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Hong Kong, nei cinema niente film di Winnie the Pooh: ricorda troppo Xi Jinping

(reuters)
L'atteso horror non verrà proiettato nei cinema della città ribelle: il suo protagonista è spesso usato dagli oppositori per deridere, a causa della somiglianza, il presidente cinese
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PECHINO - Winnie the Pooh non va ad Hong Kong. Nelle sale cinematografiche dell’ex colonia britannica sarebbe dovuto uscire domani il film horror Winnie the Pooh: Blood and Honey. Non sarà così. Una spiegazione ufficiale non c’è anche se è chiaro che la decisione ha a che fare con il presidente Xi. Da dieci anni il segretario comunista viene paragonato - più o meno simpaticamente - al famoso orsacchiotto. 

Xi Jinping come Winnie the Pooh

Tutto ebbe inizio nel 2013: Xi e l’ex presidente statunitense Barack Obama a passeggio raffigurati il primo come Winnie, il secondo come l’amico Tigro. Poi arrivarono i meme su Xi in versione Winnie che stringe la mano all’ex …

PECHINO - Winnie the Pooh non va ad Hong Kong. Nelle sale cinematografiche dell’ex colonia britannica sarebbe dovuto uscire domani il film horror Winnie the Pooh: Blood and Honey. Non sarà così. Una spiegazione ufficiale non c’è anche se è chiaro che la decisione ha a che fare con il presidente Xi. Da dieci anni il segretario comunista viene paragonato - più o meno simpaticamente - al famoso orsacchiotto. 

Xi Jinping come Winnie the Pooh

Tutto ebbe inizio nel 2013: Xi e l’ex presidente statunitense Barack Obama a passeggio raffigurati il primo come Winnie, il secondo come l’amico Tigro. Poi arrivarono i meme su Xi in versione Winnie che stringe la mano all’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe raffigurato come l’asinello Ih-Oh. Da allora la censura sul web in Cina ha dato un giro di vite ai riferimenti al personaggio creato da Alan Alexander Milne. Mettere in ridicolo il leader non è tollerabile. Cinque anni fa venne pure censurato il film Christopher Robin, adattamento dei libri di Milne. 


Nonostante gli sforzi dei burocrati mandarini, l’orsacchiotto-Xi è rimasto un simbolo del dissenso contro il leader. Lo si è visto durante le manifestazioni proprio ad Hong Kong del 2019 e pure durante le proteste di fine novembre scorso contro le politiche zero-Covid. 


Per conformarsi alla legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino, due anni fa la città ha inasprito la propria legge sulla censura cinematografica: la trasmissione di film non autorizzati può comportare una multa di un milione di dollari di Hong Kong (127mila euro) e tre anni di carcere.

Gli altri casi

Episodi di censura sui film si sono moltiplicati negli ultimi mesi in città. A inizio febbraio dalla piattaforma Disney+ era sparito un episodio dei Simpsons in cui si faceva riferimento al lavoro forzato in Cina. Sempre i Simpsons furono oggetto di un altro taglio due anni fa, quando venne cancellata una puntata che conteneva riferimenti alla strage di Tiananmen, argomento più che sensibile per Pechino. Lo scorso ottobre toccò invece a Il cavaliere oscuro della trilogia di Cristopher Nolan su Batman: dove l’uomo pipistrello vola fino a Hong Kong per andare a catturare Lau Chen, il corrotto uomo d’affari cinese, contabile dei cattivoni di Gotham City.