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Trump apre la campagna presidenziale: "Rieleggetemi e sarete vendicati. Io perseguitato dal procuratore di New York"

L'ex presidente arringa i suoi sostenitori alla vigilia della riunione del gran giury che potrebbe decidere la sua incriminazione. Offende di nuovo l'ex pornostar Stormy Daniels. E se la prende anche con il suo sfidante nel partito, il governatore della Florida DeSantis: "Un traditore"
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Donald Trump ha cominciato il primo comizio della sua campagna per la rielezione presidenziale con una canzone, "Justice for All", cantata dal J6 Prison Choir, un coro di persone detenute per il ruolo avuto nell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Questo, ossia l'esaltazione di un tentativo di insurrezione in cui hanno perso la vita diverse vittime, dovrebbe bastare ad inquadrare la sua strategia.

Subito dopo, infatti, ha dipinto la terza corsa alla Casa Bianca come una spece di missione per salvare l'America e i propri sostenitori, prima che se stesso, dalla giustizia che cerca di fare il suo corso. "Non ce l'hanno con me, ce l'hanno con voi", ha detto. Quindi votarlo sarebbe un atto necessario per salvare il paese da chi lo sta "avvelenando".

Già la scelta del luogo del comizio, Waco, era indicativa. Trent'anni fa, in questo angolo del Texas, l'Fbi e le altre forze dell'ordine federali avevano condotto un as…

Donald Trump ha cominciato il primo comizio della sua campagna per la rielezione presidenziale con una canzone, "Justice for All", cantata dal J6 Prison Choir, un coro di persone detenute per il ruolo avuto nell'assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. Questo, ossia l'esaltazione di un tentativo di insurrezione in cui hanno perso la vita diverse vittime, dovrebbe bastare ad inquadrare la sua strategia.

Subito dopo, infatti, ha dipinto la terza corsa alla Casa Bianca come una spece di missione per salvare l'America e i propri sostenitori, prima che se stesso, dalla giustizia che cerca di fare il suo corso. "Non ce l'hanno con me, ce l'hanno con voi", ha detto. Quindi votarlo sarebbe un atto necessario per salvare il paese da chi lo sta "avvelenando".

Già la scelta del luogo del comizio, Waco, era indicativa. Trent'anni fa, in questo angolo del Texas, l'Fbi e le altre forze dell'ordine federali avevano condotto un assedio di 51 giorni per stanare i membri del culto religioso dei Branch Davidians. Alla fine, siccome non si arrendevano, avevano assalito il loro "compound", con uno scontro a fuoco in cui erano morte oltre 80 persone. Per molte milizie dell'estrema destra, quello era stato l'episodio che aveva provocato la spaccatura definitiva dal governo federale, mobilitandole per la resistenza.

I collaboratori di Trump negano che abbia scelto Waco come sede del comizio per richiamarsi a quella tragedia, e quindi presentarsi come il leader che adesso incarna la rivolta contro lo stato. Sostengono che l'aeroporto di questa cittadina del Texas fosse il luogo ideale solo perché era facilmente raggiungibile da grandi città come Dallas, Houston e San Antonio.

(afp)

Le parole dell'ex presidente, però, hanno dato la chiara impressione che stesse quasi fomentando un'altra rivolta, dopo l'insurrezione del 6 gennaio per impedire al Congresso di ratificare la sua sconfitta, che non solo non ha mai condannato, ma ormai difende apertamente sostenendo la "grande bugia" di non aver perso le elezioni contro Biden. Stavolta, però, l'obiettivo sono i procuratori che indagano su di lui, come quello di New York Bragg, che in teoria avrebbe dovuto incriminarlo martedì scorso per i soldi dati alla porno star Stormy Daniels per comprare il suo silenzio sulla loro relazione extraconiugale.

Oppure Jack Smith, che indaga proprio sull'assalto del 6 gennaio e sulle carte segrete trafugate nella casa di Mar a Lago, o il Gran Jury che sta completando l'inchiesta sulle pressioni fatte per cambiare il risultato delle presidenziali del 2020 in Georgia.    

