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Missione Ue a Pechino per scoprire se Xi fa sul serio in Ucraina

Il presidente cinese Xi Jinping (fotogramma)

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Dal 5 all’8 aprile Macron e Von der Leyen cercheranno di verificare la disponibilità cinese a mediare. Pronti a riconoscere il ruolo globale del “Dragone”, chiedono garanzie di fair-play nel Pacifico. D’intesa con Washington
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PARIGI-BRUXELLES - Quattro punti da inserire e quattro da eliminare. Non un piano di Pace, ma le precondizioni per avviare e partecipare al dialogo. L'Europa vuole diventare il ponte diplomatico con la Cina. Coinvolgere Pechino in una futura mediazione per porre fine o almeno sospendere la guerra in Ucraina. La prossima settimana infatti, dal 5 all'8 aprile, il presidente francese, Emmanuel Macron, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, voleranno nella capitale cinese per stanare il "Dragone". Per capire se Xi è intenzionato davvero a premere sulla Russia per una soluzione pacifica e se intenda promuovere un'azione per fare tacere le armi di Mosca contro Kiev.

Il viaggio di Macron e Von der Leyen si inserisce quindi in un quadro complessivo di offensiva diplomatica del Vecchio Continente. Andranno nella "Città Proibita" anche il premier spagnolo Sanchez, l'Alto Rappresentante per la politica estera…

PARIGI-BRUXELLES - Quattro punti da inserire e quattro da eliminare. Non un piano di Pace, ma le precondizioni per avviare e partecipare al dialogo. L'Europa vuole diventare il ponte diplomatico con la Cina. Coinvolgere Pechino in una futura mediazione per porre fine o almeno sospendere la guerra in Ucraina. La prossima settimana infatti, dal 5 all'8 aprile, il presidente francese, Emmanuel Macron, e la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, voleranno nella capitale cinese per stanare il "Dragone". Per capire se Xi è intenzionato davvero a premere sulla Russia per una soluzione pacifica e se intenda promuovere un'azione per fare tacere le armi di Mosca contro Kiev.

Il viaggio di Macron e Von der Leyen si inserisce quindi in un quadro complessivo di offensiva diplomatica del Vecchio Continente. Andranno nella "Città Proibita" anche il premier spagnolo Sanchez, l'Alto Rappresentante per la politica estera Ue, Josep Borrell, e il vicepresidente dell'esecutivo europeo, Frans Timmermans.

Ma l'appuntamento cruciale è di certo quello con gli inquilini dell'Eliseo e di Palazzo Berlaymont. Che si presenteranno a Pechino non con un nuovo piano di pace ma con alcuni punti da convidere per avviare il confronto e con alcune questioni da togliere dal tavolo. Quattro punti da mettere e quattro da eliminare. Tutti concordati con gli Stati Uniti. In questi giorni, infatti, i contatti tra Parigi e Washington su questa missione sono stati intensi.

Il primo punto è allora una posizione politica. L'Europa non è "ostile" alla Cina. Macron e Von Der Leyen, insomma, vogliano far capire che per loro il "Dragone" non è il male assoluto. Del resto i rapporti commerciali hanno un peso enorme. E come ha sottolineato la presidente della Commissione, la dipendenza per quanto riguarda alcuni materiali - come le terre rare - è persino eccessiva. L'Unione ha comunque bisogno di tenere una finestra aperta verso est. Il secondo punto è più concreto: accogliere il principio che il ricorso alla violenza non può essere mai accettabile. Un concetto valido ovviamente per la questione ucraina ma, dal punto di vista americano, anche per il futuro dell'Indo-Pacifico e in particolare di Taiwan. Il terzo si concentra sulla "integrità territoriale". Richiamato anche dalla piattaforma presentata proprio da Xi nei giorni scorsi. Per l'Europa è una questione fondamentale in difesa di Kiev e - come il punto precedente - lo è anche in prospettiva per quel che può accadere nella parte dell'Asia che si affaccia sul Pacifico. Il quarto punto è quasi una concessione: riconoscere alla Cina un ruolo diplomatico da player globale.

Nello stesso tempo figurano altre quattro questioni, presenti nella proposta cinese (che peraltro non cita mai la parola "guerra") e che vanno cancellate. Con una premessa: scongiurare l'uso di armi nucleari. Se questa prenessa viene accettata, la prima questione da chiarire riguarda l'assenza nella posizione cinese di una condanna dell'aggressione russa contro l'Ucraina. In secondo luogo manca il riconoscimento dei confini ucraini. Il terzo punto da "sbianchettare" è il riferimento alle considdette "sfere d'influenza" retaggio del passato. Infine Pechino, se vuole davvero ritagliarsi il ruolo di mediatore, non deve consegnare armi a Putin e quindi apparire meno sbilanciato verso Mosca.

L'Unione europea, dunque, vuole scoprire le carte di Xi. Capire se realmente intenda assumere una funzione negoziatrice o se stia soltanto ponendo le premesse per esercitare una egemonia nell'Indo-Pacifico. E nello stesso tempo l'Ue vuole dimostrare che non scommette solo sulla soluzione militare del conflitto. Come ha detto nei giorni scorsi un diplomatico tedesco: "Nessuno si fida della Cina, ma è giusto tenere aperta la rete di relazioni". È evidente che in questo quadro il fattore tempo non è secondario. Provare un'azione diplomatica ora significa anticipare la probabile controffensiva dei due belligeranti appena le temperature primaverili lo permetteranno.

Il passare dei giorni ha un valore anche per gli Usa. Si avvicinano sempre più le elezioni presidenziali e Biden non si vuole trovare in campagna elettorale con una crisi su Taiwan. A questo proposito la Casa Bianca è stata esplicita con gli alleati europei. L'Ucraina non può essere un precedente che consenta a Pechino di muoversi nello stesso modo nell'Indo-Pacifico. Considerando che quell'area sta diventando ormai il centro prevalente dell'economia mondiale. E l'Occidente non può consegnarla al controllo dei cinesi.

Macron, che non ha mai smesso di sentirsi un mediatore in questa vicenda, non nasconde di puntare molto sulla carta cinese. Il leader francese ha ricevuto all'Eliseo il capo della diplomazia cinese Wang Yi a metà febbraio. E ora spera di coinvolgere ancora di più "la Cina al nostro fianco". Al fianco dell'Europa. E infatti "non si tratta di avere un mandato europeo - spiega una fonte diplomatica parigina - ma di non spezzare l'unità che siamo riusciti a dimostrare sin dall'inizio di questa crisi". Alla fine per l'alleanza occidentale la base di trattativa naturale resta la proposta di Zelensky. Ma va evitato il rischio che Putin blocchi tutti ripetendo: il negoziato con Biden lo faccio io.