Francia, il parlamento adotta la riforma delle pensioni: il governo Borne si salva per nove voti
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Il governo di Elisabeth Borne si salva per soli nove voti. La mozione di sfiducia ha ricevuto il sostegno di 278 deputati, mancando di poco la soglia dei 287 necessari per far cadere l'esecutivo. È un'allerta per Emmanuel Macron che ora ha la prova aritmetica di non poter più contare in parlamento su un solido appoggio dei Républicains per i quattro anni di mandato all'Eliseo che ha ancora davanti. Il vecchio partito della destra francese è in preda a lotte intestine, con la parte dei “responsabili”, in appoggio al governo secondo le indicazioni del presidente Eric Ciotti, in contrasto con i dissidenti che invece scommettono su un rapido tramonto del macronismo. Il voto di oggi conferma che Ciotti non controlla più le sue truppe mentre l'ala più radicale dei Républicains cresce, aumentando l'incertezza sul gioco politico delle prossime settimane.
PARIGI - Il governo di Elisabeth Borne si salva per soli nove voti. La mozione di sfiducia ha ricevuto il sostegno di 278 deputati, mancando di poco la soglia dei 287 necessari per far cadere l'esecutivo. È un'allerta per Emmanuel Macron che ora ha la prova aritmetica di non poter più contare in parlamento su un solido appoggio dei Républicains per i quattro anni di mandato all'Eliseo che ha ancora davanti. Il vecchio partito della destra francese è in preda a lotte intestine, con la parte dei “responsabili”, in appoggio al governo secondo le indicazioni del presidente Eric Ciotti, in contrasto con i dissidenti che invece scommettono su un rapido tramonto del macronismo. Il voto di oggi conferma che Ciotti non controlla più le sue truppe mentre l'ala più radicale dei Républicains cresce, aumentando l'incertezza sul gioco politico delle prossime settimane.
La mozione “transpartisan” promossa da un piccolo gruppo centrista è stata votata, oltre che da un terzo dei Républicains, anche in bloco dai deputati di Marine Le Pen e della coalizione di sinistra Nupes guidata da Jean-Luc Mélenchon. Con la bocciatura della sfiducia, innestata dalla scelta dell'esecutivo giovedì di usare l'articolo costituzionale per far approvare senza voto la legge delle pensioni, la riforma che porta da 62 a 64 anni è quindi approvata. Nell'estremo tentativo di bloccarne l'entrata in vigore, è stato presentato un ricorso alla Consulta e un progetto di referendum popolare. Ma entrambe le ipotesi hanno scarse chances di passare. È in piazza che la contestazione rischia di esplodere, come s'intravede da giorni. Nel quartiere vicino a Palais Bourbon, sede dell'Assemblée Nationale, ci sono nuovi scontri tra manifestanti improvvisati e forze dell'ordine. La Prefettura di Parigi aveva vietato preventivamente raduni in place de la Concorde e sugli Champs-Elysées.
“Adesso serve una sfiducia popolare” ha lanciato Mélenchon, mentre Le Pen ha invitato il capo dello Stato a cambiare la premier. Macron, rimasto per lo più silenzioso nell'ultima settimana, sta preparando un intervento nei prossimi giorni per chiarire come pensa di andare avanti. Per continuare ad avere una maggioranza, ha bisogno di ricostruire un'alleanza con la destra. L’ex ministra Rachida Dati propone un “contratto di governo” tra Républicains e macronisti. Una delle ipotesi è un nuovo governo con un premier scelto nel vivaio di macronisti cresciuti nel vecchio partito della destra, come l'attuale ministro dell'Interno Gérald Darmanin. La vistosa assenza nell'emiciclo ieri di tanti deputati di Renaissance, il partito del Presidente, fa pensare che l'uscita di Borne sia vicina. “Sono determinata a continuare a portare aventi le trasformazioni necessarie nel nostro Paese” ha commentato ieri sera la premier. Difficile immaginare come potrà continuare a governare in un paese in rivolta e un parlamento che non l'ha sfiduciata solo per un pugno di voti.