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Nelle piazze della rivolta tra giovani, laici e lgbtq: "Difendiamo Israele di tutti"

(afp)
Da Gerusalemme a Tel Aviv nuove proteste: "Non ci fidiamo di Netanyahu". Cruciale il ruolo dei riservisti
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TEL AVIV - Il giorno dopo, per le strade di Tel Aviv i segni degli scontri fra manifestanti e polizia che lunedì sera hanno chiuso una delle giornate più lunghe della Storia di Israele, sono scomparsi. Il Paese resta però lontano dalla pacificazione. Il presidente della Repubblica, Isaac Herzog non ha perso tempo: ieri sera i rappresentanti dei principali schieramenti dell'opposizione, il Partito di unità nazionale di Benny Gantz e Yesh Atid di Yair Lapid, sono stati convocati nella sua residenza per avviare il dialogo sulla riforma della giustizia. Al tavolo da oggi dovrebbero sedersi anche i rappresentanti dei partiti arabi. Ad accoglierli, gli uomini di Gantz e Lapid hanno trovato proteste come quelle che da tre mesi spaccano il Paese. L'ennesima dimostrazione del fatto che la piazza non si fida dell'apertura fatta da Benjamin Netanyahu lunedì, quando ha annunciato il congelamento della legge. Ieri - mentre si rincorrevano voci di una …

TEL AVIV - Il giorno dopo, per le strade di Tel Aviv i segni degli scontri fra manifestanti e polizia che lunedì sera hanno chiuso una delle giornate più lunghe della Storia di Israele, sono scomparsi. Il Paese resta però lontano dalla pacificazione. Il presidente della Repubblica, Isaac Herzog non ha perso tempo: ieri sera i rappresentanti dei principali schieramenti dell'opposizione, il Partito di unità nazionale di Benny Gantz e Yesh Atid di Yair Lapid, sono stati convocati nella sua residenza per avviare il dialogo sulla riforma della giustizia. Al tavolo da oggi dovrebbero sedersi anche i rappresentanti dei partiti arabi. Ad accoglierli, gli uomini di Gantz e Lapid hanno trovato proteste come quelle che da tre mesi spaccano il Paese. L'ennesima dimostrazione del fatto che la piazza non si fida dell'apertura fatta da Benjamin Netanyahu lunedì, quando ha annunciato il congelamento della legge. Ieri - mentre si rincorrevano voci di una prossima visita del premier alla Casa Bianca, fatta filtrare in Israele, smentita poi da Washington - le piazze si sono accese ancora: da Tel Aviv a Gerusalemme, Haifa e in altri centri. Migliaia di persone in strada con storie e motivazioni diverse.

La classe media

Dafna Serr è fra le anime della protesta di Tel Aviv: psicologa, sulla quarantina, è il volto della maggioranza silenziosa che tante volte ha influenzato l'esito delle urne: nessuna affiliazione ideologica prestabilita, scelte fatte su temi come economia e sicurezza. "Sono qui con l'associazione nazionale degli psicologi. Partecipiamo alle proteste in gruppo, dall'inizio: ed è la prima volta. A lungo siamo rimasti ai margini della politica, come tanti altri. Io da psicologa l'ho fatto perché credo nel dialogo non nel braccio di ferro. Ma è arrivato un punto in cui ci siamo chiesti: come fai a parlare con chi vuole cancellare i tuoi diritti? Ed eccoci qui".

I giovani

"In classe ci torniamo domani". Omer Dushy, 25 anni, studia moda alla Bezalel Academy di Gerusalemme. Ieri mattina con bandiere arcobaleno, trombette e musica, cantava slogan contro l'omofobia, il razzismo e, naturalmente la riforma della giustizia nel piazzale davanti al suo istituto insieme a un gruppo di compagni. Ci hanno messo un po', i giovani ad arrivare nelle piazze: ma ora sembrano determinati a non lasciarle. "Perché qui non si parla solo di giustizia o di questioni astratte: ma di noi. Al governo ci sono razzisti e omofobi: che futuro possiamo avere nelle loro mani?".

Il settore high-tech

"Hi-tech for democracy" era uno dei cartelli più diffusi domenica a Gerusalemme: a tenerlo in mano ventenni e trentenni, colonne portanti di uno dei settori più importanti dell'economia israeliana. Uno di quelli che finora raramente aveva preso posizione in politica: se gli uomini e le donne dell'hi-tech sono in piazza ora, e se la loro presenza è tanto importante, è perché hanno paura che l'assenza di garanzie giudiziarie danneggi il settore. Per questo si dicono pronti a spostare altrove i loro business.

Il mondo Lgbtq

"Cosa vogliamo? Sta scritto qui: un Paese dove tutti possano convivere. I religiosi e la gente come noi". Nessun nome dietro al costume di gomma piuma rosa e alla parrucca bionda che hanno aperto ieri il corteo di Tel Aviv. "Io sono tutti", dice l'uomo sotto alla maschera. La comunità Lgbtq è una delle più attive nella protesta: non vitale come i lavoratori del settore hi-tech o i riservisti, ma capace di catturare l'attenzione come nessun altro. "Siamo in prima linea perché ci hanno messo loro qui", spiega il loro portavoce. "È un governo di omofobi, che non tollera la diversità ed è pronto a cancellare i nostri diritti: non intendiamo permetterglielo".

I riservisti

Non erano in strada ieri. Ma sono stati l'ago che ha fatto pendere la bilancia dalla parte dei manifestanti. Quando gli è arrivata la conferma che a migliaia erano pronti a non presentarsi a prestare servizio nelle Forze armate, che sulla loro presenza basano una buona parte della loro forza, il ministro della Difesa Yoav Galant ha espresso perplessità sulla riforma: da lì, la sua rimozione e le manifestazioni che hanno scosso Israele domenica notte. Ieri nelle chat dei riservisti è partito l'ordine di fermarsi: i responsabili vogliono vedere se il dialogo funzionerà, prima di decidere se spendere di nuovo il loro peso specifico in questa partita.

I progressisti

I vecchi elettori del partito laburista, i sostenitori della soluzione dei due Stati e del dialogo con i palestinesi li riconosci subito. Portano cartelli con scritto "Non c'è democrazia con l'occupazione" e sono sotto l'occhio della polizia. Sono la voce del tema che è il grande assente dal dibattito di queste settimane. "Siamo pochi e non sempre ben visti", ammette Ron Amir tenendo alto il cartello. "Ma stiamo crescendo: aprire gli occhi su questa riforma significa anche aprire gli occhi su chi c'è al governo: gente che vuole cancellare il popolo palestinese, annientarlo: è così che speriamo di vivere in sicurezza?".