Bolsonaro rientra in Brasile dopo tre mesi negli Usa
di Daniele Mastrogiacomo , di Daniele MastrogiacomoJair Bolsonaro torna a casa. L’ex presidente ha lasciato il suo rifugio in Florida tre mesi dopo la fuga negli Usa, alla vigilia dell’assalto dei suoi sostenitori alla spianata dei Tre Poteri a Brasilia. “Non guiderò l’opposizione a Lula”, ha detto mentre si imbarcava su un volo a Orlando con il quale è arrivato in Brasile. “Al Congresso abbiamo il 20 per cento dei deputati. Fornirò a chiunque voglia collaborare la mia esperienza di 28 anni come deputato, quattro da presidente, due da consigliere e 17 nell’esercito”. Non c’era molta gente accorsa per salutarlo. Almeno non la folla di militanti a cui Bolsonaro era abituato.
All'arrivo lo attendevano all'aeroporto circa un centinaio di sostenitori vestiti con la maglia della nazionale di calcio che cantavano l'inno brasiliano. Bolsonaro non ha potuto però incontrarli ed è stato fatto uscire dallo scalo da un'uscita laterale ve…
Jair Bolsonaro torna a casa. L’ex presidente ha lasciato il suo rifugio in Florida tre mesi dopo la fuga negli Usa, alla vigilia dell’assalto dei suoi sostenitori alla spianata dei Tre Poteri a Brasilia. “Non guiderò l’opposizione a Lula”, ha detto mentre si imbarcava su un volo a Orlando con il quale è arrivato in Brasile. “Al Congresso abbiamo il 20 per cento dei deputati. Fornirò a chiunque voglia collaborare la mia esperienza di 28 anni come deputato, quattro da presidente, due da consigliere e 17 nell’esercito”. Non c’era molta gente accorsa per salutarlo. Almeno non la folla di militanti a cui Bolsonaro era abituato.
All'arrivo lo attendevano all'aeroporto circa un centinaio di sostenitori vestiti con la maglia della nazionale di calcio che cantavano l'inno brasiliano. Bolsonaro non ha potuto però incontrarli ed è stato fatto uscire dallo scalo da un'uscita laterale verso le 7.40 locali (le 12.40 italiane), scortato dalla polizia federale. Bolsonaro si è diretto in una sala congressi nel centro della capitale federale, dove è stato accolto da parlamentari e vertici del suo partito.
Alla partenza dalla Florida ha usato parole concilianti, meno aggressive del solito. Non ha certo lesinato le sue critiche al leader della sinistra brasiliana e adesso nuovo presidente, si è lamentato delle invasioni delle terre dei Sem Terra, ha sostenuto che “oggi la destra è più compatta, sa cosa vuole, ha un obiettivo, un bersaglio. Ma - ha sottolineato - non farà un’opposizione irresponsabile”.
L’ex capitano si muove con cautela. A suo carico e quello dei figli sono state aperte una dozzina di inchieste penali. Tra queste il concorso nel genocidio della tribù Yanomami, abbandonata a se stessa durante la pandemia, con centinaia di ammalati di Covid senza medicine e assistenza sanitaria che languivano in mezzo alla giungla amazzonica. Deve rispondere di diffusione di fake news durante il suo mandato e fare i conti con l'accusa di aver fatto pesanti critiche al sistema elettorale brasiliano durante un incontro con decine di ambasciatori nel Palazzo de l’Alvorada. Rischia l’interdizione a candidarsi come presidente alle elezioni del 2026.
C’è poi il capitolo dei due cofanetti di gioielli regalati dall’Arabia Saudita. Uno era stato sequestrato dalla polizia di frontiera a San Paolo ad uno stretto collaboratore del leader della destra estrema di rientro da una missione a Riad. Sono stati restituiti all’autorità fiscale che li ha a sua volta girati alla magistratura. Ora sono stati portato a Planalto, sono considerati beni dello Stato. Faranno parte dei diversi doni raccolti negli anni ed esposti come arredo nella sede presidenziale. Bolsonaro non ha voluto dire se testimonierà sul caso: dovrebbe chiarire se erano destinati, come affermavano i suoi collaboratori, alla moglie Michelle, perché hanno tentato di nasconderli, perché non sono stati consegnati alla Tesoreria come prevede la legge.
Alcuni dei suoi sostenitori hanno voluto accompagnarlo durante il viaggio di ritorno. “Non so cosa farò in futuro”, ha ammesso una volta seduto in cabina. “Ma posso assicurarvi che non sono in pensione. Mi dedicherò al coordinamento della campagna per le elezioni amministrative del 2024. Farò qualche viaggio attraverso il Brasile, almeno un paio l’anno. Sono un politico senza mandato. Non voglio sostituirmi all’opposizione. Sanno fare bene il loro lavoro e sono certo che riconquisteranno il Nordest”.
Resta l’amarezza per la sconfitta nel voto dell’ottobre scorso quando perse di misura contro Lula. “Siamo stati a un passo, ci siamo andati vicini”, ha ricordato. “Ma è una pagina chiusa. Abbiamo voltato pagina”.
Adesso l’ex presidente pensa all’immediato futuro. Ha cambiato casa, deve riallacciare i rapporti con la destra rimasta orfana del suo leader. Tutti lo hanno criticato per aver abbandonato il campo alla fine dell’anno scorso. Ha lasciato gli altri a tentare l’ultimo assalto. Sappiamo quello che è successo e come è andata finire. Ci sono tre inchieste sull’invasione della spianata dei Ministeri, l’occupazione del Congresso, la devastazione del Tribunale Superiore Federale, il saccheggio dell’Alvorada. Jair Bolsonaro era all’estero. Ha criticato senza condannare quell’assurda invasione. Ma nel suo profondo l’appoggiava. Se non fosse intervenuto il presidente del Tribunale superiore elettorale, con ordini e decreti, oggi il Brasile sarebbe senza più democrazia.