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Taiwan divisa tra Washington e Pechino: l'ex presidente Ma Ying-jeou vola in Cina, l'attuale leader attesa negli Usa

Ma Ying-jeou all'arrivo a Shanghai (ansa)
Tsai Ing-wen si prepara ad andare in America Centrale con scali - molto delicati - a New York e Los Angeles dove dovrebbe incontrare lo Speaker della Camera Kevin McCarthy. Il vertice cinese corteggia l'opposizione di Taipei
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PECHINO - L’ex presidente Ma Ying-jeou in una storica visita in Cina e l’attuale presidente Tsai Ing-wen che si prepara a volare in America Centrale con scali - molto delicati - a New York e Los Angeles dove dovrebbe incontrare lo Speaker della Camera Usa Kevin McCarthy. Rappresentazione perfetta di come Taiwan sia sempre più divisa tra Pechino e Washington. Viaggi dove in ballo ci sono gli equilibri delle prossime elezioni presidenziali dell’isola, in programma nel gennaio del 2024. 

Ma, in carica dal 2008 al 2016, è il primo presidente taiwanese (ex o attuale) a mettere piede nella Cina continentale da quando i nazionalisti di Chiang Kai-shek, sconfitti, si rifugiarono a Taiwan nel 1949 al termine della guerra civile con i comunisti di Mao. Oggi è atterrato all’aeroporto di Shanghai, accolto da una delegazione di funzionari tra cui Chen Yuanfeng, vice capo dell'Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan. Ufficialmente lo scopo del …

PECHINO - L’ex presidente Ma Ying-jeou in una storica visita in Cina e l’attuale presidente Tsai Ing-wen che si prepara a volare in America Centrale con scali - molto delicati - a New York e Los Angeles dove dovrebbe incontrare lo Speaker della Camera Usa Kevin McCarthy. Rappresentazione perfetta di come Taiwan sia sempre più divisa tra Pechino e Washington. Viaggi dove in ballo ci sono gli equilibri delle prossime elezioni presidenziali dell’isola, in programma nel gennaio del 2024. 

Ma, in carica dal 2008 al 2016, è il primo presidente taiwanese (ex o attuale) a mettere piede nella Cina continentale da quando i nazionalisti di Chiang Kai-shek, sconfitti, si rifugiarono a Taiwan nel 1949 al termine della guerra civile con i comunisti di Mao. Oggi è atterrato all’aeroporto di Shanghai, accolto da una delegazione di funzionari tra cui Chen Yuanfeng, vice capo dell'Ufficio cinese per gli Affari di Taiwan. Ufficialmente lo scopo del suo viaggio è “privato”: parlare agli studenti per “facilitare gli scambi culturali tra i giovani” e rendere omaggio alle tombe dei suoi antenati. "Spero che l'entusiasmo dei giovani e le loro relazioni migliorino lo stato d'animo tra le due sponde dello Stretto e portino la pace più velocemente”, ha detto prima di imbarcarsi. 

Il viaggio è carico in realtà di significati politici. Rimarrà in Cina per 12 giorni facendo tappa, oltre che a Shanghai, anche a Nanchino, Wuhan, Changsha e Chongqing. Non sono previsti né un passaggio a Pechino né un incontro con Xi Jinping (i due si incontrarono nel 2015 a Singapore per provare ad avviare una distensione dei rapporti), ma non sono esclusi colloqui con Wang Huning, l’ideologo del Partito, a cui è stato affidato il dossier Taiwan per elaborare una nuova proposta di “riunificazione”. A dieci mesi dalle elezioni, la Cina sta corteggiando l’opposizione taiwanese: la visita può infatti essere utilizzata dal Partito per mostrare passi avanti sui suoi progetti.

Ma Ying-jeou è ancora oggi considerato il deus ex machina del Kuomintang, il partito all’opposizione a Taiwan, più favorevole al dialogo con Pechino. La sua visita è stata criticata sull’isola - in un momento in cui sono riscoppiate le tensioni attorno allo Stretto - accusato dal Partito democratico al potere di essere “una pedina” nei piani cinesi. "Poiché i comunisti cinesi hanno continuato ad aumentare la pressione su Taiwan, anche organizzando esercitazioni militari per intimidirci e corteggiando i nostri alleati, come nel recente caso dell'Honduras, è assolutamente impensabile che Ma faccia una visita del genere", ha dichiarato Chang Chih-hao, portavoce del Partito democratico progressista.

Le economie di Taiwan e della Cina si sono riavvicinate durante l'amministrazione di Ma. Fu sotto la sua presidenza che nel 2014 venne negoziato un accordo commerciale con Pechino: accordo che portò però alle proteste del Movimento dei Girasoli e all’occupazione per 24 giorni del Parlamento di Taipei. Proteste che segnarono un punto di svolta nella storia di Taiwan e che spianarono la strada all'elezione schiacciante di Tsai nel 2016 (che Pechino tuttora considera una “separatista”). 

Il tempismo del suo viaggio è molto rilevante, visto che avviene quasi in contemporanea con il doppio scalo dell’attuale presidente Tsai Ing-wen negli Stati Uniti (partirà mercoledì per Belize e Guatemala, due degli ormai soltanto 13 alleati diplomatici rimasti all’isola). Le diverse destinazioni evidenziano le differenze dei due partiti taiwanesi: il Dpp di Tsai che in questi anni ha rafforzato i legami con gli Usa, il Kuomintang di Ma che si presenta come più capace di trattare con Pechino.