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Cosa ci dice il precedente dell'incontro tra Mao e Krusciov sul summit Xi-Putin

Nikita Krusciov e Mao Tse-Tung (agf)
L'allora leader cinese nel '57 previde che il vento dell'Est avrebbe prevalso sull'Ovest. Anche l'attuale leader di Pechino usa metafore simili. Ma sul tavolo ci sono nuove varianti
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“Il vento dell’Est sta prevalendo sul vento dell’Ovest”. Sono parole che ci si potrebbe aspettare da Xi Jinping nel suo incontro di oggi con Vladimir Putin a Mosca, per suggellare quella che l’estate scorsa il leader di Pechino aveva definito “un’alleanza senza limiti” tra Cina e Russia contro gli Stati Uniti e l’Occidente. In realtà è una frase diventata celebre, pronunciata da un altro leader cinese durante un’altra storica visita nella capitale russa: Mao Tse Tung, che vi si recò nel novembre 1957 per colloqui con Nikita Krusciov, il segretario generale del Pcus. Ci sono somiglianze fra i due momenti, ma le differenze sono ancora più notevoli: i ruoli di Xi e Putin sono rovesciati rispetti a quelli di Mao e Krusciov. E il contesto internazionale è assai diverso.

 

L’invasione dell’Ungheria e lo Sputnik

L’occasione della visita di Mao era il summit internazi…

“Il vento dell’Est sta prevalendo sul vento dell’Ovest”. Sono parole che ci si potrebbe aspettare da Xi Jinping nel suo incontro di oggi con Vladimir Putin a Mosca, per suggellare quella che l’estate scorsa il leader di Pechino aveva definito “un’alleanza senza limiti” tra Cina e Russia contro gli Stati Uniti e l’Occidente. In realtà è una frase diventata celebre, pronunciata da un altro leader cinese durante un’altra storica visita nella capitale russa: Mao Tse Tung, che vi si recò nel novembre 1957 per colloqui con Nikita Krusciov, il segretario generale del Pcus. Ci sono somiglianze fra i due momenti, ma le differenze sono ancora più notevoli: i ruoli di Xi e Putin sono rovesciati rispetti a quelli di Mao e Krusciov. E il contesto internazionale è assai diverso.

 

L’invasione dell’Ungheria e lo Sputnik

L’occasione della visita di Mao era il summit internazionale dei partiti comunisti per celebrare il quarantesimo anniversario della Rivoluzione d’Ottobre in Unione Sovietica. La Guerra fredda, ovvero la rivalità fra i due ex-alleati nella Seconda guerra mondiale e per estensione fra democrazia e comunismo, aveva vissuto l’anno precedente una crisi militare “calda”, con l’invasione dell’Ungheria nell’ottobre del 1956, ordinata da Krusciov per reprimere con la forza le riforme avviate dal governo di Budapest in uno dei paesi “satelliti” su cui l’Urss esercitava totale controllo nella spartizione dell’Europa dopo la vittoria sul nazifascismo.

In più, il 3 ottobre e il 4 novembre del ’57, ovvero subito prima della conferenza internazionale dei partiti comunisti, l’Urss aveva lanciato i suoi due primi satelliti Sputnik, un evento tecnologico che scioccò il mondo occidentale dimostrando che l’America poteva essere colpita dai missili nucleari sovietici. Soltanto l’anno seguente, creata frettolosamente la Nasa per recuperare terreno, anche gli Usa lanciarono nello spazio un satellite iniziando il proprio programma spaziale. Che con il tempo avrebbe raggiunto e superato quello di Mosca, ma in quella fase sembrava che fossero i russi ad avere strappato a Washington la supremazia tecnologica e militare simboleggiata nel 1945 dalle due bombe atomiche americane sul Giappone.

Le aperture di Krusciov a Mao

Rispetto a Stalin, che aveva trattato Mao con arroganza, definendolo “un marxista delle caverne”, Krusciov aveva interpretato la parte del benevolente fratello maggiore con il leader rivoluzionario cinese, fornendo a Pechino assistenza economica e aiuti per sviluppare un proprio programma nucleare. Ma fra i due leader c’erano divergenze. Mao aveva una posizione ambivalente sulla denuncia fatta da Krusciov nel ’56 al Ventesimo Congresso del Pcus del “culto della personalità” di Stalin e dei misfatti dello stalinismo: da un lato dava ragione al nuovo leader russo, salito al potere nel ’54 dopo la morte di Stalin, dall’altro menzionava la disunione tra le correnti del Politbjuro sovietico come un segnale di instabilità che a Pechino non sarebbe stato consentita.

