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Trump, New York si blinda contro possibili violenze. I big repubblicani provano a frenare i sostenitori del tycoon

Trump, New York si blinda contro possibili violenze. I big repubblicani provano a frenare i sostenitori del tycoon
(afp)
Il presidente della Camera McCarthy: "La gente non dovrebbe protestare, nessuno dovrebbe farsi male"
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L'inchiesta dei magistrati di New York non è ancora terminata ma già scatta la massima allerta per le possibili violenze legate all'ipotesi di un arresto di Donald Trump, scenario evocato dallo stesso ex presidente.

Le autorità di New York accusano Trump di aver pagato 130.000 dollari alla pornostar Stormy Daniels per comprare il suo silenzio sulla loro relazione.

Preoccupato di quanto potrebbe accadere è il procuratore di Manhattan Alvin Bragg: in una nota rassicura il suo staff che la sicurezza è la "priorità" e che le forze dell'ordine indagheranno su "ogni specifica e credibile minaccia" contro la procura. "Non tollereremo tentativi di intimidazione", aggiunge.

"Monitoreremo la situazione, avremo ampie risorse": la procura è a Lower Manhattan dove c'è già una "massiccia presenza di polizia", dice Kevin Maloney, vice commissario per l'informazione  pubblica del New York Police Department.

E intanto i big repubblicani provano, come possono, a frenare la furia dei sostenitori di Trump. Il presidente della Camera, Kevin McCarthy, accusa la procura di New York di compiere un'operazione politica ma, rispondendo a una domanda dell'Nbc, dice: "Non credo che la gente dovrebbe protestare, penso che nessuno dovrebbe farsi male".

Il governatore della Florida, Ron De Santis, non ha ancora manifestato solidarietà all'ex presidente (e suo probabile sfidante nella corsa per la nomination repubblicana). 

A frenare l'impeto della base trumpiana è anche l'alleata di ferro dell'ex presidente Marjorie Taylor Greene che, pur criticando la procura di Manhattan, afferma: "Non c'è bisogno di manifestare contro i democratici comunisti che vogliono arrestare Trump e contro l'uso del nostro governo come arma" politica.

Anche l'ex vicepresidente Mike Pence, che il 6 gennaio era al Congresso e dovette fronteggiare la furia dei fan trumpiani, attacca l'inchiesta come una "persecuzione politica" ma avverte: "La violenza non sarà mai tollerata".

I tempi per l'incriminazione non sono comunque brevissimi. Il grand jury che si sta occupando del pagamento alla pornostar Stormy Daniels sentirà oggi Antony Costello, che si presenterà su richiesta dei legali di Donald Trump. Secondo indiscrezioni, la testimonianza di Costello punta a screditare Michael Cohen, l'ex stretto collaboratore divenuto il maggiore accusatore di Trump. Proprio Cohen è stato chiamato alla procura di Manhattan come contro testimone. E non è chiaro se ci saranno altre persone sentite nei prossimi giorni.