L'Argentina come il Brasile e prima ancora come gli Usa. Ogni momento di crisi acuta ha il suo salvatore. Il nuovo, l'outsider, il coniglio uscito dal cilindro della disperazione che con un colpo di bacchetta magica restituisce al Paese la grandezza perduta. A Buenos Aires si chiama Javier Milei, 53 anni il prossimo ottobre, ex docente di Economia, grande oratore, istrione provocatorio, lanciato nell'arena politica dove è già stato eletto deputato e come leader di Libertad Avanza, partito da lui appeno formato, ora punta alla Casa Rosada con un 17% dei consensi che gli attribuiscono i sondaggi in vista delle presidenziali di ottobre.
Noto sui social e in tv per il caschetto di capelli ricci che scuote infervorando il pubblico, ha appena presentato il suo programma di governo. Ha un nome che parla da solo: "Piano motosega". Tagliare, tagliare, tagliare. Gli stipendi dei politici "branco di ladri e criminali"; dei ministeri della Salute, La…
L'Argentina come il Brasile e prima ancora come gli Usa. Ogni momento di crisi acuta ha il suo salvatore. Il nuovo, l'outsider, il coniglio uscito dal cilindro della disperazione che con un colpo di bacchetta magica restituisce al Paese la grandezza perduta. A Buenos Aires si chiama Javier Milei, 53 anni il prossimo ottobre, ex docente di Economia, grande oratore, istrione provocatorio, lanciato nell'arena politica dove è già stato eletto deputato e come leader di Libertad Avanza, partito da lui appeno formato, ora punta alla Casa Rosada con un 17% dei consensi che gli attribuiscono i sondaggi in vista delle presidenziali di ottobre.
Noto sui social e in tv per il caschetto di capelli ricci che scuote infervorando il pubblico, ha appena presentato il suo programma di governo. Ha un nome che parla da solo: "Piano motosega". Tagliare, tagliare, tagliare. Gli stipendi dei politici "branco di ladri e criminali"; dei ministeri della Salute, Lavori Pubblici, Istruzione e Sviluppo sociale "inutili parassiti"; della Banca Centrale "da bruciare" per il debito accumulato. Molti lo prendevano per un matto esaltato. Ma lui ha insistito, offrendo una miscela di ultraliberismo e populismo. Ha fatto breccia.
È favorevole alla vendita e l'acquisto di organi, alla distribuzione illimitata di armi per difendersi dalla criminalità dilagante. Contro l'aborto perché "a favore della vita"; indifferente all'unione tra coppie omosessuali "tanto, il matrimonio è un contratto" e alla liberalizzazione della droga "se hai voglia di suicidarti è affare tuo". Difende il porto d'armi "perché toglie allo Stato il monopolio della violenza". Ma soprattutto odia tutto ciò che è di sinistra. "I mancini", come li chiama. Nessuno si salva: dagli eterni peronisti, compresa l'ala di Cristina Kirchner, alla destra raccolta attorno a Mauricio Macri che bolla come "kirchnerismo bonario", "populismo freddo".
Ha persino adattato la sigla Lgbt ai valori che lo ispirano: Libertà, Pistole, Bolsonaro, Trump. Delle prime due parla sempre nei suoi comizi; degli ex presidenti brasiliano e statunitense si vanta di aver curato parte della loro campagna elettorale. Nessuno lo ha mai smentito e la gente ci crede. Soprattutto adesso che l'Argentina annaspa sotto la spinta dell'inflazione che ha superato il 100%, raddoppiando in un anno i prezzi al consumo e ripiombando tra gli spettri del corralito del 1991. Metà della popolazione fatica a mangiare, un quarto non sa come sbarcare il lunario e nutrire i propri figli.
La crisi è politica, oltre che economica e sociale. Il Frente de Todos del presidente Alberto Fernández è ancorato al 25%, la destra di Juntos por el Cambio non supera il 27. Javier Milei si piazza come arbitro che gestirà la partita delle prossime presidenziali. Si erge a paladino antisistema, con frasi semplici, dirette: vita, libertà, proprietà sono i diritti fondamentali. L'uomo nuovo che affascina un argentino su tre è l'alfiere della ribellione, il simbolo del liberalismo. Ci credono in tanti. Javier Milei non è più la macchietta che divertiva. L'Argentina ha i suoi antidoti a difesa della democrazia. Forse reggeranno ancora alle elezioni di ottobre. Ma nel 2027, senza più creditori disposti a salvarla, le porte si apriranno all'uomo della motosega.