La divergenza sulla sfida all’Occidente

Soprattutto, Krusciov e Mao esprimevano due visioni diverse di come sarebbe potuta proseguire la sfida con l’Occidente. Il leader sovietico alternava minacce, preludio alla crisi dei missili a Cuba nel 1962 che avrebbe portato il mondo sull’orlo di una guerra nucleare, a segnali distensivi, quali l’avvio di negoziati sugli armamenti e un certo grado di liberalizzazione in Urss. Era convinto che il comunismo avrebbe prevalso sul capitalismo, ma con la mera forza della sua ideologia e della sua economia, non attraverso una nuova guerra calda. Mao, viceversa, predicava apertamente nei suoi discorsi, incluso quello che tenne e fece inserire nel documento conclusivo del vertice moscovita, l’idea che la transizione mondiale al socialismo potesse essere “non pacifica”, necessitasse dunque dell’uso della forza. La maggior parte dei leader comunisti partecipanti alla conferenza di Mosca non prese bene la dichiarazione del leader cinese secondo cui, in una guerra nucleare mondiale, i Paesi imperialisti sarebbero stati sconfitti e quelli comunisti sarebbero stati vittoriosi, anche se metà dell’umanità fosse scomparsa nello scambio di missili atomici. Una dichiarazione a cui fece seguito, nel discorso di Mao del 18 novembre, una frase poi entrata nei libri di storia, come ricorda stamane il columnist Gideon Rachman sul Financial Times: “La situazione internazionale è arrivata a una svolta. Ci sono due venti che attraversano il mondo, il vento dell’Est e il vento dell’Ovest. E io credo che il vento dell’Est stia prevalendo su quello dell’Ovest”.

I ruoli rovesciati di Xi e Putin

Anche l’attuale leader cinese usa metafore simili: “L’Est è in ascesa e l’Ovest sta declinando”, afferma spesso il presidente Xi. Anche Xi va a Mosca in una fase di crescenti timori di conflitto nucleare, esemplificati dai ricorrenti moniti di Putin sul possibile uso di armi strategiche da parte di Mosca, se la sua sicurezza nazionale venisse minacciata dalla Nato sullo sfondo della guerra in Ucraina, sebbene nasconda che a provocare quella guerra è stata l’invasione da lui voluta. Ma i ruoli di Xi e Putin sono rovesciati rispetto a quelli di Mao e Krusciov. Se Mao venne a Mosca predicando aggressività e se necessario una guerra contro l’Occidente, Xi ci arriva nei panni del possibile pacificatore: resta da vedere se farà o meno una telefonata al presidente ucraino Zelensky al termine della sua visita, come affermano le indiscrezioni, ma questa è comunque la parte che preferisce interpretare agli occhi del Sud globale del pianeta, presentandosi come uomo di pace e mediatore imparziale rispetto all’Occidente, anche se finora non ha fatto nulla per costringere Putin a fare concessioni a Kiev.

Le lezioni del passato

L’altra differenza è che nel 1957 Krusciov era il più forte dei due leader, mentre oggi Putin può vantare ancora soltanto una superiorità in armi strategiche (4 mila testate nucleari contro le 400 di Pechino, che dovrebbero però diventare 1000 entro il 2030 e poi continuare ad aumentare): dopo le sanzioni occidentali e la sua deriva autoritaria dipende sempre di più dalla Cina come cliente per il gas e il petrolio russi, come partner economico e commerciale, come alleato politico. Resta da vedere se gli interessi odierni di Mosca e Pechino viaggino davvero sullo stesso binario, rispetto alla guerra in Ucraina e rispetto alla sfida con l’Occidente. Nelle dittature, oltretutto, i cambiamenti possono essere repentini. Appena due anni dopo la visita di Mao a Mosca, la crisi sino-sovietica venne in superficie: nel 1959 Mao si irritò per il summit di Krusciov con il presidente americano Eisenhower, e il leader sovietico criticava il Grande Balzo in Avanti del leader cinese, giudicandolo "non marxista". Nel 1960, Krusciov definì Mao “un avventurista, un deviazionista e un nazionalista”, ritirando l’anno dopo i consiglieri militari sovietici dalla Cina, mentre da parte sua il partito comunista cinese accusò il leader sovietico di essere “un revisionista”. La tensione fra i due giganti comunisti divise il mondo, compresa la galassia della sinistra italiana, che si separò nella maggioranza filo-sovietica e nei gruppuscoli filo-cinesi e maoisti. Di quello scontro approfittò nel 1972 Washington, con la visita del presidente Nixon a Pechino e l’incontro con Mao, preparato segretamente dal suo consigliere Henry Kissinger, dividendo ancora di più la Cina dall'Urss. Oggi come allora, si profila una partita a tre globale, fra Biden, Xi e Putin, in cui nessuno si fida degli altri due e ciascuno persegue i suoi interessi. La previsione di Mao nel ’57 secondo cui il vento dell’Est stava prevalendo si rivelò sbagliata. È ancora presto per dire se avrà migliore sorte la previsione di Xi secondo cui l’Est con il suo modello autoritario è in ascesa e l’Ovest con il suo modello democratico è in declino.