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Brexit, è stallo a Belfast dopo il veto degli unionisti sul nuovo patto per l'Irlanda del Nord

Il leader del Dup Donaldson in un punto stampa lunedì (afp)
Il partito Dup ha annunciato che non voterà gli ultimi accordi tra Uk e Ue e continuerà a boicottare la formazione di un governo in Irlanda del Nord: ora le tensioni potrebbero ricominciare a salire, a pochi giorni dall'anniversario della pace del Venerdì santo nel 1998
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LONDRA. L’Irlanda del Nord torna nella profonda incertezza a causa della Brexit. Perché il Dup, il massimo partito unionista, ha deciso di votare contro il recente “Accordo di Windsor” tra Regno Unito ed Unione Europea che sembrava aver riportato stabilità e futuro a Belfast, dopo l’intesa tra il pragmatico primo ministro britannico Rishi Sunak e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ora però, dopo alcune settimane di riflessione, il partito unionista di Sir Jeffrey Donaldson, che sta boicottando l’esecutivo nordirlandese di Stormont da oramai dieci mesi, ha deciso che l’accordo tra Uk e Ue non soddisfa il Dup. 

LONDRA. L’Irlanda del Nord torna nella profonda incertezza a causa della Brexit. Perché il Dup, il massimo partito unionista, ha deciso di votare contro il recente “Accordo di Windsor” tra Regno Unito ed Unione Europea che sembrava aver riportato stabilità e futuro a Belfast, dopo l’intesa tra il pragmatico primo ministro britannico Rishi Sunak e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen. Ora però, dopo alcune settimane di riflessione, il partito unionista di Sir Jeffrey Donaldson, che sta boicottando l’esecutivo nordirlandese di Stormont da oramai dieci mesi, ha deciso che l’accordo tra Uk e Ue non soddisfa il Dup. 

La presa di posizione del Dup

“I nostri rappresentanti di partito hanno deciso che l’intesa attuale non è ancora sostenibile per il Dup e che servono ulteriori progressi affinché possiamo accettarla in futuro”, ha dichiarato ieri Donaldson. A livello di numeri a Westminster, questo non sarebbe un problema: il Labour, il massimo partito di opposizione, ha già detto che voterà a favore dell’Accordo di Windsor nella giornata di mercoledì, insieme al governo Sunak, quindi la legislazione passerà sicuramente ai Comuni.

Il problema è a Belfast: perché gli unionisti del Dup continueranno così a boicottare la formazione del governo in Irlanda del Nord, aumentando stallo e tensioni nella nazione dove lo scorso maggio, per la prima volta nella storia, ha vinto le elezioni Sinn Féin, il partito repubblicano ex braccio politico dei terroristi dell’Ira.

La pace del Venerdì Santo

Secondo gli accordi di pace del Venerdì Santo del 1998, il partito vincitore tra repubblicani e unionisti e il principale partito di opposizione di una delle due fazioni uscita sconfitta devono costituire un esecutivo di coalizione “confessionale”, dividendosi le cariche, con quella del primo ministro che va al partito che ha ottenuto più voti, in questo caso Sinn Féin. Ma la leader locale repubblicana, Michelle O’Neill, non ha mai assunto la carica proprio per il boicottaggio degli unionisti del Dup (secondo partito alle elezioni 2022) che prima chiedono modifiche sostanziali all’intesa tra Uk e Ue sull’Irlanda del Nord.

L'accordo di Windsor

L’ultimo accordo di Windsor migliora sensibilmente l’intesa raggiunta da Boris Johnson con l’Europa nel 2019 (prima di rimangiarsela per calcoli politici) che prevedeva un confine commerciale tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord. Ciò per evitare, dopo la concretizzazione della Brexit, il ritorno di una frontiera tra le due Irlande, che potrebbe mettere seriamente a rischio la pace nell’isola, e per proteggere gli standard del mercato unico europeo. Una cesura, quella tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, che spacca in due il Regno Unito e che ha subito allarmato gli unionisti, i quali temono che l’Irlanda del Nord si “allontani” sempre di più da Londra e scivoli così inevitabilmente verso una temutissima riunificazione con la Repubblica di Irlanda a sud.

Senza contare che in Irlanda del Nord il trend demografico favorisce sempre di più cattolici e repubblicani, che già oggi sono diventati maggioranza nell’ultimo censimento. Insomma, il Dup e gli unionisti soffrono di una vera e propria “sindrome di accerchiamento” e non vogliono arrendersi.

La nuova intesa di Windsor invece rimuove notevolmente gran parte della frontiera commerciale tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, con la stragrande maggioranza di prodotti e merci che potranno viaggiare liberamente da Londra a Belfast, e viceversa. Inoltre, l’accordo prevede il cosiddetto “Stormont Lock”, ossia la possibilità per il parlamento nordirlandese di Belfast di porre il veto sull’imposizione di leggi Ue sull’Irlanda del Nord (che ricordiamo, per proteggere la pace, è l’unica nazione del Regno Unito rimasta nel mercato unico europeo dopo la Brexit). Il veto può avvenire se almeno 30 deputati di Stormont di almeno due partiti dichiarano la propria opposizione.

I nodi da sciogliere

Ma per Donaldson e gli altri unionisti ciò non è ancora sufficiente perché lo Stormont Lock non si potrà applicare a tutte le leggi Ue, perché secondo l’Accordo di Windsor non c’è un adeguamento automatico delle leggi nordirlandesi a quelle britanniche e poi rimane il ruolo della Corte di Giustizia europea come ultima istituzione che ha il potere di dirimere eventuali dispute sulle leggi future in Irlanda del Nord. Per questo il Dup chiede a Sunak ulteriori modifiche all’intesa, anche perché stando a un ultimo sondaggio Reuters solo il 18% della comunità unionista approva i recenti Accordi di Windsor.

Ma sia il primo ministro britannico che le autorità europee hanno già dichiarato che l’intesa non si tocca e che non è più negoziabile. Sunak dunque dovrebbe andare dritto per la sua strada e far approvare così il nuovo accordo Brexit a Westminster, con o senza il Dup a bordo. Questa intransigenza però può scatenare due roventi fronti: uno è quello dei brexiter del partito conservatore di Sunak, che ora potrebbero tornare alla carica fomentati dall’opposizione degli unionisti. Il secondo, come detto, è quello del Dup, che a questo punto continuerà il pericoloso boicottaggio del governo e delle istituzioni dell’Irlanda del Nord.

Un vacuum e uno stallo politico sempre più profondi, che potrebbero di nuovo incendiare gli animi in Irlanda del Nord a pochi giorni dal 25 anniversario degli accordi di Pace del Venerdi santo (10 aprile), ora di nuovo in bilico a causa delle conseguenze della Brexit.