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Tra Meloni e Scholz linea comune su Kiev

(ansa)
La telefonata tra i due leader. Rimangono divergenze su migranti ed economia
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ROMA - Non si tratta soltanto di inviare munizioni a Kiev. Il Consiglio europeo che si aprirà giovedì a Bruxelles intende dare anche un segnale politico a Mosca. Una mossa obbligata, dopo l’incontro di ieri tra Vladimir Putin e Xi Jinping. Un modo per reagire alla “passeggiata” del leader russo nelle città ucraine occupate, in particolare a Mariupol. Anche di questo discutono a sera Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, nel corso di una telefonata che serve a definire la posizione dell’Unione dopo il vertice tra Cina e Russia. Ribadendo che ogni possibile soluzione di pace passa dall’integrità territoriale dell’Ucraina, dunque dal ritiro delle truppe di Mosca.


Il rapporto dell’Europa con Kiev è forse il capitolo più semplice del confronto tra Roma e Berlino. Su migranti e dossier economici, infatti, il governo italiano chiede a Scholz uno sforzo in più. Ritenendo che proprio…

ROMA - Non si tratta soltanto di inviare munizioni a Kiev. Il Consiglio europeo che si aprirà giovedì a Bruxelles intende dare anche un segnale politico a Mosca. Una mossa obbligata, dopo l’incontro di ieri tra Vladimir Putin e Xi Jinping. Un modo per reagire alla “passeggiata” del leader russo nelle città ucraine occupate, in particolare a Mariupol. Anche di questo discutono a sera Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Olaf Scholz, nel corso di una telefonata che serve a definire la posizione dell’Unione dopo il vertice tra Cina e Russia. Ribadendo che ogni possibile soluzione di pace passa dall’integrità territoriale dell’Ucraina, dunque dal ritiro delle truppe di Mosca.


Il rapporto dell’Europa con Kiev è forse il capitolo più semplice del confronto tra Roma e Berlino. Su migranti e dossier economici, infatti, il governo italiano chiede a Scholz uno sforzo in più. Ritenendo che proprio la prudenza della Germania – il partner di maggior peso e con maggiore influenza sulla Commissione europea – abbia determinato e continui a determinare la lentezza con cui si muove Ursula von der Leyen.


È un ragionamento che vale anzitutto per la reclamata flessibilità sui fondi europei. Meloni – supportata da Raffaele Fitto – continua a chiedere regole meno rigide non solo per il futuro Patto di Stabilità (che andrà definito entro la fine del 2023), ma anche per la gestione delle risorse del Pnrr e della Coesione. Il principio è stato affermato, manca la traduzione pratica da parte della Commissione. Pesa, come detto, la cautela tedesca. E lo stesso schema vale per gli aiuti di Stato: Berlino preme per quelli nazionali, l’Italia insegue, per adesso vanamente, un fondo Ue. 


La storia si ripete sul fronte migranti. Ancora ieri, con una nuova missiva, von der Leyen ha assicurato passi avanti nella individuazione di un meccanismo volontario di redistribuzione di chi sbarca sulle coste italiane. Passi avanti, ma ancora nessun testo definitivo per avviare un meccanismo che comunque, va ricordato, la stessa Meloni considerava insoddisfacente fino a qualche mese fa. Nel frattempo, Roma prova anche a coinvolgere l’alleato americano per convincere Fmi e Banca Mondiale a concedere alla Tunisia prestiti senza i quali la crisi del Paese può diventare ancora più drammatica, con effetti nefasti sui flussi migratori.