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Israele, Gitai: “Siamo circondati da nemici, non vogliamo leader disonesti"

Il regista israeliano Amos Gitai 
L'intervista al regista isrealiano, una delle voci più dure contro il primo ministro Netanyahu
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TEL AVIV - Sceneggiatore e artista, Amos Gitai è il più importante regista israeliano e una delle anime critiche di questo Paese: sin dall'inizio della sua carriera, non ha esitato a portare sullo schermo prima e in diverse creazioni artistiche poi, la complessità della sua nazione e le sue tante contraddizioni. Una determinazione che ha pagato con un autoesilio in Francia durato dieci anni, fino al 1993. Da tempo, la sua è una delle voci più dure contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Una posizione che non smentisce in occasione di questa intervista.
 

Signor Gitai, gli ultimi giorni sono stati difficilissimi per Israele, se dovesse dire a che punto è il suo Paese dopo il rinvio della riforma della giustizia annunciato lunedì sera dal primo ministro...
"Le direi che è a un punto molto pericoloso. Il mio Paese è nelle mani di un disonesto che lo controlla con la collaborazione degli ultraortodossi e de…

TEL AVIV - Sceneggiatore e artista, Amos Gitai è il più importante regista israeliano e una delle anime critiche di questo Paese: sin dall'inizio della sua carriera, non ha esitato a portare sullo schermo prima e in diverse creazioni artistiche poi, la complessità della sua nazione e le sue tante contraddizioni. Una determinazione che ha pagato con un autoesilio in Francia durato dieci anni, fino al 1993. Da tempo, la sua è una delle voci più dure contro il primo ministro Benjamin Netanyahu. Una posizione che non smentisce in occasione di questa intervista.
 

Signor Gitai, gli ultimi giorni sono stati difficilissimi per Israele, se dovesse dire a che punto è il suo Paese dopo il rinvio della riforma della giustizia annunciato lunedì sera dal primo ministro...
"Le direi che è a un punto molto pericoloso. Il mio Paese è nelle mani di un disonesto che lo controlla con la collaborazione degli ultraortodossi e dell'estrema destra. E questo non va bene. So bene che anche voi in Italia avete una premier di destra: ma vorrei che fosse chiaro che non è la stessa cosa. Voi avete Paesi normali come vicini, noi viviamo circondati da una regione che ci è ostile. Non possiamo permetterci di essere governati da un disonesto quando le nazioni che ci sono intorno rappresentano un rischio tanto alto per noi".

Non vede nessuna possibilità di dialogo o riconciliazione fra le due parti? In fin dei conti Israele è un Paese che si è nutrito di scontri interni fin dalla nascita e che anche grazie a quelli è cresciuto...
"Non possiamo parlare di riconciliazione. Ci sono persone molto in gamba in questo Paese ma ce ne sono anche di brutali: e purtroppo sono molte. No, non c'è spazio per la conciliazione. Adesso dobbiamo solo prevenire un colpo di mano: non possiamo permettere che questa gente cambi le regole del gioco mentre noi stiamo a guardare. Voi in Europa sapete bene come nascono le dittature, come è arrivato al potere Franco. O Mussolini. Sapete quanto è difficile fermare questi processi: ma è quello che vogliamo noi. Fermare quello che sta accadendo e liberarci del governo di questi personaggi".
 

Quindi il discorso fatto lunedì sera da Netanyahu non sposta nulla per lei?
"Non c'è riconciliazione possibile fra il bene e il male. Glielo ripeto: in Europa lo sapete bene. Non c'è nulla che ci permette di pensare a una riconciliazione: tutto quello che il primo ministro vuole è spezzare il fronte di chi protesta: non certo mettersi d'accordo e neanche dialogare. La riconciliazione in questo caso è qualcosa a cui non credo".

Però i due principali leader dell'opposizione, Benny Gantz e Yair Lapid si sono seduti al tavolo della trattativa...
"E spero che facciano molta attenzione. Non posso indovinare come si muoveranno ma so che Netanyahu ha un'ottima reputazione quando si parla di rompere gli accordi e di non rispettare le promesse fatte. Parliamo di un opportunista. Nonché di una persona che ha una ideologia autoritaria. Non mi riferisco solo al modo in cui sta cercando di cambiare il sistema della giustizia ma anche al resto delle sue politiche. Pensi solo alla Cisgiordania: ciò che lui vuole davvero fare è annetterla, completamente. Che dialogo può esserci con una persona così?".
 

Crede che la piazza seguirà Gantz e Lapid se decideranno di scendere a patti?
"Non lo so. So che molta della gente che è in piazza ha votato per loro e che solo per un piccolo margine quei voti non sono stati sufficienti per arrivare al governo. Vedo che i sondaggi in queste ore premiano Gantz, ma voglio mettere tutti in guardia, non illudiamoci: presi fuori contesto, senza un voto davvero imminente, i sondaggi non contano nulla. Non si può neanche sperare troppo che Netanyahu perda consensi: perché li ha già persi ma non basta, perché conta anche su gruppi di fanatici pronti a seguirlo ovunque. Del resto sappiamo bene che non basta governare male per perdere il potere: guardi cosa succede in Gran Bretagna con la Brexit. O guardi all'ascesa della destra in Francia e da voi in Italia. Però vede, e qui torno al punto iniziale, noi non siamo in Europa. In una regione pericolosa come la nostra, con tante minacce, è importante che ci siano tutele per la libertà di stampa e per quella di parola. In Israele oggi rischiamo che quelle tutele svaniscano".