La lenta diplomazia della telefonata tra Zelensky e Xi Jinping che tiene in sospeso Bruxelles
dal nostro corrispondente Gianluca Modolo , dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - "Siamo pronti a vederlo qui. Voglio parlare con lui. Ho avuto contatti con lui prima della guerra. Ma durante tutto questo anno, più di un anno, non li ho avuti". Dopo quello lanciato un mese fa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rinnova l'invito al leader cinese Xi Jinping: vediamoci, o quantomeno parliamoci, questo il messaggio.
Le voci su un possibile contatto si rincorrono da oltre un mese: fu un retroscena del Wall Street Journal a suggerire che una telefonata tra i due ci sarebbe stata dopo il viaggio di Xi in Russia. Pechino, col suo solito equilibrismo, non ha né mai smentito né mai confermato però. Lo stesso ha fatto oggi la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, che in conferenza stampa ha dichiarato: "La Cina ha mantenuto la comunicazione con le parti interessate, compresa l'Ucraina. Ma sulla questione specifica non ho informazioni da fornire". Era stato Mykhailo Podolyak, consiglie…
PECHINO - "Siamo pronti a vederlo qui. Voglio parlare con lui. Ho avuto contatti con lui prima della guerra. Ma durante tutto questo anno, più di un anno, non li ho avuti". Dopo quello lanciato un mese fa, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky rinnova l'invito al leader cinese Xi Jinping: vediamoci, o quantomeno parliamoci, questo il messaggio.
Le voci su un possibile contatto si rincorrono da oltre un mese: fu un retroscena del Wall Street Journal a suggerire che una telefonata tra i due ci sarebbe stata dopo il viaggio di Xi in Russia. Pechino, col suo solito equilibrismo, non ha né mai smentito né mai confermato però. Lo stesso ha fatto oggi la portavoce del Ministero degli Esteri, Mao Ning, che in conferenza stampa ha dichiarato: "La Cina ha mantenuto la comunicazione con le parti interessate, compresa l'Ucraina. Ma sulla questione specifica non ho informazioni da fornire". Era stato Mykhailo Podolyak, consigliere del capo dell'Ufficio del Presidente, a dichiarare nei giorni scorsi che i lavori preparatori per l'organizzazione di un colloquio diretto tra i leader erano in corso ma "non avevano ancora raggiunto una fase finale" a causa di alcune "difficoltà".
L'arrivo in Cina di Macron e Von der Leyen
Che i due finalmente si parlino - Xi non lo ha mai fatto dall'inizio della guerra - è condizione essenziale soprattutto per l'Europa, speranzosa che una soluzione passi per Pechino. La prossima settimana sono in arrivo qui nella capitale cinese il presidente francese Emmanuel Macron e la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen, che proveranno a stanare Xi proprio sulla questione ucraina. Venerdì da Xi arriverà invece il premier spagnolo Pedro Sánchez. Tutti gli occhi saranno puntati sulla possibilità che possano riuscire a strappare a Xi nuovi impegni sul conflitto ed evitare un suo totale allineamento a Mosca. Anche gli Usa, pur criticando il piano cinese in 12 punti presentato il mese scorso (privo di soluzioni pratiche, con alcuni passaggi come le legittime preoccupazioni sulla sicurezza di tutti gli Stati, un cessate il fuoco che congelerebbe la situazione sul campo e nei territori occupati e il no alle sanzioni, che sono più vicine alle posizioni di Mosca che di Kiev), si sono detti favorevoli ad una telefonata tra Xi e Zelensky: "Crediamo che la Repubblica popolare cinese e lo stesso presidente Xi debbano ascoltare direttamente la prospettiva ucraina e non solo quella russa", ha dichiarato nei giorni scorsi il consigliere per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti Jake Sullivan. Su un possibile incontro tra Xi e Zelensky, oggi il Cremlino ha ribadito che Mosca "apprezza la posizione equilibrata della Cina", ma "non ha diritto a dare consigli" su un eventuale colloquio tra i due.
Perché Xi non chiama Zelensky
"Il problema è che Xi al momento forse non sa che dire a Zelensky. Non può ripetere gli stessi concetti che sta dicendo da mesi e che ha messo nero su bianco nel suo documento. Deve offrire all'ucraino qualcosa di più concreto per convincerlo", afferma a Repubblica una fonte occidentale. "Addentrarsi nella complicata questione delle rivendicazioni territoriali gli si può poi pure ritorcere contro, rischiando di scatenare contraddizioni sulla questione taiwanese. Farà pressione su Zelensky perché accetti un congelamento della situazione sul campo? Il leader ucraino ha anche buone ragioni per non irritare troppo i cinesi: non può correre il rischio che Xi mandi armi ai russi e soprattutto sa che nei prossimi anni il portafoglio cinese potrebbe essere d'aiuto nella ricostruzione del Paese dopo le devastazioni della guerra".
Modello Xi
Xi da una parte preferirebbe che la guerra finisse per riallacciare rapporti con l'Europa, senza però una sonante sconfitta di Putin: di un "amico" umiliato alle porte di casa non se ne fa niente. Dall'altra forse non gli dispiace nemmeno però che Usa e alleati restino impegnati in un fronte che non sia quello del Pacifico. Lo scopo principale della visita di Xi a Mosca della settimana scorsa è stato quello di offrire al presidente russo un sostegno diplomatico e di rafforzare le relazioni bilaterali, piuttosto che negoziare la pace in Ucraina. Mosca gli è funzionale per rimodellare quell'ordine mondiale che fino ad ora è stato a trazione statunitense. L'obiettivo di Xi è quello di mostrarsi dialogante, al contrario di un'America aggressiva. Messaggio che serve ad aumentare la credibilità della sua Cina come potenza responsabile, e la sua personale come statista e pacificatore globale soprattutto agli occhi dei Paesi del Sud del mondo. Ma anche della stessa Europa. Xi sa che c'è un ampio pubblico disposto ad ascoltare. Senza veramente mediare, finora, sta ottenendo ciò che voleva. Anche se ci dovesse essere un incontro con Zelensky che non porti a nulla, può sempre rivendicare il fatto di averci provato e di ritornare a scaricare la colpa sull'America, cercando di allargare la frattura delle diverse visioni tra Washington e Bruxelles. Fino a quando basterà?