Serbia-Kosovo firmata un'intesa, ma solo per continuare a trattare. Ecco i nodi da sciogliere
di Salvatore Giuffrida , di Salvatore GiuffridaDopo una maratona di 12 ore, Serbia e Kosovo hanno firmato un’intesa per arrivare a un trattato di pace sulla coesistenza fra i due paesi. Non è l’accordo auspicato da Ue e Nato per normalizzare i Balcani in funzione antirussa, ma è un impegno a continuare e potenziare i colloqui fino a una auspicata soluzione definitiva al conflitto secolare fra albanesi e serbi in Kosovo.
La strada è lunga. Le trattative sono state più difficili del previsto. I colloqui sono iniziati poco dopo le 11 del mattino nel complesso residenziale di Villa Biljana, sul lago Ohrid, nel nord della Macedonia. Ai due lati opposti del tavolo il presidente serbo Aleksandar Vucic e il suo omologo kosovaro Albin Kurti: in mezzo l’alto rappresentante Ue Josep Borrell, l’inviato speciale Ue per i Balcani Miroslav Lajcak e il rappresentante Usa Gabriel Escobar. Dietro le quinte, i convitati di pietra: la Nato che controlla il Kosovo con la Kfor, la Russia storico alle…
Dopo una maratona di 12 ore, Serbia e Kosovo hanno firmato un’intesa per arrivare a un trattato di pace sulla coesistenza fra i due paesi. Non è l’accordo auspicato da Ue e Nato per normalizzare i Balcani in funzione antirussa, ma è un impegno a continuare e potenziare i colloqui fino a una auspicata soluzione definitiva al conflitto secolare fra albanesi e serbi in Kosovo.
La strada è lunga. Le trattative sono state più difficili del previsto. I colloqui sono iniziati poco dopo le 11 del mattino nel complesso residenziale di Villa Biljana, sul lago Ohrid, nel nord della Macedonia. Ai due lati opposti del tavolo il presidente serbo Aleksandar Vucic e il suo omologo kosovaro Albin Kurti: in mezzo l’alto rappresentante Ue Josep Borrell, l’inviato speciale Ue per i Balcani Miroslav Lajcak e il rappresentante Usa Gabriel Escobar. Dietro le quinte, i convitati di pietra: la Nato che controlla il Kosovo con la Kfor, la Russia storico alleato della Serbia, e la guerra in Ucraina.
La tensione si è fatta sentire subito: all’inizio incontri bilaterali, poi tutti insieme, infine alle 19 una pausa di un’ora per cenare e tirare il fiato. La firma è arrivata poco prima della mezzanotte, con i volti stanchi e tirati. “Dopo 12 ore posso annunciare che Serbia e Kosovo hanno raggiunto l’intesa sull’allegato di attuazione”, spiega Josep Borrell.
In sostanza tutti d’accordo sul fatto di arrivare a una pace, ma bisogna ancora capire come: i negoziati continueranno e Borrell ha già vincolato l’intesa di ieri al cammino di Serbia e Kosovo verso l’Ue. Ma la delusione c’è: “L’Ue aveva fatto una proposta più ambiziosa - ha ammesso Borrell - ma il Kosovo è mancato di flessibilità e la Serbia ha detto a priori che non l’avrebbe firmata”.
Sul piano tecnico, ieri sera le due parti hanno accettato la reciproca legittimità di documenti nazionali come passaporti, diplomi, targhe e timbri doganali. Ma la vera sfida riguarda l’impegno della Serbia a riconoscere il Kosovo e a consentirne l’ingresso nelle organizzazioni internazionali: in cambio il Kosovo, paese a guida albanese, dovrà concedere autonomia e autogestione ai comuni a maggioranza serba nel nord del paese.
“L’obbligo prioritario è la creazione di una comunità delle municipalità serbe in Kosovo”, ha detto Vucic. Il nervo scoperto è il livello di autonomia: nel testo inglese è scritto self management, termine troppo vago. Un’idea potrebbe essere l’autonomia sul modello sudtirolese, ma il timore del presidente kosovaro Kurti è di replicare il modello della Bosnia Erzegovina, altro paese balcanico bloccato dal conflitto etnico e dalla presenza al suo interno della Repubblica autonoma serba, filorussa e focolaio di tensioni.
I Balcani continuano a essere il ventre molle dell’Europa e a Belgrado aumenta la tensione. “In Kosovo ci sono più di mille luoghi simbolo per la nostra cultura, questa firma mette in gioco le nostre radici culturali”, spiega Branko Stojakovic, 50 anni, di Belgrado.