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India, il leader dell'opposizione Rahul Gandhi condannato per diffamazione per una battuta sui Modi

(reuters)
Rischia due anni di prigione per una frase sul cognome del premier detta durante la campagna elettorale del 2019
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Chennai -- "Ma com'è che tutti i ladri fanno Modi di cognome? Nirav Modi, Lalit Modi, Narendra Modi..." La provocazione buttata lì in campagna elettorale nel 2019 è costata oggi una condanna a due anni di carcere al leader dell'opposizione indiano Rahul Gandhi. Il tribunale dello Stato del Gujarat, dove l'italo-indiano figlio di Sonia Gandhi, originaria della provincia di Vicenza, si è presentato per ascoltare la decisione del giudice, gli ha concesso la libertà su cauzione. Non tutto è perduto per Gandhi, visto che il suo avvocato ha annunciato che andrà in appello per cercare di evitare la prigione al parlamentare più in vista del fronte antigovernativo.

Un anno alle elezioni

Manca meno di un anno alle elezioni nazionali dove si presume che il premier Modi si ricandiderà, e una notizia come questa fa scalpore. Il riferimento della frase diffamatoria era anche nei confronti di Nirav Modi, tycoon co…

Chennai -- "Ma com'è che tutti i ladri fanno Modi di cognome? Nirav Modi, Lalit Modi, Narendra Modi..." La provocazione buttata lì in campagna elettorale nel 2019 è costata oggi una condanna a due anni di carcere al leader dell'opposizione indiano Rahul Gandhi. Il tribunale dello Stato del Gujarat, dove l'italo-indiano figlio di Sonia Gandhi, originaria della provincia di Vicenza, si è presentato per ascoltare la decisione del giudice, gli ha concesso la libertà su cauzione. Non tutto è perduto per Gandhi, visto che il suo avvocato ha annunciato che andrà in appello per cercare di evitare la prigione al parlamentare più in vista del fronte antigovernativo.

Un anno alle elezioni

Manca meno di un anno alle elezioni nazionali dove si presume che il premier Modi si ricandiderà, e una notizia come questa fa scalpore. Il riferimento della frase diffamatoria era anche nei confronti di Nirav Modi, tycoon condannato e latitante, e a Lalit Modi, ex capo della Premier League di cricket indiana bannato a vita per corruzione. Ma a denunciare il politico cinquantaduenne che il mese scorso ha concluso una marcia a piedi contro le discriminazioni, dal Sud al Nord dell'India, è stato invece Purnesh Modi, parlamentare del partito di governo, il Bharatiya Janata Party, Bjp. L'accusa è di aver diffamato l'intera comunità delle famiglie che fanno Modi di cognome.

Le possibilità che Gandhi riesca a evitare il carcere in sede d'appello sembrano buone. Secondo l'esperto di diritto Gautam Bhatia, infatti, nella legge indiana "fare riferimento a una categoria generica di persone non è condannabile a meno che un individuo possa dimostrare d'essere il bersaglio diretto della frase. Ad esempio, se una persona dichiara che 'tutti gli avvocati sono ladri,' allora io, in quanto avvocato, non posso denunciare per diffamazione chi ha pronunciato questa frase a meno che non dimostri che si riferiva proprio a me." In altre parole, se fosse stato il premier Modi stesso a intentare causa, forse Gandhi avrebbe di che temere. Quindi per questa interpretazione opinabile della legge sulla diffamazione, che risale ancora al codice colonialista britannico, l'appello potrebbe salvare Gandhi dalla condanna definitiva.

Il commento di Modi

Il leader del Congress party non ha commentato pubblicamente la sentenza, ma ha affidato a Twitter la sua reazione tramite una citazione in lingua hindi del leader dell'indipendenza Mahatma Gandhi (di cui non è parente): "La mia religione si fonda sulla verità e sulla non-violenza. La verità è il mio Dio, la non-violenza è lo strumento per arrivarci". L'avvocato difensore del leader dell'opposizione, Kirit Panwala, ha spiegato che il suo cliente ha dichiarato al giudice di aver tenuto quel comizio "per difendere la democrazia e contro la corruzione."

Mentre i difensori della libertà d'espressione dicono che questa mossa da parte del Bjp è un modo per silenziare la critica, si apre però una tematica più spinosa. Un parlamentare non può essere espulso dalla Camera per una condanna per diffamazione, mentre può esserlo per violazioni del codice come il provocare conflitti sociali oppure per frode elettorale. Si può anche essere espulsi se condannati a due anni o più per qualsiasi genere di violazione o crimine. Gandhi, tra l'altro, è già libero su cauzione per un'altra condanna per frode, di cui si dichiara innocente, e deve affrontare altri due processi per diffamazione.

Il rischio di nuove conIanne

Qualora, nel prossimo mese, questa sentenza venisse confermata in appello, si aprirebbe uno scenario ben diverso per il discendente della dinastia Nehru-Gandhi che ha già dato tre primi ministri all'India, visto che il bis-nonno Jawaharlal Nehru fu il primo premier dell'India indipendente, e il più longevo in quella carica; sua nonna Indira Gandhi fu la prima premier donna; e suo padre Rajiv Gandhi fu il primo ministro più giovane della storia dell'India. Con una conferma della condanna diventerebbe davvero difficile per Rahul Gandhi candidarsi contro la sua nemesi Modi nel 2024.