La nuova sfida di Putin: armi nucleari tattiche dispiegate in Bielorussia
di Fabio Tonacci , di Fabio TonacciROMA - Per la prima volta dalla metà degli anni Novanta, il Cremlino porterà il proprio arsenale atomico fuori dal territorio della Federazione. "Il primo luglio sarà completata la costruzione di un deposito per armi nucleari tattiche in Bielorussia", annuncia il presidente Vladimir Putin, alla fine di una settimana tesa, soprattutto dopo che la Gran Bretagna ha annunciato l'invio a Kiev di munizioni all'uranio impoverito, considerato da Mosca "una minaccia per la Russia".
Le tattiche sono testate atomiche di ridotta potenza distruttiva e minore ricaduta radioattiva rispetto a quelle strategiche e sono progettate per essere usate sul campo di battaglia contro obiettivi militari. "Non gliele stiamo consegnando, le metteremo lì per addestrare i militari bielorussi, come hanno fatto gli Stati Uniti in Europa", specifica Putin. "Dieci aerei sono pronti a utilizzarle e dal 3 aprile inizieremo ad addestrare gli eq…
ROMA - Per la prima volta dalla metà degli anni Novanta, il Cremlino porterà il proprio arsenale atomico fuori dal territorio della Federazione. "Il primo luglio sarà completata la costruzione di un deposito per armi nucleari tattiche in Bielorussia", annuncia il presidente Vladimir Putin, alla fine di una settimana tesa, soprattutto dopo che la Gran Bretagna ha annunciato l'invio a Kiev di munizioni all'uranio impoverito, considerato da Mosca "una minaccia per la Russia".
Le tattiche sono testate atomiche di ridotta potenza distruttiva e minore ricaduta radioattiva rispetto a quelle strategiche e sono progettate per essere usate sul campo di battaglia contro obiettivi militari. "Non gliele stiamo consegnando, le metteremo lì per addestrare i militari bielorussi, come hanno fatto gli Stati Uniti in Europa", specifica Putin. "Dieci aerei sono pronti a utilizzarle e dal 3 aprile inizieremo ad addestrare gli equipaggi". Era il 1996 quando Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan completarono il trasferimento dell'arsenale nucleare alla Russia.
La mossa di Putin è significativa per tre motivi: primo, perché alza la minaccia verso l'Ucraina, dove i russi sono ancora impantanati a Bakhmut (l'intelligence britannica sostiene che l'avanzata nel Donbass sia in stallo a causa delle perdite enormi di uomini e dei dissidi interni tra ministero della Difesa e la Brigata mercenaria Wagner); secondo, perché tradizionalmente il Cremlino rivendicava con orgoglio di non aver posizionato armi nucleari fuori dai propri confini, a differenza degli Stati Uniti; terzo, perché la Bielorussia confina con Polonia, Lituania e Lettonia, ossia tre Paesi Nato.
Il Cremlino aveva già deciso di consegnare al governo di Minsk il sistema missilistico Iskander, in grado di trasportare testate nucleari. L'accordo odierno tra lo zar e il presidente bielorusso Lukashenko avviene "senza violare gli obblighi del Trattato Start (che limita la proliferazione delle atomiche, ndr)", o almeno così sostiene Putin. Il quale ha commentato così la notizia dei proiettili all'uranio impoverito inviati da Londra. "Ne abbiamo centinaia di migliaia, non li abbiamo ancora usati. Sappiamo come rispondere. Tali munizioni non appartengono alla categoria delle armi di distruzione di massa, ma hanno scopi perforanti e questo genera la polvere di radiazioni. In questo senso, appartengono alle armi più pericolose". Il messaggio è chiaro: se serve, darà l'ordine ai suoi soldati di utilizzarli contro le postazioni ucraine.
Una prova di forza, quella di Putin, che riguarda anche l'arsenale convenzionale. Kiev è riuscita a sbloccare i jet, che arriveranno da Polonia e Slovacchia, Mosca risponde annunciando la produzione di "1.600 carri armati entro un anno", così da superare quelli ucraini "di oltre tre volte".
Dal campo alla diplomazia le cose non vanno meglio. Nei giorni scorsi l'ipotesi di una chiamata tra Kiev e Pechino era insistente. Ieri Zelensky ha frenato gli entusiasmi sostenendo che la Cina non si è proposta a Kiev come mediatore nel conflitto in Ucraina e che non ha ricevuto alcuna proposta per un incontro, nonostante l'invio di messaggi diretti a Pechino per cercare di parlare con Xi Jinping.
Una telefonata tra leader internazionali, invece, c'è stata tra Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Al centro della conversazione la guerra e i rapporti bilaterali. Erdogan - riporta l'agenzia turca Anadolu - prima ha ricordato a Putin "l'importanza di mettere fine al conflitto attraverso negoziati da tenersi il prima possibile", poi lo ha ringraziato "per il suo atteggiamento positivo riguardo alla proroga dell'accordo per l'export di grano dal Mar Nero". Entrambi i presidenti hanno anche discusso della cooperazione economica bilaterale, di progetti strategici come la costruzione della centrale nucleare di Akkuyu e della necessità di normalizzare i rapporti tra Turchia e Siria con la mediazione russa.