La Ue a caccia di nuovi virus per avere già pronti i vaccini
di Michele Bocci , di Michele BocciIndividuare i virus più pericolosi, per lavorare in anticipo su vaccini efficaci nella drammatica eventualità che arrivi un'altra pandemia. Cioè che si verifichi un nuovo, temutissimo, "spillover" di un agente patogeno aggressivo. Si chiama "preparedness" e senza scomodare la un po' utopistica presa di posizione del G7, che ha parlato di fiale pronte in 100 giorni dai primi casi, serve a proteggere in fretta la popolazione. "Poi, magari, quei vaccini non servono, però è sempre meglio impegnarsi prima che pentirsi dopo, quando un'epidemia globale arriva davvero", sintetizza Marco Cavaleri, responsabile vaccini di Ema, l'agenzia regolatoria europea.
Individuare i virus più pericolosi, per lavorare in anticipo su vaccini efficaci nella drammatica eventualità che arrivi un'altra pandemia. Cioè che si verifichi un nuovo, temutissimo, "spillover" di un agente patogeno aggressivo. Si chiama "preparedness" e senza scomodare la un po' utopistica presa di posizione del G7, che ha parlato di fiale pronte in 100 giorni dai primi casi, serve a proteggere in fretta la popolazione. "Poi, magari, quei vaccini non servono, però è sempre meglio impegnarsi prima che pentirsi dopo, quando un'epidemia globale arriva davvero", sintetizza Marco Cavaleri, responsabile vaccini di Ema, l'agenzia regolatoria europea.
Martedì dalla Commissione europea hanno spiegato che esistono "due vaccini contro l'influenza aviaria autorizzati nell'Unione". Se ci fossero problemi "le aziende li aggiornerebbero per colpire il nuovo ceppo virale". Cavaleri dice che in effetti un piano c'è e Ema ha chiesto a varie industrie farmaceutiche se possono lavorare a vaccini sperimentali con ceppi dell'influenza aviaria. Per mettersi avanti. "Si tratta di un lavoro che viene fatto anche se abbiamo due prodotti già approvati, sui quali ci sono opzioni da circa 60 milioni di dosi ciascuno". I due medicinali sono basati su un H5N1 che circolava circa 15 anni fa. "Per questo l'idea è di coinvolgere le aziende a fare test sperimentali che coprano i nuovi ceppi", spiega Cavaleri.