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Iran, il ritorno della cravatta. Era stata bandita da Khomeini come simbolo della decadenza occidentale

(afp)
Condannata dai religiosi, è tornata a circolare a partire dagli anni del presidente riformatore Khatami. Oggi sempre più uomini la usano. Una moda che è anche una sfida culturale in un Paese percorso dalle proteste dopo la morte di Mahsa Amini per aver infranto le regole sul velo
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C'è stato un tempo in cui cravatta in Iran voleva dire regime, decadenza occidentale imposta dallo scià. Oggi un numero crescente di uomini la sceglie come accessorio, cifra stilistica che richiama l'estetica europea. Soprattutto nei quartieri a Nord di Teheran, la zona più ricca della capitale, dove hanno sede boutique e mall, le cravatte hanno ripreso a circolare tra businessmen e giovani alla ricerca di nuove mode.

Nel negozio che Mohammad Arjmand, 35 anni, gestisce insieme ad altri soci - Zagros sul viale Nelson Mandela - sono esposte in file che alternano colori e tessuti, in lana, cotone o seta. "Ne vendiamo circa 100 al mese, le importiamo principalmente dalla Turchia, ma alcune sono prodotte anche in Iran", ha raccontato l'uomo all'Agence France Presse. "I clienti le acquistano per cerimonie o per lavoro. In questo quartiere, scoprirai che due persone su 10 ne indossano una. Oggigiorno, le cravatte sono più numerose r…

C'è stato un tempo in cui cravatta in Iran voleva dire regime, decadenza occidentale imposta dallo scià. Oggi un numero crescente di uomini la sceglie come accessorio, cifra stilistica che richiama l'estetica europea. Soprattutto nei quartieri a Nord di Teheran, la zona più ricca della capitale, dove hanno sede boutique e mall, le cravatte hanno ripreso a circolare tra businessmen e giovani alla ricerca di nuove mode.

Nel negozio che Mohammad Arjmand, 35 anni, gestisce insieme ad altri soci - Zagros sul viale Nelson Mandela - sono esposte in file che alternano colori e tessuti, in lana, cotone o seta. "Ne vendiamo circa 100 al mese, le importiamo principalmente dalla Turchia, ma alcune sono prodotte anche in Iran", ha raccontato l'uomo all'Agence France Presse. "I clienti le acquistano per cerimonie o per lavoro. In questo quartiere, scoprirai che due persone su 10 ne indossano una. Oggigiorno, le cravatte sono più numerose rispetto ai decenni precedenti".

Il bando dei religiosi

Messe di fatto al bando ai tempi della rivoluzione islamica di Khomeini, nel 1979, sono tornate in uso negli anni della presidenza riformista di Khatami, dopo il 1997. "Durante la rivoluzione non c'era un divieto formale ma non venivano viste di buon occhio dai religiosi in quanto simbolo dell'Occidente e ancora oggi gli uomini legate al regime non le indossano", racconta a Repubblica Mehdi, che ha 32 anni e in Iran fa la guida turistica. Per i funzionari di governo, ministri e diplomatici, il codice di abbigliamento prevede infatti la camicia con il collo alto tenuto aperto o chiuso, stile Mao.

Per molti altri l'accessorio che i croati rivendicano sia stata una loro invenzione durante la Guerra dei trent'anni (1618-1648), ma di cui si trova traccia già in scritti veneziani della fine del 1.500 e ancora prima in poesie francesi del 1.300, è sinonimo di eleganza. "Nella mia famiglia quasi tutti usano la cravatta: quando c'è una festa nazionale o un matrimonio o anche un funerale le persone di classe sicuramente la indossano, che siano giovani o più anziani", dice Mehdi. "Le cravatte danno prestigio", conferma il direttore di un altro negozio a Teheran Nord.

Una sfida culturale

La moda cambia, e racconta trasformazioni più profonde. In Iran le prescrizioni spesso non scritte che riguardano i costumi sociali, incluso l'abbigliamento, sono al centro di uno scontro politico molto duro tra una larga parte della società civile e i religiosi al potere. A settembre dello scorso anno, è stata proprio la ribellione contro il velo obbligatorio imposto alle donne - scatenata dalla morte di Mahsa Amini nelle mani della polizia morale - ad accendere un'ondata di proteste che si è allargata ad altre rivendicazioni politiche fino a mettere in discussione la legittimità stessa della Repubblica Islamica.

Il movimento Donna, Vita, Libertà chiede democrazia e sfida i mullah anche sul terreno dello stile, delle libertà e delle abitudini della vita quotidiana. Nelle ultime settimane decine di ragazze hanno preso a girare video mentre ballano sulle note di "Calm Down", la canzone del nigeriano Rema e di Selena Gomez, in solidarietà con le cinque adolescenti di Ekbatan, un quartiere alla periferia di Teheran, che per prime l'avevano ballata in video in occasione della festa delle donne - senza velo - ed erano state arrestate e costrette a pentirsi. Ballare in pubblico o cantare da sole è vietato alle ragazze in Iran, ma sempre più donne lo fanno.