"Non stanno venendo dietro a me, stanno venendo dietro a voi", ha urlato Trump, denunciando che gli Usa sono ormai diventati una repubblica delle banane per "l'uso della giustzia come un'arma". Chiunque indaga su di lui, in sostanza, è parte di un complotto planetario per fermarlo, qualunque siano le prove di reati che riesca a dimostrare: "Gli abusi di potere a cui stiamo attualmente assistendo, a tutti i livelli di governo, rientreranno tra i capitoli più vergognosi, corrotti e depravati di tutta la storia americana".

I procuratori stanno ancora conducendo le loro inchieste, ma secondo lui il fatto che non sia stato ancora incriminato, due impeachment a parte, dimostra che la sua situazione legale "probabilmente mi rende l'uomo più innocente nella storia del nostro paese". Se ciò dovesse cambiare nei prossimi giorni, e lui fosse trascinato in tribunale, l'unica soluzione è votarlo per abbattere queste sistema: "Sarete vendicati e orgogliosi, mentre i teppisti e i criminali che stanno corrompendo il nostro sistema giudiziario saranno sconfitti, screditati e totalmente disonorati".

Quindi ha aggiunto che i veri nemici degli Stati Uniti non sono la Russia o la Cina, ma i politici come il presidente Biden o il leader dei repubblicani al Senato McConnell, che stanno "avvelenando" il paese. Per non parlare poi del governatore della Florida Ron DeSantis, il suo rivale potenzialmente più insidioso alle primarie per la nomination del Gop, che sta "precipitando come un sasso nei sondaggi" perché è un traditore che non può reggere il confronto con lui.

La strategia dunque è chiara, ma si tratta di vedere se sarà efficace, oltre ovviamente a consolidare la sua base di fedelissimi che voterebbero comunque per lui. La settimana scorsa Trump ha fatto in sostanza un troll contro Bragg, annunciando che sarebbe stato arrestato martedì e sollecitando i suoi sostenitori a protestare. In realtà non c'è stata alcuna incriminazione, perché il Grand Jury che sta investigando il pagamento a Stormy Daniels lavora in segreto e non c'era stata alcuna comunicazione ufficiale sulle sue intenzioni.

I leader repubblicani della Camera, complici servitori di Trump, vorrebbero aprire un'inchiesta sull'indagine, ma il procuratore ha risposto loro che l'ex presidente si era inventato tutto. Il Grand Jury tornerà a riunirsi domani, e magari prima o poi l'incriminazione arriverà davvero, ma intanto il circo della settimana scorsa è servito solo a Donald per attirare l'attenzione su di sé, cercare di evitare l'arresto con un attacco preventivo, e raccogliere finanziamenti elettorali usando una persecuzione giudiziaria che esisteva solo nei suoi messaggi sui social.

Il discorso è simile, ma forse anche più complicato, per le altre inchieste aperte. Quella in Georgia riguarda il tentativo di usare il potere presidenziale per spingere le autorità locali a trovargli voti inesistenti. Quella di Jack Smith tocca invece l'assalto del 6 gennaio e le carte segrete trafugate a Mar a Lago, ed essendo gestita da un procuratore professionista non eletto è più difficilmente esposta all'accusa di essere solo una caccia alle streghe partitica. Ma tutto questo per Trump è irrilevante. L'unica cosa importante per lui è che possa spargere altre bugie, per convincere i suoi sostenitori a restargli fedeli.

Questo obiettivo lo raggiungerà senza alcun dubbio, perché i fan accorsi ieri a Waco sono stati sempre con lui e non lo abbandoneranno mai. Diverso è il discorso per gli elettori più moderati, indipendenti o centristi, che nel 2016 lo avevano votato sperando nel cambiamento, ma forse ora non muoiono dalla voglia di vedere una campagna elettorale basata sull'odio e le recriminazioni per una sconfitta legittima, e poi magari quattro anni di governo segnati da caos, rancore e sete di vendetta, invece di soluzioni concrete per i loro problemi.      

 

 

 

 

 

 

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