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La storica prima pagina del Guardian: "Chiediamo scusa per i legami del nostro fondatore con lo schiavismo"

John Edward Taylor, commerciante di cotone e giornalista che nel 1821 fondò il quotidiano, intrattenne affari con gli schiavisti nelle Americhe. E la società che controlla il giornale annuncia un programma da 10 milioni di sterline per i discendenti delle comunità affette dalle attività di Taylor
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LONDRA – La proprietà del Guardian si è pubblicamente scusata per il ruolo che i fondatori del quotidiano britannico hanno avuto nello schiavismo nel diciannovesimo secolo e ha annunciato un programma decennale da 10 milioni di sterline di compensazioni e riparazioni dei danni così causati. “Siamo profondamente dispiaciuti per il ruolo che John Edward Taylor e i suoi finanziatori hanno avuto nel commercio del cotone”, afferma Ole Jacob Sunde, presidente dello Scott Trust, il fondo proprietario del Guardian. “Riconosciamo che rendere pubblici questi fatti e scusarsi è soltanto il primo passo nell’affrontare i legami storici di questo giornale con lo schiavismo”. Sull’edizione di oggi, Katharine Viner, direttrice del Guardian, scrive in un editoriale: “Chiediamo scusa per il fatto che i nostri fondatori hanno tratto la loro ricchezza da una pratica che era un crimine contro l’umanità. Questo terribi…

LONDRA – La proprietà del Guardian si è pubblicamente scusata per il ruolo che i fondatori del quotidiano britannico hanno avuto nello schiavismo nel diciannovesimo secolo e ha annunciato un programma decennale da 10 milioni di sterline di compensazioni e riparazioni dei danni così causati. “Siamo profondamente dispiaciuti per il ruolo che John Edward Taylor e i suoi finanziatori hanno avuto nel commercio del cotone”, afferma Ole Jacob Sunde, presidente dello Scott Trust, il fondo proprietario del Guardian. “Riconosciamo che rendere pubblici questi fatti e scusarsi è soltanto il primo passo nell’affrontare i legami storici di questo giornale con lo schiavismo”. Sull’edizione di oggi, Katharine Viner, direttrice del Guardian, scrive in un editoriale: “Chiediamo scusa per il fatto che i nostri fondatori hanno tratto la loro ricchezza da una pratica che era un crimine contro l’umanità. Questo terribile passato deve rafforzare la nostra determinazione a usare il giornalismo per denunciare il razzismo, l’ingiustizia e la diseguaglianza”.

La scoperta della connessione tra il Guardian e lo schiavismo è il risultato di una ricerca accademica commissionata nel 2020 dallo stesso quotidiano, condotta da studiosi della Nottingham e della Hull University. L’indagine ha rivelato che Taylor, l’uomo d’affari di Manchester che fondò il Guardian, e una decina di suoi finanziatori, avevano legami con lo schiavismo, principalmente attraverso l’industria tessile. I ricercatori hanno appurato che Taylor acquistava cotone da piantagioni di schiavi situate nelle isole davanti agli stati americani della Georgia e della South Carolina, oltre che dalla Giamaica.

Fra le prove raccolte, per esempio, risulta che nel 1835 sir George Philips, un socio di Taylor, chiese al governo britannico un indennizzo per la “perdita di proprietà umana” relativa a 108 schiavi, dopo l’abolizione dello schiavismo da parte del parlamento di Londra. La ricerca è riuscita a identificare alcuni degli schiavi delle piantagioni controllate dai proprietari del Guardian, come Toby, che aveva 90 anni, Clarinda, di 50 anni, Billy, 36 anni, e Nancy, 7 anni, tenuti in prigionia e costretti a raccogliere cotone nella piantagione di Hilton Head, negli Stati Uniti. In molti casi, come era uso comune all’epoca, gli schiavi erano chiamati soltanto per nome. In altri è stato trovato anche il cognome, come per Archy Gordon, 50 anni, indicato come cieco, e James Maxfield, 25 anni, di cui si sapeva che era a sua volta figlio di schiavi. Le ricerche hanno identificato anche schiavi catturati dopo essere fuggiti dalla piantagione, come il 16enne Samuel Kerr. Un altro schiavo, di nome Granville, faceva parte di un gruppo di 60 mila schiavi protagonisti di una rivolta in Giamaica nota come “la ribellione di Natale” che influì sulla decisione britannica di abolire la schiavitù.

Il fondo da 10 milioni di sterline messo a disposizione dallo Scott Trust, pari a circa 11 milioni e mezzo di euro, finanzierà progetti in Giamaica e altrove in America e nei Caraibi in quattro aree: aumentare la consapevolezza sullo schiavismo; sviluppare la diversità etnica nei media; sostenere ulteriori progetti di ricerca in questo ambito; e migliorare le cronache e le inchieste del Guardian sullo sfruttamento umano.

La rivelazione segue un crescente dibattito nel Regno Unito sulle responsabilità di aziende, istituzioni, enti pubblici e privati nella tratta degli schiavi fino all’Ottocento. Lo Scott Trust è il fondo di 750 milioni di sterline senza fini di lucro, lasciato come eredità dai fondatori del Guardian, che amministra il quotidiano britannico, oggi uno dei mezzi di informazione in lingua inglese più diffusi e più autorevoli del mondo attraverso la sua edizione digitale. Sul giornale cartaceo e nella sua versione web, il Guardian dedica stamane sei articoli alla scoperta del passato schiavista dei suoi fondatori.