La Cassazione francese conferma il rifiuto all'estradizione dei dieci terroristi italiani
dalla nostra corrispondente Anais Ginori , dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - "La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del procuratore generale presso la Corte d'appello di Parigi, considerando che i motivi adottati dai magistrati, che rilevano del loro giudizio sovrano, sono sufficienti". Si chiude una storia lunga quarant'anni. Con il rifiuto oggi della Corte di Cassazione, si conclude la procedura di estradizione verso l'Italia riaperta due anni fa per dieci italiani fuoriusciti dal terrorismo rosso, tra cui anche l'ex brigatista Marina Petrella e l'ex militante di Lotta continua Giorgio Pietrostefani. La sentenza Cassazione arriva in fondo al percorso giudiziario provocato dalla svolta politica tra Parigi e Roma nella primavera 2021.
PARIGI - "La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del procuratore generale presso la Corte d'appello di Parigi, considerando che i motivi adottati dai magistrati, che rilevano del loro giudizio sovrano, sono sufficienti". Si chiude una storia lunga quarant'anni. Con il rifiuto oggi della Corte di Cassazione, si conclude la procedura di estradizione verso l'Italia riaperta due anni fa per dieci italiani fuoriusciti dal terrorismo rosso, tra cui anche l'ex brigatista Marina Petrella e l'ex militante di Lotta continua Giorgio Pietrostefani. La sentenza Cassazione arriva in fondo al percorso giudiziario provocato dalla svolta politica tra Parigi e Roma nella primavera 2021.
I magistrati avevano motivato il parere sfavorevole all'estradizione in base al rispetto del diritto alla vita privata e familiare di queste persone stabilite in Francia e del diritto a un processo equo, come previsto dagli articoli 8 e 6 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Nonostante la decisione giudiziaria, Macron aveva comunque ribadito la volontà che i dieci fuoriusciti dalla lotta armata fossero "processati sul suolo italiano", sostenendo che erano stati "coinvolti in crimini di sangue" e quindi non rientravano nella dottrina Mitterrand. Pochi giorni dopo le parole del capo dello Stato, il procuratore di Parigi aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione, fatto abbastanza inedito. Tanto che gli avvocati della difesa hanno denunciato un "accanimento" e una "deviazione dello Stato di diritto".
A poche ore dalla pubblicazione della sentenza, il ministro della Giustizia Eric Dupond-Moretti, di origini italiane, aveva ribadito che per lui i dieci italiani coinvolti nella procedura sono "dei terroristi che hanno sangue sulle mani". "Io ho sempre pensato che se un terrorista francese avesse commesso quei reati in Francia e fosse venuto a rifugiarsi all'ombra del Colosseo i francesi avrebbero gridato all'ingiustizia", ha commentato Dupond-Moretti durante una visita in Italia. Il ministro ha poi sottolineato: "Si dice che sia tutta colpa della famosa dottrina Mitterrand, ma non è corretto perché Mitterrand aveva detto a Bettino Craxi che la Francia non avrebbe perseguito coloro che non avevano sangue sulle mani, mentre quelli di cui parliamo ce l'hanno. E' la giustizia italiana che lo ha detto, una giustizia sovrana, indipendente e nessuno può dire il contrario". Dupond-Moretti aveva infine concluso che la giustizia è indipendente.