Russia, fa un disegno per la pace in Ucraina: in fuga il padre condannato a due anni di carcere
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiErano soltanto in due, ma erano felici, Aleksej Moskaliov e la figlia Masha, prima che la barbara e assurda repressione seguita all'offensiva russa in Ucraina travolgesse le loro vite e lacerasse la loro piccola famiglia. Oggi Moskaliov è un fuggiasco ricercato e Masha verrà presto affidata a un orfanotrofio. Il loro paradossale calvario giudiziario è iniziato lo scorso aprile, quando l'insegnante d'educazione artistica della scuola n. 9 della città di Efremov, regione di Tula, a metà tra Mosca e il fronte ucraino, ha chiesto agli studenti di prima media di disegnare un'immagine a sostegno delle truppe russe impegnate contro Kiev.
Erano soltanto in due, ma erano felici, Aleksej Moskaliov e la figlia Masha, prima che la barbara e assurda repressione seguita all'offensiva russa in Ucraina travolgesse le loro vite e lacerasse la loro piccola famiglia. Oggi Moskaliov è un fuggiasco ricercato e Masha verrà presto affidata a un orfanotrofio. Il loro paradossale calvario giudiziario è iniziato lo scorso aprile, quando l'insegnante d'educazione artistica della scuola n. 9 della città di Efremov, regione di Tula, a metà tra Mosca e il fronte ucraino, ha chiesto agli studenti di prima media di disegnare un'immagine a sostegno delle truppe russe impegnate contro Kiev.
Il disegno incriminato
Masha Moskaliova ha fatto di testa sua e ha disegnato una donna che cercava di proteggere la figlia da due missili e due bandiere, russa e ucraina, con le scritte "No alla guerra" sulla prima, "Gloria all'Ucraina" sulla seconda. Per quel disegno Moskaliov, che cresce la figlia da solo da quando aveva tre anni e la madre se ne è andata, è stato preso di mira dalle forze dell'ordine che lo hanno prima multato, poi interrogato e picchiato, successivamente incriminato, separato dalla figlia e messo ai domiciliari dopo aver setacciato i suoi profili social e scovato post contro l'offensiva in Ucraina. Ieri, infine, la condanna a due anni di carcere per "discredito delle forze armate". In contumacia. Certo del suo destino, Moskaliov è evaso dai domiciliari alla vigilia della sentenza e adesso è latitante. Per Memorial, l'ong Nobel per la pace, è un "prigioniero politico" in fuga. Masha, oggi 13enne, si trova invece nel "Centro di riabilitazione sociale per minori numero 5" e con molta probabilità la prossima settimana verrà affidata a un orfanotrofio. Prima della condanna, aveva colorato un cuore e scritto: "Papà, sei il mio eroe".
Quel giorno d'aprile l'insegnante era corsa dal preside che aveva chiamato la polizia. Masha aveva capito che cercavano lei ed era svicolata. "Papà, la polizia mi ha quasi arrestato. Ho fatto un disegno", aveva confessato al padre che l'indomani per rassicurarla la aveva accompagnata in classe e si era seduto in corridoio. Il preside aveva chiamato polizia e servizi sociali urlandogli contro: "Guardi che cosa insegna a sua figlia!". Moskaliov non si era scomposto: "È contro lo spargimento di sangue, che c'è di male?". Mentre lo interrogavano in commissariato, le forze di polizia avevano trovato sui suoi profili social post a sostegno dell'Ucraina e caricature di Vladimir Putin. Lo avevano incriminato per "discredito delle forze armate" e multato. Moskaliov pensava che fosse finita lì e, quando la figlia gli aveva confessato di aver "paura di andare a scuola", le aveva detto che non c'era nulla di cui preoccuparsi. Si sbagliava.
Il giorno dopo una telefonata: "Aleksej Vladimirovich, sua figlia è stata portata via dall'Fsb". Quando è arrivato nella sede locale dei servizi, è stato trattenuto per tre ore e mezza. Da allora Masha non è più andata a scuola. Non è bastato. La mattina del 30 dicembre agenti dell'Fsb e poliziotti hanno fatto irruzione in casa dei due, la hanno perquisita sequestrando di tutto, dai risparmi di una vita al pc. Confiscando infine le prove di un "grave crimine": un disegno e un magnete con la scritta "Gloria all'Ucraina!". Moskaliov è stato portato via all'Fsb, interrogato e picchiato, tanto che è stato necessario chiamare un'ambulanza. Il primo marzo è stato arrestato e messo ai domiciliari, mentre Masha veniva affidata a un centro minorile. Non l'ha più vista e sentita da allora.
Il processo
Il processo è stato lampo. Tre insegnanti e il preside hanno testimoniato in tribunale denunciando i post "negativi" e "offensivi" di Moskaliov e sostenendo che il disegno di Masha non avesse nulla a che fare con il caso. Moskaliov ha respinto le accuse sostenendo che i suoi profili social fossero stati violati, ma confermando di essere "contro" quella che il Cremlino insiste nel definire una "operazione militare speciale". "Cosa si può dire di quelle morti, delle persone che vengono uccise? Degli adulti e dei bambini che stanno tutti morendo? Puoi solo condannarle", ha detto nella sua dichiarazione conclusiva.
Quando un funzionario del tribunale ieri ha annunciato che Moskaliov era fuggito, un uomo presente in aula ha applaudito e gridato: "Bravo!". L'avvocato, Vladimir Bilienko, invece si è detto scioccato, ma presenterà comunque ricorso. La mattina era passato dal centro minorile e gli amministratori gli avevano consegnato due nuovi disegni di Maska mostrandogli una sua lettera che terminava con un cuore e la scritta: "Papà, sei il mio eroe". Il 6 aprile il tribunale dovrà decidere sulla revoca della potestà genitoriale di Aleksej Moskaliov. La sentenza sembra scontata: Masha finirà in un orfanotrofio. Per lei e il padre era stata lanciata una petizione online e si era mobilitato persino il capo di Wagner Evgenij Prigozhin. Invano. Una famiglia felice è stata distrutta in poco più di un anno.