Il Sudafrica e la morsa della corruzione, ucciso il liquidatore delle società al centro degli scandali
di Pietro Veronese , di Pietro VeroneseIl duplice omicidio risale al primo pomeriggio di sabato scorso e a quanto se ne sa le indagini non hanno al momento condotto da nessuna parte. Cloete Murray, 50 anni, e suo figlio ventottenne Thomas, entrambi consulenti dei tribunali, erano appena scesi con la loro Toyota bianca da una rampa d’uscita della N1, l’autostrada che collega Johannesburg a Pretoria, quando l’auto è stata investita da una pioggia di proiettili. Thomas è morto sul colpo, il padre poco dopo all’ospedale.
Il Sudafrica è rimasto attonito. Murray, un bianco, considerato persona integerrima, molto stimata, era solito vedersi affidare incarichi davvero sensibili. Più sensibili di tutti, quelli che stava svolgendo attualmente. Egli era infatti il commissario liquidatore di alcune società al centro delle più clamorose vicende di corruzione che hanno segnato la vita pubblica sudafricana degli ultimi anni. A noi italiani fa subito venire in mente l&rsqu…
Il duplice omicidio risale al primo pomeriggio di sabato scorso e a quanto se ne sa le indagini non hanno al momento condotto da nessuna parte. Cloete Murray, 50 anni, e suo figlio ventottenne Thomas, entrambi consulenti dei tribunali, erano appena scesi con la loro Toyota bianca da una rampa d’uscita della N1, l’autostrada che collega Johannesburg a Pretoria, quando l’auto è stata investita da una pioggia di proiettili. Thomas è morto sul colpo, il padre poco dopo all’ospedale.
Il Sudafrica è rimasto attonito. Murray, un bianco, considerato persona integerrima, molto stimata, era solito vedersi affidare incarichi davvero sensibili. Più sensibili di tutti, quelli che stava svolgendo attualmente. Egli era infatti il commissario liquidatore di alcune società al centro delle più clamorose vicende di corruzione che hanno segnato la vita pubblica sudafricana degli ultimi anni. A noi italiani fa subito venire in mente l’“eroe borghese” Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona, assassinato nel 1979. Impossibile dire al momento se esecutori e mandanti dell’omicidio di Cloete Murray verranno mai individuati, come lo furono quelli di Ambrosoli. Ma è lampante che la sua morte insieme a quella di suo figlio segna uno spartiacque violento nel degrado della scena pubblica sudafricana.
La principale delle società finite sotto la lente d’ingrandimento dell’esperto perito contabile era la Bosasa, posta in liquidazione ormai quattro anni fa. La Bosasa collaborava con il settore pubblico, fornendo in particolare servizi carcerari; ma negli anni della presidenza della Repubblica di Jacob Zuma (2009-2018) era diventata un bancomat del partito di governo, l’African National Congress, al centro di un vasto sistema di tangenti che garantivano alla società lauti contratti governativi.
Queste malefatte sono di pubblico dominio, descritte in dettaglio nelle oltre cinquemila pagine del citatissimo rapporto della Commissione Zondo (dal nome del giudice che la presiedeva), presentato nel giugno dell’anno scorso. Il rapporto fornisce un quadro agghiacciante del saccheggio delle casse statali, dell’ordine di svariati miliardi di euro. "In nessun modo bisogna permettere che questo accada di nuovo", aveva dichiarato l’attuale capo dello Stato, Cyril Ramaphosa, successore di Zuma, al momento della pubblicazione. Ma poi era venuto fuori che anche Ramaphosa aveva attinto dalle compiacenti mani della Bosasa. Almeno 35mila euro, serviti a finanziare la sua campagna per sostituire Zuma alla guida dell’African National Congress. Ramaphosa aveva dovuto ammettere la megatangente e promettere che avrebbe restituito la somma.
Un simile stato di cose spiega la diffusa disaffezione degli elettori sudafricani verso la politica nazionale e i suoi protagonisti. Costretto a lasciare la presidenza della Repubblica nel 2018, Zuma ha poi subito processi e condanne, sempre per fatti di corruzione, e conosciuto anche la prigione. Il suo seguito resta tuttavia vivo nelle file dell’African National Congress. Ramaphosa d’altra parte, eletto al termine di una campagna che aveva la lotta al malcostume pubblico come tema principale, è rimasto a sua volta coinvolto in successivi scandali. Il maggiore riguarda il rocambolesco rinvenimento, nell’imbottitura del divano della sua casa di campagna, di quattro milioni di dollari in contanti. Grande l’imbarazzo, ma finora il presidente se l’è sempre cavata, senza convincere però mai pienamente. Il partito appare avvinghiato in una lotta per bande tra vecchio e nuovo gruppo dirigente, senza esclusione di colpi. È in questo fuoco incrociato che ha forse perso la vita Cloete Murray.
C’è tuttavia un’altra pista, che porta fuori dal Paese, fino ai tre famigerati fratelli Gupta. Ajay, Rajesh e Atul, imprenditori indiani, erano arrivati in Sudafrica negli anni Novanta, all’indomani della fine dell’apartheid, e avevano presto fatto un’enorme fortuna. Soci della famiglia Zuma in svariate imprese, erano diventati ricchissimi e molto potenti, un vero e proprio governo ombra: la cosiddetta “cattura dello Stato” lungamente analizzata e descritta nel rapporto Zondo. I ministri si stupivano di trovare l’uno o l’altro dei fratelli a discutere gli affari di Stato nel salotto del presidente, o addirittura presente alle riunioni di governo. Ricercati al momento della disgrazia di Zuma, erano riusciti a fuggire dal Paese. Sono stati poi arrestati negli Emirati Arabi. Il Sudafrica ne chiede l’estradizione. Cloete Murray era il liquidatore anche di alcune loro società.