"Sei il mio eroe": la lettera di Masha, la bambina del disegno pacifista, al padre latitante in Russia
di Rosalba Castelletti , di Rosalba Castelletti"Siamo una squadra. Tu sei il migliore. Sei il mio eroe". Se ci fossero ancora dubbi su quale dovrebbe essere il posto della studentessa russa tredicenne Masha Moskaliova, basterebbe leggere la lettera che ha scritto al padre Aleksej Moskaliov alla vigilia della sua assurda condanna a due anni di carcere. Masha non dovrebbe trovarsi in un "centro di riabilitazione minorile" e Aleksej non dovrebbe essere costretto alla latitanza per sfuggire a un caso giudiziario costruito ad arte contro di lui dopo che la figlia, oggi tredicenne, a scuola aveva fatto un disegno per la pace in Ucraina.
La lettera di Masha al padre Aleksej Moskaliov
"Ciao papà, ti chiedo davvero di non star male e di non preoccuparti. A me va tutto bene, ti amo moltissimo e so che non ti devi incolpare di nulla, io sono sempre dalla tua parte e tutto quello…
"Siamo una squadra. Tu sei il migliore. Sei il mio eroe". Se ci fossero ancora dubbi su quale dovrebbe essere il posto della studentessa russa tredicenne Masha Moskaliova, basterebbe leggere la lettera che ha scritto al padre Aleksej Moskaliov alla vigilia della sua assurda condanna a due anni di carcere. Masha non dovrebbe trovarsi in un "centro di riabilitazione minorile" e Aleksej non dovrebbe essere costretto alla latitanza per sfuggire a un caso giudiziario costruito ad arte contro di lui dopo che la figlia, oggi tredicenne, a scuola aveva fatto un disegno per la pace in Ucraina.
La lettera di Masha al padre Aleksej Moskaliov
"Ciao papà, ti chiedo davvero di non star male e di non preoccuparti. A me va tutto bene, ti amo moltissimo e so che non ti devi incolpare di nulla, io sono sempre dalla tua parte e tutto quello che fai è giusto", scrive la ragazzina di Efremov, regione di Tula, 300 km da Mosca, in una lettera che ieri gli assistenti sociali avevano mostrato all'avvocato di Moskaliov, Dmitrij Zakhvatov, consentendogli però soltanto di scattarne delle foto. Zakhvatov l'ha diffusa soltanto oggi dopo che apparentemente Moskaliov si è messo in contatto con lui dalla latitanza chiedendogli di divulgarla.
A Masha è stato impedito di vedere o parlare con il padre dal primo marzo, quando lui è stato arrestato e poi messo ai domiciliari, e lei è stata affidata a un istituto statale. Perciò affida i suoi pensieri a dei fogli a righe. "Ti voglio tanto bene, grazie per tutto quello che fai per me", esordisce. "Quando stai male o ti preoccupi, sto male anch'io. Credo che andrà tutto bene e staremo insieme. Spero per il meglio e ti voglio moltissimo bene".
"Bisogna credere, sperare e amare, perché vince solo chi sa credere, sperare e amare", continua Masha fiduciosa che "la vittoria sarà nostra, qualunque cosa accada, siamo insieme, siamo una squadra, tu sei il migliore. Sei mio padre, il più intelligente, il più bello, il miglior papà del mondo. Sappi: non c'è nessuno migliore di te. Per favore, non mollare. Credi, spera e ama".
Masha si immagina che un giorno si siederà nuovamente a tavola insieme a suo padre e insieme ricorderanno tutto quello che è successo come un brutto episodio del passato. "Spero, no, so che non ti arrenderai, sei forte, siamo forti, possiamo farcela, e pregherò per te e per noi, papà", prosegue.
Per poi scrivere accanto al disegno di un ciondolo a forma di simbolo della pace: "È un simbolo contro la guerra, ti regalerò questo ciondolo come persona più coraggiosa del mondo!". E infine chiudere la lettera con la scritta a caratteri cubitali "I love you", in inglese, e un cuore con dentro scritto "mio eroe", in russo.
Il caso giudiziario contro Aleksej Moskaliov
Un'insegnante di prima media aveva denunciato Masha nell'aprile 2022 dopo che, durante la lezione di educazione artistica, invece di un disegno a sostegno delle truppe russe in Ucraina, aveva presentato un disegno contro l'offensiva. Le forze dell'ordine avevano perciò setacciato i profili social di Moskaliov e trovato suoi post contro l'impegno delle forze russe in Ucraina che sono poi stati usati come pretesto per un processo per "discredito delle forze armate".
Il primo marzo Moskaliov è stato arrestato e poi sottoposto ai domiciliari, mentre la figlia è stata affidata a un centro minorile. È evaso alla vigilia della sentenza che ieri lo ha condannato a due anni di carcere per "discredito delle forze armate". Secondo la giornalista russa in esilio Marina Ovsjannikova, "sarebbe in buone mani".
Ora il canale Telegram "Obraz budushchego" (Immagine del futuro) scrive che "il barbaro caso di Aleksej Moskaliov (e sua figlia di 13 anni) sarà riesaminato. Con un alto grado di probabilità, entro maggio sarà a casa con sua figlia. Gli autori e i provocatori che hanno inscenato questa situazione scandalosa sono già stati identificati". Il messaggio è stato ripubblicato senza ulteriori commenti da Eva Merkacheva, membro del Consiglio presidenziale per i diritti umani. Ma non c'è alcuna conferma ufficiale di un riesame in vista.
Secondo il canale Telegram, il caso sarebbe stato montato per mettere in cattiva luce il governatore di Tula Aleksej Djumin, ex viceministro della Difesa, considerato peraltro un possibile delfino di Vladimir Putin di cui è stato per anni una guardia del corpo, con l'obiettivo di affossare le sue ambizioni proprio alla vigilia delle elezioni regionali del prossimo settembre.
Ieri persino la capa della Commissione per la famiglia, le donne e i bambini della Duma, Nina Ostanina, aveva definito la condanna a due anni di Moskaliov come "eccessivamente severa", "non commensurata a quello che non chiamerò un crimine", osservando che "se non ha mai rappresentato un pericolo per la vita e la salute della figlia, la ragazza sta comunque meglio con il proprio genitore che in una casa di accoglienza".
E in precedenza il capo dei mercenari Wagner Evgenij Prigozhin aveva invece diffuso una lettera della Lega dei veterani dei conflitti locali e delle guerre che vorrebbe costituirsi parte civile insieme a Moskalev e che protestava contro il procuratore della regione di Tula Gritsaenko: "Riteniamo ingiusta la sentenza inflitta ad Alexei Moskalev, soprattutto in considerazione del fatto che sua figlia Masha sarà costretta a crescere in un orfanotrofio".
Oggi anche il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov è stato interpellato sulla sentenza. "Questa storia è piuttosto vecchia. Non voglio e non posso entrare nei dettagli, ma lì è tutto molto più complicato, non è tutto così semplice. Vi consiglio di contattare le autorità", ha risposto.
L'avvocato di Moskaliov intanto ha annunciato che farà appello contro la condanna. Il 6 aprile, invece, un tribunale deciderà sulla patria genitoriale di Moskaliov. Dopo la sua condanna e la sua evasione, è dato pressoché per scontato che gli verrà revocata e che la figlia Masha verrà affidata a un orfanotrofio.