Brexit, 7 anni dopo i britannici hanno più fiducia nell'Ue che in Westminster
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - A quasi sette anni dal referendum Brexit, i britannici hanno (molta) più fiducia nella Ue che nel Parlamento di Westminster o nel governo in carica a Londra. A rivelarlo è un sondaggio del World Values Survey che indica come il sentimento positivo nei confronti delle istituzioni di Bruxelles oltremanica sia crescente negli ultimi anni, a differenza di quello verso l’esecutivo britannico (oggi guidato da Rishi Sunak) e della “culla della democrazia moderna” (come la chiamano gli inglesi), i cui indici di gradimento paiono in sensibile calo dal 2018.
Lo studio, riportato dal Guardian,…
LONDRA - A quasi sette anni dal referendum Brexit, i britannici hanno (molta) più fiducia nella Ue che nel Parlamento di Westminster o nel governo in carica a Londra. A rivelarlo è un sondaggio del World Values Survey che indica come il sentimento positivo nei confronti delle istituzioni di Bruxelles oltremanica sia crescente negli ultimi anni, a differenza di quello verso l’esecutivo britannico (oggi guidato da Rishi Sunak) e della “culla della democrazia moderna” (come la chiamano gli inglesi), i cui indici di gradimento paiono in sensibile calo dal 2018.
Lo studio, riportato dal Guardian, fa notare che da quando il Regno Unito ha votato per la Brexit, i britannici che hanno fiducia nel Parlamento di Westminster sono crollati dal 30% al 23%, anche a causa dei recenti scandali a sfondo sessuale, mentre nel governo dal 28 al 24%. Il gradimento nell’Ue è invece salito: dal 30% a circa il 40%. E soprattutto, oggi il 49% dei britannici si dice “deluso” dal fatto che il Regno Unito abbia votato per uscire dalla Ue nel 2016, contro soltanto il 24% che invece approva quella decisione ancora oggi.
Il ruolo dei media
Secondo David Davis, parlamentare conservatore e brexiter della prima ora, questa tendenza è dovuta anche alla “minore campagna anti-Ue su giornali e tabloid inglesi, che in passato ha invece avuto il loro impatto: prima del referendum erano pieni di pagine contro la burocrazia Ue o la legge sulla curvatura delle banane”, per quella che fu una mezza bufala dell’allora corrispondente dal Bruxelles per il Daily Telegraph nonché padre putativo della Brexit, Boris Johnson. “Dopo la vittoria della Brexit al referendum”, continua Davis, “tutto ciò ha perso molto peso”.
Intanto, arriva un’altra ammissione eccellente sui potenziali danni della Brexit all’economia britannica. Richard Hughes, presidente dell'Office for Budget Responsibility (una sorte di Corte dei Conti britannica ma con maggiori responsabilità rispetto a quella italiana) ha dichiarato come l’uscita dalla Ue abbia provocato una perdita di almeno il 4% per il Pil britannico: “I danni della Brexit sono stati pari a quelli del Covid o della attuale crisi energetica”, ha commentato Hughes alla Bbc.