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Uss, la spia russa in fuga comprava per Putin la tecnologia hi-tech usata nella guerra Ucraina

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L'imprenditore evaso dai domiciliari a Milano è al centro di un'indagine Usa per ricostruire la rete che ha permesso alla Russia di ottenere componenti per la produzione di armi hi-tech da usare in guerra
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Jurij Orekhov si sentiva tranquillo. Guardava le immagini del conflitto in Ucraina con soddisfazione: nei missili che piovevano sulle città c’era il frutto del suo lavoro. Dopo l’invasione stava più attento: aveva aperto una nuova società negli Emirati Arabi e spostato la residenza lì, in uno dei condomini più lussuosi del mondo sull’isola artificiale a forma di palma. Al suo amico e socio Artem Uss aveva spiegato di essere pronto alla latitanza. Senza escludere un’altra opzione: fingersi un dissidente anti-Putin e chiedere asilo. A Yury è andata male e da fine ottobre è in un carcere tedesco in attesa dell’estradizione negli Usa, mentre Artem mercoledì scorso ha scassinato il braccialetto elettronico ed è scappato dagli arresti domiciliari a Milano. Le autorità italiane hanno sottovalutato l’importanza di questo quarantenne muscoloso, figlio di un governatore siberiano vicinissim…

Jurij Orekhov si sentiva tranquillo. Guardava le immagini del conflitto in Ucraina con soddisfazione: nei missili che piovevano sulle città c’era il frutto del suo lavoro. Dopo l’invasione stava più attento: aveva aperto una nuova società negli Emirati Arabi e spostato la residenza lì, in uno dei condomini più lussuosi del mondo sull’isola artificiale a forma di palma. Al suo amico e socio Artem Uss aveva spiegato di essere pronto alla latitanza. Senza escludere un’altra opzione: fingersi un dissidente anti-Putin e chiedere asilo. A Yury è andata male e da fine ottobre è in un carcere tedesco in attesa dell’estradizione negli Usa, mentre Artem mercoledì scorso ha scassinato il braccialetto elettronico ed è scappato dagli arresti domiciliari a Milano. Le autorità italiane hanno sottovalutato l’importanza di questo quarantenne muscoloso, figlio di un governatore siberiano vicinissimo al Cremlino. Perché è su questa coppia che si stanno concentrando le indagini dell’intelligence americana per ricostruire la rete che ha permesso alla Russia di ottenere componenti elettroniche fondamentali per incrementare la produzione di armi hi-tech pure dopo l’inizio della guerra. 

La coppia e le armi

Se Orekhov era più esperto negli aspetti manageriali, Uss era al centro dei rapporti più importanti per il futuro: quelli con la Cina. Segreti che andavano difesi a qualsiasi costo dal rischio che un penitenziario federale piegasse rapidamente la volontà del giovane cresciuto nel lusso: secondo diverse indiscrezioni, lo scorso dicembre gli emissari di Putin hanno discusso con la Casa Bianca la possibilità di barattare la revoca del mandato con la liberazione di Paul Whelan, l’ex marines detenuto a Mosca. Invece Uss ha atteso la decisione dei giudici milanesi di consegnarlo agli Usa, seppur solo per parte delle accuse, ed è scappato dalla villa affittata a Basiglio. Una fuga che, di fatto, ha risolto un nodo particolarmente dolente nei difficili rapporti tra Roma e

Mosca. 

Quanto sia stato incisivo il ruolo dei due lo dimostrano gli atti. Attraverso ditte tedesche e norvegesi Orekhov ha acquistato legalmente di tutto: nel 2019 ha cercato persino di ottenere parti del caccia F-22 Raptor, il più moderno intercettore stealth statunitense. Le sue aziende esibivano credenziali ottime, incluse quelle di Roscosmos, l’agenzia spaziale russa che poteva importare tecnologia satellitare per proseguire le missioni orbitali assieme alla Nasa. Per anni tramite la Skoy Aeroservice di Amburgo ha portato legalmente in Russia elicotteri Usa ed è riuscito a ottenere dalla francese 3D Plus microprocessori molto speciali: li ha pagati 3,6 milioni di dollari e potrebbero servire per lo stadio finale del super-missile nucleare Sarmat. Altri affari più sospetti sono stati tentati presentando come utilizzatore finale una ditta malese: l’acquisto dei “sistemi di navigazione aerea tattica e ricevitori multi-banda” destinati al nuovo modello del Sukhoi Su-30, che ha esordito in battaglia nei cieli del Donbass.

Gli agenti cyber dell’intelligence Usa sono riusciti a penetrare nelle mail di Orekhov, ricostruendo ogni transazioni dal 2018: ha fatto un’offerta da 4 milioni e mezzo di euro per acquistare 60 Fpga, semiconduttori programmabili che sono il cuore dei sistemi per gestire cruise o droni sofisticati. Ne aveva già esportati altri dalla California a Mosca. E il suo referente russo gli scrive che “25 pezzi su 42” della precedente partita sono andati all’Istituto di Ricerca Scientifica per gli strumenti di precisione, che si occupa del software per i programmi spaziali ma anche per gli ordigni hi-tech. 

Tra gli affari anche petrolio e materie prime

La coppia unisce affari privati e missioni statali, tutti però protetti dai servizi di sicurezza russi. Il contrabbando di petrolio e materie prime triangolate tra Venezuela e Cina con il coinvolgimento del magnate Oleg Deripaska - che non risulta indagato - pare servisse soprattutto a creare riserve finanziarie. Il socio di Uss non aveva problemi a muovere soldi: usava corrieri che consegnavano pacchi di contanti, transazioni in criptovalute e bonifici da istituti pronti a chiudere un occhio: “Non c’è da preoccuparsi – diceva al telefono – Questa è la banca più sporca degli Emirati, mandano denaro a chiunque”.  Poi però il 30 marzo 2022 i partner di Caracas - che hanno una filiale in Italia e vantavano relazioni con il governo venezuelano - chiedono di passare all’incasso: “Appena torno a Mosca ne parlo personalmente con l’oligarca. Lo so: lavorare con la Russia ora è tossico…”.

Questo network con l’inasprimento delle sanzioni ha solo cambiato pelle. Uno dei terminali dello shopping di Uss e Orekhov – la Radioavtomatika – sta continuando a reperire microprocessori attraverso società in Uzbekistan, Armenia e Cina. La Repubblica Popolare è l’ultima terra promessa dove i russi possono comprare chip e lì Artyom Uss ha ereditato i rapporti del padre, governatore della regione di Krasnoyarsk che traffica oltre la frontiera siberiana da decenni. Storie su cui adesso nessun giudice statunitense potrà interrogarlo.