India, l'espulsione dal Parlamento trasforma Rahul Gandhi in un martire e ricompatta l'opposizione a Modi
di Carlo Pizzati , di Carlo PizzatiCHENNAI – La clamorosa decisione del Parlamento indiano d’espellere il leader dell’opposizione ed esponente più in vista del Partito del Congresso, Rahul Gandhi, in seguito alla condanna a due anni di reclusione per diffamazione nei confronti di chiunque faccia Modi di cognome, come il primo ministro, si sta trasformando in un’importante occasione per ricompattare la compagine antigovernativa.
La mossa del partito di Modi
La condanna del tribunale di Surat, giovedì, nei confronti dell’erede della dinastia Gandhi, è sospesa per un mese; quindi il condannato è libero su cauzione in attesa di presentare richiesta d’assoluzione in appello. Ma il Parlamento controllato dalla maggioranza del partito Bjp s’è affrettato ad approfittare dell’occasione storica per estromettere il cinquantaduenne Gandhi, proprio nel momento in cui la sua popolarità era in crescita, grazie a una lunga marci…
CHENNAI – La clamorosa decisione del Parlamento indiano d’espellere il leader dell’opposizione ed esponente più in vista del Partito del Congresso, Rahul Gandhi, in seguito alla condanna a due anni di reclusione per diffamazione nei confronti di chiunque faccia Modi di cognome, come il primo ministro, si sta trasformando in un’importante occasione per ricompattare la compagine antigovernativa.
La mossa del partito di Modi
La condanna del tribunale di Surat, giovedì, nei confronti dell’erede della dinastia Gandhi, è sospesa per un mese; quindi il condannato è libero su cauzione in attesa di presentare richiesta d’assoluzione in appello. Ma il Parlamento controllato dalla maggioranza del partito Bjp s’è affrettato ad approfittare dell’occasione storica per estromettere il cinquantaduenne Gandhi, proprio nel momento in cui la sua popolarità era in crescita, grazie a una lunga marcia a piedi dal sud al nord dell’India contro le divisioni settarie e le discriminazioni. Se gli avvocati del leader italo-indiano non presenteranno una valida risposta legale entro 30 giorni al tribunale di Surat, Gandhi in prigione potrà andarci davvero. Ma, se così non fosse, quest’espulsione potrebbe rivelarsi un’ottima pubblicità preelettorale in vista delle elezioni generali del 2024.
Le reazioni dal mondo politico indiano allo shock della notizia fanno pensare che l’aver trasformato il rampollo della famiglia Nehru-Gandhi in un martire della libertà d’espressione (per aver dichiarato in un comizio del 2019: “Ma com’è che tutti i ladri fanno Modi di cognome?”) non conviene affatto al Bjp. La domanda che ci si pone oggi è come questa decisione del Parlamento possa cambiare la politica indiana.
Mentre il Bjp rifiuta di commentare l’estromissione dicendo solo che Gandhi ha “diffamato un’intera comunità” e deve chiedere scusa, il Partito del Congresso ha indetto una riunione d’emergenza, raccogliendo attorno a un tavolo la madre di origini vicentine Sonia Gandhi con tutta la leadership nazionale per discutere la prossima mossa.
“Questa è la politica di chi vuol menar le mani”, ha commentato uno dei leader del Partito del Congresso, lo scrittore-celebrità Shashi Tharoor, “non è per niente un buon segnale per la democrazia”. “È chiaramente una vendetta politica”, ha commentato un altro leader del partito, l’avvocato Abhishek Manu Singhvi.
La svolta dei partiti regionali
Ma ciò che è più rilevante oggi a Delhi è che i partiti regionali, indispensabili a costruire una vera sfida a Modi nel 2024, e che finora erano sembrati tiepidi nei confronti di una candidatura di Rahul Gandhi, sono accorsi subito in suo sostegno. Quest’espulsione potrebbe fornire il cemento necessario a costruire una salda coalizione, ben più forte di quanto non fosse due giorni fa.
Nel West Bengala, dove il Partito del Congresso ha annunciato blocchi stradali di protesta per tutto sabato 25 marzo, la governatrice Mamata Banerjee ha dichiarato subito: “Oggi siamo stati testimoni di un punto molto basso nella nostra democrazia costituzionale”. Anche il governatore di Delhi e leader del partito Aap, nemico del Partito del Congresso, Arvind Kejriwal ha dichiarato che il Bjp e Modi “vogliono creare un clima dove esiste solo un partito e un unico leader per l’intero Paese. Vogliono che tutti gli altri leader e partiti vengano annientati. Questa si chiama dittatura”. Gli fa eco il presidente del Partito del Congresso, Mallikarjun Kharge: “I nostri connazionali non tollereranno questa dittatura”. Persino l’ex alleato di Modi, Uddhav Thackeray, del Shiv Shena, ex governatore del Maharashtra, si è sfogato con questa frase: “I ladri sono ancora liberi e Rahul Gandhi viene punito”. Altre condanne sono fioccate da politici di tutta l’India, dal Chhattisgarh fino al Telangana.
La sfida del 2024
Se questo sostegno regionale si consoliderà nelle prossime settimane, la sfida elettorale del 2024 potrà farsi ben più interessante. Il Partito del Congresso è sfinito e con poche chance, visto che controlla appena due dei 29 Stati indiani, nonostante un’identità nazionale storica molto importante. Ma se i partiti regionali, cui ci aggiunge anche il potente Dmk del Tamil Nadu, si unissero compatti, questo potrebbe irritare non poco il Bjp. Anche se, a dirla tutta, il fatto che Gandhi non abbia previsto quest’esito processuale sembra confermare una sua certa ingenuità su un campo politico irto di ostacoli ad opera dell’abilissimo Modi, del suo ministro Amit Shah e di una squadra che quasi ad ogni elezione regionale conferma di saper bene il fatto suo.
Rahul Gandhi si trova ora di fronte a una delle sfide più importanti della sua carriera. Questo apparente scivolone potrebbe in realtà essere solo una rincorsa per tornare a occupare una posizione di rilievo, in grado di preoccupare i suoi nemici del Bjp, e di riproporlo come candidato capace di mettere in difficoltà chi è al potere da 10 anni.