Alvin Bragg, il liberal di Harlem che indagò anche su Weinstein: ecco il procuratore che dà la caccia a Trump
di Anna Lombardi , di Anna LombardiLiberal, newyorchese, afroamericano. Bastano già queste tre parole a fare del procuratore distrettuale di Manhattan Alvin Bragg il nuovo spauracchio dei conservatori. Il pubblico ministero che ha fatto la storia diventando il primo ad incriminare penalmente un ex presidente - Donald Trump, accusato di aver pagato con fondi sottratti alla sua campagna presidenziale la pornostar Stormy Daniels affinché tacesse una relazione da loro avuta anni prima – rappresenta davvero tutto ciò che la destra americana detesta. E anche fra i dem, va detto, l’apprezzamento è tutt’altro che unanime.
Approdato all’ambito ufficio che sovrintende a tutte le leggi violate nello Stato di New York solo 15 mesi fa, ha già innervosito più di un politico locale con i suoi tentativi di cambiare le politiche della giustizia penale: allo scopo di evitare il carcere ai colpevoli di reati minori, cercando di inserirli in un percorso educativo pi&u…
Liberal, newyorchese, afroamericano. Bastano già queste tre parole a fare del procuratore distrettuale di Manhattan Alvin Bragg il nuovo spauracchio dei conservatori. Il pubblico ministero che ha fatto la storia diventando il primo ad incriminare penalmente un ex presidente - Donald Trump, accusato di aver pagato con fondi sottratti alla sua campagna presidenziale la pornostar Stormy Daniels affinché tacesse una relazione da loro avuta anni prima – rappresenta davvero tutto ciò che la destra americana detesta. E anche fra i dem, va detto, l’apprezzamento è tutt’altro che unanime.
Approdato all’ambito ufficio che sovrintende a tutte le leggi violate nello Stato di New York solo 15 mesi fa, ha già innervosito più di un politico locale con i suoi tentativi di cambiare le politiche della giustizia penale: allo scopo di evitare il carcere ai colpevoli di reati minori, cercando di inserirli in un percorso educativo più che punitivo. Fra i suoi nemici c’è perfino il sindaco-sceriffo di New York, Eric Adams: che lo ha duramente criticato e lo vede come un ostacolo alla sua politica di tolleranza zero.
Bragg in realtà è solo molto coerente con la sua storia di ex avvocato dei diritti civili, che nel 2014 ha pure rappresentato la famiglia del contrabbandiere di sigarette Eric Garner. L’uomo soffocato a morte da un poliziotto italoamericano, Daniel Pantaleo, che durante l’arresto gli cinse il collo con un braccio fino ad ucciderlo ( “I can’t breathe”, non respiro, le sue ultime parole, sono in seguito diventate uno dei più celebri slogan di Black Lives Matter).
Chi è Alvin Bragg, "il prescelto"
Nato 49 anni fa ad Harlem, il quartiere nero della Grande Mela, dove però abitava nella zona conosciuta come Striver's Row, la più “aristocratica” e tranquilla all’altezza della 139esima, Bragg è stato considerato fin da giovanissimo come qualcuno destinato a fare grandi cose: almeno così lo descrive l'Harvard Crimson, il giornale studentesco della celebre università da lui frequentata, che in tempi insospettabili – era il 1995 – gli dedicò un profilo intitolato “The Anointed One”, ovvero l’unto, il prescelto. Sottolineandone il talento di saper far dialogare persone dai differenti background e credo politici.
Le ossa se le è invece fatte entrando, nel 2003, nell’ufficio dell’allora procuratore generale di New York, il dem Eliot Spitzer. Per essere poi chiamato, nel 2017 ad assumere la carica di vice di un altro procuratore generale dem, Eric Schneiderman. Trovandosi già allora a sovrintendere alle azioni legali intentate dallo Stato contro la Trump Foundation. E pure alle indagini su Harvey Weinstein, il produttore di Hollywood accusato di molestie ai danni di numerose donne. Nel 2018, ha accettato pure una cattedra alla New York Law School, dove è condirettore del Racial Justice Project, ente che offre patrocinio gratuito alle vittime di ingiustizia razziale.
"Pagato da Soros"
Proprio il suo impegno per i diritti civili gli ha permesso di ricevere fondi per la sua campagna (mezzo milione di dollari) da Color of Change, la noprofit sostenuta dal miliardario liberal George Soros (accusato dai complottisti di mezzo mondo di nefandezze d’ogni genere, compreso avere un piano segreto per sostituire gli occidentali con migranti). L’organizzazione, finanzia infatti a livello nazionale, le campagne di procuratori che si battono per porre fine alle incarcerazioni di massa. Un sostegno ora rinfacciatogli pure del governatore della Florida – e possibile rivale di Trump alle presidenziali del 2024 – Ron De Santis: che lo ha addirittura accusato di essere “pagato da Soros per imporre un’agenda politica alla società a spese della legge e della sicurezza pubblica”.
I colleghi di Bragg, in realtà, lo descrivono come lontano da qualsiasi calcolo politico e indifferente a ogni genere di critica nei suoi confronti: “È imperturbabile”, sintetizza l’ex procuratore federale Martin Bell a Politico. “È molto cauto e attento”, fa eco la collaboratrice Terri Gerstein, a Bloomberg: “È attento ai dettagli e approfondisce le prove di ogni caso, attento a non procedere se il caso non è davvero forte”. E in effetti, quando a poche settimane dal suo insediamento, i due pubblici ministeri a capo dell'indagine sulla Trump Organization gli chiesero l’immediata incriminazione dell'ex presidente, lui non esitò a scontentarli. “Non siete pronti”, disse. E questi si dimisero: accusandolo pubblicamente di voler abbandonare le indagini su Trump. Niente di più sbagliato.
Un anno dopo, i fatti dimostrano che quelle voci erano infondate. Con The Donald che già lo etichetta come un “nero razzista” intento a mettere in piedi una nuova “caccia alle streghe”: come ha detto esortando i suoi sostenitori a fermarlo con ogni mezzo. Minacce a Bragg e al suo staff, sono già arrivate. Lo si deduce dal messaggio da lui mandato ai collaboratori, dove non fa nessun esplicito riferimento ma tenta di rassicurarli: “Non tollereremo tentativi di intimidazione. Le forze dell'ordine sono pronte ad affrontare qualsiasi minaccia specifica o credibile contro questo ufficio e stanno già mettendo in atto adeguate misure di salvaguardia in modo che a tutti i 1.600 impiegati sia garantito un ambiente di lavoro sicuro".