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La mossa estrema del Cremlino nel tentativo di dividere la Nato

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Polacchi e baltici potrebbero chiedere agli Stati Uniti una risposta simmetrica. Il Pentagono mantiene bombe “tattiche” in Germania, Italia, Belgio e Olanda 
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L'ultima minaccia. Vladimir Putin sente il peso del conflitto, che divora le risorse militari della Russia senza dare risultati sul campo: un inverno di sanguinosi attacchi non ha modificato la linea del fronte. E così sposta sulla scacchiera l'unica pedina che ancora testimonia la sua forza, schierando le armi nucleari in Bielorussia. Una mossa estrema, che riporta gli equilibri del terrore indietro al 1990, quando con il crollo dell'Urss l'arsenale atomico venne completamente rimpatriato all'interno dei confini di Mosca. L'obiettivo è sempre lo stesso: tentare di dividere l'Occidente, facendo leva sui timori dell'opinione pubblica per l'escalation e sulle ripercussioni politiche che la sua decisione potrebbe innescare.

Le bombe "tattiche" affidate agli aerei dalle basi bielorusse sono destinate a incombere soprattutto sulla Polonia e sui Paesi Baltici, gli alleati più determinati nel sostegno alla resistenza u…

L'ultima minaccia. Vladimir Putin sente il peso del conflitto, che divora le risorse militari della Russia senza dare risultati sul campo: un inverno di sanguinosi attacchi non ha modificato la linea del fronte. E così sposta sulla scacchiera l'unica pedina che ancora testimonia la sua forza, schierando le armi nucleari in Bielorussia. Una mossa estrema, che riporta gli equilibri del terrore indietro al 1990, quando con il crollo dell'Urss l'arsenale atomico venne completamente rimpatriato all'interno dei confini di Mosca. L'obiettivo è sempre lo stesso: tentare di dividere l'Occidente, facendo leva sui timori dell'opinione pubblica per l'escalation e sulle ripercussioni politiche che la sua decisione potrebbe innescare.

Le bombe "tattiche" affidate agli aerei dalle basi bielorusse sono destinate a incombere soprattutto sulla Polonia e sui Paesi Baltici, gli alleati più determinati nel sostegno alla resistenza ucraina ma anche i partner della Nato e della Ue più preoccupati per il pericolo di attacchi russi. Non sappiamo quale sarà la replica dell'Alleanza atlantica, ma è inevitabile che in queste nazioni nasca un dibattito sull'opportunità di chiedere agli Stati Uniti una risposta simmetrica: dislocare sul loro territorio armamenti atomici. Il presidente polacco Andrzej Duda nello scorso ottobre ha rivelato di avere già sottoposto il tema alla Casa Bianca: "Noi non ne abbiamo, ma c'è sempre la possibilità di partecipare al programma di condivisione delle armi nucleari con gli Usa. Abbiamo domandato ai loro leader se stanno considerando questa ipotesi. La questione è aperta".

Se la richiesta venisse formalizzata, l'amministrazione Biden e le cancellerie europee si troverebbero davanti a un bivio estremamente delicato. Respingerla aprirebbe una spaccatura con Varsavia, che oggi garantisce le infrastrutture chiave per il sostegno occidentale all'Ucraina, e trasmetterebbe sfiducia ai governi baltici e scandinavi. Accogliendola, però, si alzerebbe ancora di più l'asticella del confronto atomico con la Russia, tornando a un livello di tensione mai visto dai tempi della Guerra Fredda. E non è detto che le maggioranze parlamentari tedesca, spagnola e anche italiana siano disposte a impegnarsi in un braccio di ferro dagli esiti imprevedibili.

Proprio questo è il calcolo di Putin, che ha calibrato la sua scelta con cura. Il Pentagono mantiene bombe "tattiche" in Italia, Germania, Belgio, Olanda a disposizione delle sue squadriglie e di quelle degli alleati. Lui le mette in Bielorussia, dove saranno i jet di Lukashenko a poterle impiegare in caso di conflitto. La confinante Polonia, che sta conducendo il più grande piano di riarmo del Continente, rinuncerà ad avere la stessa dotazione?

C'è però un'altra valutazione, che sorge dalla tempistica presentata dal Cremlino: il deposito-bunker per le testate di Minsk sarà completato il prossimo primo luglio. Questa data assume un significato particolare nelle previsioni per l'offensiva ucraina. Gli analisti infatti ritengono che Kiev andrà all'assalto su larga scala soltanto dopo avere ricevuto i nuovi sistemi promessi dall'Occidente - in particolare missili contraerei, carri armati, veicoli corazzati, riserve adeguate di munizioni - e terminato l'addestramento dei reparti che dovranno gestirli in combattimento. Saranno queste unità meccanizzate a dare il contributo determinante per cercare di sfondare le linee russe. Non si sa in quale punto esatto, ma la manovra punterà a raggiungere il Mare di Azov tra Mariupol e Melitopol, spezzando così il collegamento che lega Donbass e Crimea: l'obiettivo finale degli ucraini resta sempre la liberazione della Penisola.

L'esercito ucraino non sarà pronto prima di metà maggio e potrebbe entrare in azione verso fine mese, quando le condizioni del terreno saranno perfette per la guerra di movimento. Quindi l'inizio di luglio potrebbe coincidere con il momento della verità per Putin, quando la situazione al fronte dimostrerà o meno la capacità della sua macchina bellica di tenere testa all'offensiva. Una sconfitta vanificherebbe le uniche conquiste ottenute dall'inizio dell'invasione e metterebbe a rischio la credibilità del suo sistema di potere. A quel punto la prospettiva di un utilizzo dell'arma nucleare potrebbe essere molto meno teorica. In questo scenario cupo, il primo luglio si trasforma in una linea rossa tracciata sul calendario: il termine ultimo per ogni ipotesi di negoziato, prima che le dinamiche della guerra sfuggano a qualsiasi controllo.