Russia-Cina, quella surreale dichiarazione finale sul "rispetto del diritto internazionale"
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Lascia di buon mattino la suite presidenziale al ventesimo piano dell’Hotel Soluxe - di proprietà cinese e che affaccia su un grande parco che richiama la Città Proibita - per dirigersi all’aeroporto Vnoukovo. Guardia d’onore, inni nazionali e via in aereo per tornare a Pechino, dove troverà una città oggi avvolta da un’aria irrespirabile: livello 500, il massimo, “molto pericoloso per la salute”, e infatti è consigliato non uscire di casa. Torna in patria soddisfatto Xi Jinping dopo la sua tre giorni a Mosca, dove è andato a ribadire all’amico Vladimir Putin chi dei due in questa “partnership strategica” è il vero leader.
Il comunicato congiunto
Classico copione nel comunicato congiunto nel quale i due hanno attaccato duramente l'Occidente, accusando gli Stati Uniti di "minare" la sicurezza internazionale per mantenere il loro "vantaggio mi…
PECHINO - Lascia di buon mattino la suite presidenziale al ventesimo piano dell’Hotel Soluxe - di proprietà cinese e che affaccia su un grande parco che richiama la Città Proibita - per dirigersi all’aeroporto Vnoukovo. Guardia d’onore, inni nazionali e via in aereo per tornare a Pechino, dove troverà una città oggi avvolta da un’aria irrespirabile: livello 500, il massimo, “molto pericoloso per la salute”, e infatti è consigliato non uscire di casa. Torna in patria soddisfatto Xi Jinping dopo la sua tre giorni a Mosca, dove è andato a ribadire all’amico Vladimir Putin chi dei due in questa “partnership strategica” è il vero leader.
Il comunicato congiunto
Classico copione nel comunicato congiunto nel quale i due hanno attaccato duramente l'Occidente, accusando gli Stati Uniti di "minare" la sicurezza internazionale per mantenere il loro "vantaggio militare", ed espresso "preoccupazione" per la crescente presenza della Nato in Asia. Riaffermando invece che la loro partnership aiuta a costruire un “mondo multipolare”, relazioni tra Pechino e Mosca che “sono vitali per l’ordine mondiale e l’umanità”.
È sul conflitto in Ucraina che - a parte qualche dichiarazione di facciata - non si sono segnalati passi in avanti significativi sulla proposta cinese, anzi. “Per quanto riguarda la questione dell'Ucraina, le due parti ritengono che gli scopi e i principi della Carta delle Nazioni Unite debbano essere osservati e che il diritto internazionale debba essere rispettato”, recita la dichiarazione finale. Un passaggio surreale visto che Putin in questo anno di guerra il diritto internazionale lo ha calpestato eccome. Nel testo è sparito, inoltre, un riferimento esplicito a quella “salvaguardia della sovranità e integrità territoriale di tutti i Paesi” che invece è un punto fondamentale per gli ucraini. Mentre si mette l’accento sul fatto che “occorre rispettare le legittime preoccupazioni di tutti i Paesi in materia di sicurezza (Mosca ringrazia, ndr), prevenire il confronto tra blocchi ed evitare di gettare benzina sul fuoco”. La dichiarazione congiunta suggerisce ancora una volta che sono le potenze occidentali ad essere un ostacolo alla pace.
“Le due parti sottolineano che il dialogo responsabile è il modo migliore per trovare soluzioni adeguate. Chiedono di fermare tutte le mosse che portano a tensioni e al protrarsi dei combattimenti per evitare che la crisi peggiori o addirittura vada fuori controllo. Si oppongono a qualsiasi sanzione unilaterale non autorizzata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite”, si legge ancora. Non c’erano dubbi che al leader del Cremlino la proposta di Pechino piacesse. Un piano, quello cinese, che l’Occidente ha già bollato come uno stratagemma per dare a Putin il tempo di riorganizzare le sue forze e di consolidare la sua presa sui territori occupati. "La postura di pace di Xi è quindi più che altro un'operazione per abbellire la sua immagine internazionale, minando quella dell'America, e per posizionare la Cina in modo da trarre vantaggio da qualsiasi cosa emerga dalla guerra”, nota l’Economist in un editoriale.
A chi serve il gasdotto
Più freddo nei confronti di Putin Xi lo è stato invece sul nuovo gasdotto Forza della Siberia 2 (che, una volta ultimato, potrebbe trasportare fino a 50 miliardi di metri cubi all’anno fornendo gas alla Cina passando per la Mongolia), che ieri sera il leader del Cremlino ha assicurato essere ormai cosa fatta. Nella dichiarazione congiunta si legge invece che la Russia e la Cina "si impegneranno a far progredire i lavori per studiare e concordare" i piani per la costruzione. È più ai russi che serve infatti la costruzione il più velocemente possibile del gasdotto, visto che dopo le sanzioni a Mosca non sono rimaste molte destinazioni verso le quali spedire il proprio gas. Pechino deve stare attenta invece a non dipendere troppo da un unico fornitore (essenzialmente per non ripetere l'errore europeo di un'eccessiva dipendenza dalla Russia) e infatti cerca in molti modi di diversificare.