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“Arrestate Putin per i bimbi rubati”: la Corte dell’Aia apre la caccia

(reuters)
Mandato internazionale di cattura per il presidente e la sua “commissaria per i minorenni” Lvova-Belova. L’accusa è di aver fatto deportare i figli degli ucraini 
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ROMA - "Arrestate Vladimir Putin". Con una decisione che era nell'aria da un po' di tempo ma che è stata anticipata per interrompere la prosecuzione dei reati, la Corte penale internazionale dell'Aia ha emesso due mandati di cattura clamorosi. Il primo è per il presidente della Federazione Russa, accusato di aver ordinato la deportazione illegale di migliaia di bambini ucraini presi nei territori occupati e portati in Russia, e anche per non aver esercitato alcuna forma di controllo sui civili e i militari che li hanno materialmente portati via.

Il secondo mandato è per Maria Alekseyevna Lvova-Belova, la 38enne Commissaria del governo di Mosca per i diritti dei minorenni, che ha avallato e facilitato la deportazione. A emettere il provvedimento, che vale obbligatoriamente per tutti i 123 Paesi che aderiscono allo Statuto di Roma (Stati Uniti, Russia, Cina, India non sono tra questi), è stata la Seconda Camera preliminare. "Carta …

ROMA - "Arrestate Vladimir Putin". Con una decisione che era nell'aria da un po' di tempo ma che è stata anticipata per interrompere la prosecuzione dei reati, la Corte penale internazionale dell'Aia ha emesso due mandati di cattura clamorosi. Il primo è per il presidente della Federazione Russa, accusato di aver ordinato la deportazione illegale di migliaia di bambini ucraini presi nei territori occupati e portati in Russia, e anche per non aver esercitato alcuna forma di controllo sui civili e i militari che li hanno materialmente portati via.

Il secondo mandato è per Maria Alekseyevna Lvova-Belova, la 38enne Commissaria del governo di Mosca per i diritti dei minorenni, che ha avallato e facilitato la deportazione. A emettere il provvedimento, che vale obbligatoriamente per tutti i 123 Paesi che aderiscono allo Statuto di Roma (Stati Uniti, Russia, Cina, India non sono tra questi), è stata la Seconda Camera preliminare. "Carta igienica", è stato l'immediato e sprezzante commento di Dmitrij Medvedev, vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo e braccio destro di Putin. Zelensky, invece, parla di "decisione storica".

L'indagine contro il presidente della Federazione e Lvova-Belova è stata condotta dal procuratore Karim Khan direttamente sul campo con l'aiuto di un team congiunto di investigatori forniti da sette Stati e coordinati da Eurojust. È cominciata poco dopo l'invasione su larga scala, "che ha reso l'Ucraina - sono le parole del procuratore - un'enorme scena del crimine". Hanno raccolto centinaia di testimonianze dirette, fotografie e filmati che hanno permesso all'ufficio inquirente dell'Aia di stilare una lista dei rapiti. Elementi che dimostrano, "con ragionevolezza", che i bambini ucraini che vivevano negli orfanotrofi, nelle case famiglia e negli istituti dei servizi sociali sono stati trattati da Putin né più né meno come "spoglie di guerra", dunque trasferiti illegalmente in Russia e affidati a famiglie russe.

Al capo del Cremlino viene contestato anche il decreto che, modificando l'ordinamento vigente, ha reso più veloci sia il conferimento della cittadinanza russa ai bambini sia la procedura di adozione. È stata diffusa pochi giorni fa la foto del ceceno Chalayev in mezzo a un gruppo di adolescenti di Mariupol portati a Grozny per la "rieducazione". Quanti casi abbia raccolto il procuratore Khan non è stato reso pubblico, ma è noto che il governo di Kiev denuncia 16mila trasferimenti illegali di minorenni dal 24 febbraio ad oggi, di cui circa 6mila deportati dalla regione di Kherson alla Crimea. La penisola contesa, che all'Aia non fanno mistero di ritenere pienamente ucraina, tant'è che Khan inserisce il suo atto di accusa, depositato presso la Seconda Camera preliminare, "nel contesto dell'aggressione compiuta dall'esercito russo contro la sovranità e l'integrità territoriale dell'Ucraina cominciata nel 2014".

Il duplice mandato di cattura - che porta la firma anche di un magistrato italiano, Rosario Aitala, che fa parte della Divisione preliminare che ha valutato le accuse - comporta che le polizie degli Stati che riconoscono la Corte sono obbligate ad arrestare Putin e Lvova-Belova nel caso in cui varchino la frontiera e a consegnarli per essere giudicati. Difficilmente, però, il mondo vedrà Putin alla sbarra. Intanto perché il Paese ospitante potrebbe far valere il principio dell'immunità dei Capi di Stato esteri, come accadde nel 2015 quando il presidente sudanese Omar al-Bashir visitò il Sudafrica malgrado la richiesta di fermo internazionale. E poi perché la Russia ha smesso di riconoscere la Corte nel 2016 e non concede l'estradizione dei suoi cittadini, quindi né il presidente russo né la Commissaria per i diritti dei bambini verranno consegnati al Tribunale dell'Aia fino a quando durerà l'attuale regime russo. Tuttavia il mandato d'arresto è significativo. Non foss'altro per il segnale chiaro che lancia a generali e comandanti militari russi sulla possibilità di una loro futura incriminazione. "Questa è solo la prima delle indagini sulla guerra in Ucraina che il mio ufficio sta portando avanti", ci ha tenuto a far sapere il procuratore Khan.