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Israele, l’ultradestra strappa una milizia e promette: “La legge giustizia passerà lo stesso"

Lo scenario. Dopo il discorso di Netanyahu che annuncia la sospensione dell'iter legislativo della riforma della giustizia, i leader dei due principali partiti di opposizione accolgono l'invito alla trattativa. Ben Gvir ottiene un corpo di polizia speciale sotto il suo controllo
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GERUSALEMME  - Pochi istanti dopo la fine del discorso del primo ministro Benjamin Netanyahu che annuncia la sospensione dell'iter legislativo della riforma della giustizia per dare un'opportunità al dialogo, Benny Gantz e Yair Lapid, i leader dei due principali partiti di opposizione HaMachane HaMamlachti (Campo nazionale) e Yesh Atid (C'è futuro), accolgono l'invito alla trattativa. In due discorsi separati ma coordinati, Gantz e Lapid si dicono pronti a un negoziato aperto e sincero. Con Lapid che rilancia addirittura il sogno di arrivare a redigere per Israele quella costituzione che il Paese non è riuscito ad elaborare nei suoi sette decenni e mezzo di vita.

"Ho ascoltato le parole del p…

GERUSALEMME  - Pochi istanti dopo la fine del discorso del primo ministro Benjamin Netanyahu che annuncia la sospensione dell'iter legislativo della riforma della giustizia per dare un'opportunità al dialogo, Benny Gantz e Yair Lapid, i leader dei due principali partiti di opposizione HaMachane HaMamlachti (Campo nazionale) e Yesh Atid (C'è futuro), accolgono l'invito alla trattativa. In due discorsi separati ma coordinati, Gantz e Lapid si dicono pronti a un negoziato aperto e sincero. Con Lapid che rilancia addirittura il sogno di arrivare a redigere per Israele quella costituzione che il Paese non è riuscito ad elaborare nei suoi sette decenni e mezzo di vita.

"Ho ascoltato le parole del primo ministro Netanyahu. Se l'iter legislativo della riforma si ferma, uno stop vero e assoluto, siamo pronti alle trattative", le parole di Lapid. "Lo Stato di Israele è lacerato e sofferente. Non basta semplicemente applicare cerotti sulle ferite, dobbiamo curarle davvero: alla vigilia del settantacinquesimo anniversario dello Stato dobbiamo sederci insieme e scrivere una costituzione basata sulla Dichiarazione di Indipendenza". E tuttavia molte incognite sulle prossime mosse rimangono, sul futuro delle proteste, così come sull'atteggiamento di tanti fra gli alleati di Netanyahu che fino all'ultimo hanno cercato di impedire che la riforma venisse messa in pausa, minacciando la tenuta del governo.

Durante una drammatica giornata di proteste, il premier ha rinviato più volte il discorso alla nazione che doveva annunciare la marcia indietro dell'esecutivo proprio per placare gli alleati. In primis il leader del partito di estrema destra Potere ebraico e ministro della Sicurezza Itamar Ben Gvir - che aveva dichiarato di essere pronto a uscire dalla maggioranza - a cui Netanyahu promette la formazione di un corpo di polizia speciale direttamente alle sue dipendenze allo scopo di "riportare la sicurezza sulle strade di Israele". Una mossa che riceve critiche aspre, e che dimostra la debolezza di fondo di Netanyahu che già era emersa durante i negoziati di coalizione quando tanto Ben Gvir quanto il leader del Partito Sionista Religioso Bezalel Smotrich erano riusciti a esigere un prezzo altissimo per il sostegno dei loro parlamentari, imponendo a Netanyahu addirittura di scorporare il ministero della Difesa per offrire alcune delle sue responsabilità a Smotrich. Il quale anche dopo il discorso di Netanyahu ha continuato a ribadire che la riforma passerà durante la manifestazione organizzata a Gerusalemme dai partiti di maggioranza. "Oggi il campo della maggioranza nazionale si è svegliato e ha fatto sentire la sua voce", ha twittato Smotrich. "La riforma andrà avanti e il sistema legale israeliano verrà corretto".

Nodi da sciogliere rimangono anche tra gli oppositori del governo. Se dopo l'annuncio di Netanyahu il sindacato ha dichiarato la fine dello sciopero generale che ieri ha fermato il paese - dai McDonald's all'aeroporto - nonostante le parole di Lapid e Gantz i leader della protesta si sono impegnati a continuare a scendere in piazza, accusando Netanyahu di voler solo guadagnare tempo per poi tornare al progetto originale che prevede una drastica limitazione dei poteri della corte Suprema a favore di quelli dell'esecutivo.

La settimana prossima la Knesset inizia la pausa nei lavori parlamentari prevista in occasione di Pesach (la Pasqua ebraica) e delle feste nazionali di Yom Hashoah, Yom Hazikaron e Yom Haatzmaut - che onorano rispettivamente la memoria delle vittime della Shoah, dei caduti per la sicurezza di Israele e l'anniversario dell'Indipendenza di Israele nel 1948. Il timore è che passato questo periodo il governo ricominci a lavorare per approvare la riforma nella sua forma attuale. Per questo, anche se molti sondaggi dimostrano quanto l'opinione pubblica desideri il compromesso, gli ostacoli rimangono. Soprattutto perché la polarizzazione della società e la sfiducia reciproca tra avversari politici rimangono a livelli mai visti prima. Così, nonostante le aperture dei leader, la strada per un accordo rimane in salita.