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Francia, il sindacalista Berger: “Macron torni al dialogo altrimenti aiuta Le Pen”

Laurent Berger (afp)
Intervista al capo del primo sindacato di Francia, la Cfdt, diventato leader simbolo della crisi innescata dalla riforma delle pensioni
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PARIGI - Laurent Berger, capo del primo sindacato di Francia, la Cfdt, è diventato il leader simbolo della crisi di oggi: è un moderato che un tempo dialogava con Emmanuel Macron e ora invece si trova sulle barricate insieme alle confederazioni più radicali come la Cgt. Molti sognano addirittura una sua discesa in campo in politica. "Sono e resterò un sindacalista" risponde nel suo ufficio a Belleville prima di aggiungere: "Certo, se ci fosse un'emergenza democratica, darei il mio contributo". Reduce da una nuova giornata di scontri e mobilitazione (due milioni in piazza secondo gli organizzatori, 740mila per il governo) Berger continua a chiedere a Macron di non promulgare la riforma delle pensioni ma finora il suo appello continua a essere inascoltato dall'Eliseo. Intanto in serata ha annunciato che la premier Elisabeth Borne ha invitato i sindacati a un incontro.

C'è il rischio di andare verso manifestazioni sempre…

PARIGI - Laurent Berger, capo del primo sindacato di Francia, la Cfdt, è diventato il leader simbolo della crisi di oggi: è un moderato che un tempo dialogava con Emmanuel Macron e ora invece si trova sulle barricate insieme alle confederazioni più radicali come la Cgt. Molti sognano addirittura una sua discesa in campo in politica. "Sono e resterò un sindacalista" risponde nel suo ufficio a Belleville prima di aggiungere: "Certo, se ci fosse un'emergenza democratica, darei il mio contributo". Reduce da una nuova giornata di scontri e mobilitazione (due milioni in piazza secondo gli organizzatori, 740mila per il governo) Berger continua a chiedere a Macron di non promulgare la riforma delle pensioni ma finora il suo appello continua a essere inascoltato dall'Eliseo. Intanto in serata ha annunciato che la premier Elisabeth Borne ha invitato i sindacati a un incontro.

C'è il rischio di andare verso manifestazioni sempre più violente?
"Voglio essere chiaro: condanno qualsiasi tipo di violenza, fisica, simbolica, sulle proprietà e sulle persone. Le organizzazioni sindacali hanno manifestato in modo pacifico fin dall'inizio della mobilitazione. I black bloc odiano il governo tanto quanto i sindacati e i giornalisti. C'è un clima nichilista di un certo numero di gruppi radicalizzati. In Francia esiste una cultura rivoluzionaria ed è bene mostrarsi tutti responsabili. Se propongo una via d'uscita è proprio perché si è creato un clima avvelenato".


Cosa propone?
"Il conflitto è iniziato sulle pensioni, è stato gestito male dal punto di vista parlamentare e si sta trasformando in una crisi democratica. Dobbiamo fare una pausa. Macron deve sospendere temporaneamente la legge e ridiscuterla in un processo di mediazione. La prima cosa che il governo deve fare è dire: 'Ok, mettiamo da parte i 64 anni per un po' e parliamoci di nuovo'".

Il Presidente può farlo senza perdere la faccia?
"Immaginate se uno di questi giorni ci fosse un dramma in una manifestazione, Macron perderebbe comunque la faccia. Oggi c'è una tensione enorme, e se la legge viene promulgata, questa tensione si trasformerà in risentimento. Avete visto la proiezione di seggi in caso di scioglimento del parlamento e nuove elezioni? Le Pen avrebbe il doppio di deputati. La verità è che l'estrema destra se ne frega delle pensioni e della crisi sociale, ma per andare al potere userà due trampolini già usati in altri paesi: la sfiducia nelle istituzioni e il risentimento. Il tutto condito da un comportamento abbastanza neutro all'interno dell'Assemblée Nationale, per conquistare una forma di rispettabilità".
 

Quali sono i compromessi che voi siete pronti a fare?
"Lavorare di più si fa aumentando il periodo di contributivo. Alcune riforme ci sono già state. Dal 2003 il periodo contributivo per i dipendenti pubblici è passato da 37,5 a 43 anni. È dal 1998 che diciamo che l'età è il criterio più stupido di tutti. Ciò che conta in un sistema a ripartizione è quanto qualcuno deve alla collettività, quanti anni di contributi ha versato".

Ma quasi tutti gli altri paesi dell'Ue hanno un limite di età più alto dei 62 anni della Francia.
"Sì, ma guardate l'età effettiva di chi va in pensione: la media di uscita oggi in Francia è di 63 anni e tre mesi. Le proiezioni indicano che si arriverà presto a 64 anni e poco più. In altri paesi europei, l'età pensionabile sulla carta è di 65 o 67 anni, ma l'età effettiva di chi va in pensione è più bassa".
 

Il governo non vuole la concertazione?
"L'ultima volta che ho visto la prima ministra è stato il 3 gennaio. Tra la presentazione della riforma il 10 gennaio e oggi non c'è stato alcun incontro. Nel 2014 abbiamo realizzato una riforma delle pensioni senza problemi, attraverso la concertazione, portando il periodo contributivo a 43 anni. Sono stato io a negoziare quella riforma, ma c'era un'atmosfera di ricerca del compromesso".
 

Quando voi sindacati avete inviato la lettera a Macron per chiedere un incontro, Giorgia Meloni ha accettato di andare al congresso della Cgil.
"Noi non invitiamo politici ai nostri congressi, anche per evitare di trovarci un giorno in situazioni come questa. La Cgil è molto attiva nell'antifascismo, ma capisco che siano obbligati a confrontarsi con chi ci governa. Ammetto che non mi piacerebbe trovarmi nella situazione di dover dialogare con Le Pen se diventasse presidente della Repubblica. Credo che Macron stia praticando una forma di populismo light, ovvero rifiutare i corpi intermedi visti come ostacoli al governo. Non vuole nessuno tra lui e il popolo: anche questo è populismo".