nancy Pelosi avrebbe dovuto lasciare la terza carica dello Stato. Villa Taverna sarebbe stata il perfetto premio di consolazione, e quindi Biden teneva in caldo il posto per vedere come andava il voto.
Il risultato però ha sorpreso tutti, e nonostante i democratici abbiano perso la Camera, la sconfitta è stata di misura. Quindi Pelosi ha perso il posto di Speaker e la guida della minoranza, ceduta al collega Hakeem Jeffries, però ha conservato il ruolo di mentor della leadership del partito dietro le quinte. In più suo marito Paul è stato aggredito nella loro casa di San Francisco, e le cure di cui ha bisogno non renderebbero facile un trasferimento in Italia. Non mancano i senatori democratici che sperano ancora nella nomina di Nancy, ma la Casa Bianca non ha risposto alla richiesta di Axios di chiarire a che punto è il processo per la scelta dell’ambasciatore. Il repubblicano Marco Rubio ha invece commentato in maniera sarcastica: «Strano, quello di Roma è in genere un posto molto ambito. Non ha senso questo ritardo. Forse non hanno ancora trovato un donatore abbastanza ricco da meritarselo».
 
Al momento gli interessi di Washington sono tutelati dall’incaricato d’affari Shawn Crowley, un diplomatico di carriera che potrebbe restare fino alla fine del mandato. Peraltro se anche la nomina fosse fatta domani, tra i tempi della conferma in Senato e le pratiche per il trasferimento, il nuovo ambasciatore servirebbe a male pena per un anno. E’ possibile che la prossima visita alla Casa Bianca della premier Meloni, prevista entro giugno, acceleri la selezione.

In genere i presidenti scelgono il 70% degli ambasciatori tra i diplomatici di carriera, e il 30% tra i sostenitori politici e finanziari. Roma è quasi sempre appartenuta alla seconda categoria, con personaggi come Clare Boothe Luce che aveva rappresentato Eisenhower all’inizio della Guerra Fredda, Maxwell Rabb che dovette gestire la crisi tra Reagan e Craxi a Sigonella, o Richard Gardner durante il rapimento Moro. Però ci sono stati anche importati diplomatici di carriera come Reginald Bartholomew, che si ritrovò alle prese con Tangentopoli e la fine della Prima repubblica. La guerra in Ucraina, la crisi energetica, le migrazioni e la minaccia terroristica dall’Africa e dal Medio Oriente, l’instabilità nel Mediterraneo e i problemi dell’Unione Europea, l’espansionismo cinese con la nuova Via della Seta che punta sui nostri porti, fanno dell’Italia un alleato che si trova al centro di diversi dossier cruciali, dove sarebbe necessaria una guida forte per gestire le relazioni bilaterali con gli Usa.