Arrestato a Minsk il papà della bambina che aveva fatto un disegno per la pace. Incastrato da un cellulare
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiSi è conclusa a Minsk, in Bielorussia, la breve latitanza di Aleksej Moskaliov, l'uomo di Efremov condannato a due anni di carcere da un tribunale russo per "discredito delle forze armate" al termine di un caso giudiziario costruito ad arte dopo che la figlia oggi tredicenne Masha Moskaliova aveva fatto un disegno a scuola per la pace in Ucraina.
Moskaliov era agli arresti domiciliari dal primo marzo, ma era evaso nella notte tra lunedì e martedì alla vigilia dell'assurda sentenza criticata da ong e attivisti per i diritti umani.
A dare la notizia del suo arresto a Minsk è stato il media Sota Project. L'uomo sarebbe stato rintracciato dai Servizi bielorussi che si chiamano ancora Kgb, come ai tempi sovietici, grazie a un cellulare attivato nell…
Si è conclusa a Minsk, in Bielorussia, la breve latitanza di Aleksej Moskaliov, l'uomo di Efremov condannato a due anni di carcere da un tribunale russo per "discredito delle forze armate" al termine di un caso giudiziario costruito ad arte dopo che la figlia oggi tredicenne Masha Moskaliova aveva fatto un disegno a scuola per la pace in Ucraina.
Moskaliov era agli arresti domiciliari dal primo marzo, ma era evaso nella notte tra lunedì e martedì alla vigilia dell'assurda sentenza criticata da ong e attivisti per i diritti umani.
A dare la notizia del suo arresto a Minsk è stato il media Sota Project. L'uomo sarebbe stato rintracciato dai Servizi bielorussi che si chiamano ancora Kgb, come ai tempi sovietici, grazie a un cellulare attivato nell'appartamento dove si nascondeva.
L'avvocato di Moskaliov, Dmitrij Zakhvatov, ha commentato su Telegram di "non essere in contatto con Aleksej". "Il telefono non riceve risposta. Non posso confermare con certezza ma, stando a dati indiretti, a quanto pare è davvero così. È un peccato...".
La lettera di Masha: "Papà, sei il mio eroe"
A tradire Moskaliov potrebbe essere stato il momento in cui ieri si è messo in contatto con Zakhvatov chiedendogli di diffondere la lettera che la figlia Masha gli aveva scritto in vista della sentenza. La tredicenne era stata affidata a un istituto minorile il primo marzo, quando il padre era stato arrestato e poi messo ai domiciliari. Non vede né sente il padre da allora.
Neppure l'avvocato ha potuto vederla, ma la mattina della condanna di Moskaliov gli assistenti sociali gli avevano consegnato due disegni della ragazza e consentito di fotografare le cinque pagine di una sua lettera indirizzata al papà che chiamava "Mio eroe". Ma ne ha diffuso gli scatti soltanto ieri dopo la richiesta del padre.
La fuga
Secondo il giornalista Andrej Malgin, le forze di sicurezza sapevano "esattamente" dove cercare Moskaliov dopo che ieri la giornalista Marina Ovsjannikova, protagonista di un'incursione durante il tg della sera con un cartello contro l'offensiva in Ucraina, aveva detto ai giornalisti che Moskaliov era stato aiutato a fuggire dalle stesse persone che avevano aiutato lei.
"Quando l'ho letto, ho capito subito che Moskaliov stava per essere preso. Dal momento che Ovsjannikova in precedenza aveva descritto dettagliatamente il percorso che aveva fatto, le forze di sicurezza sapevano già esattamente dove cercarlo", ha commentato Malgin.
È stata sempre Ovsjannikova a confermare la detenzione di Moskaliov. Secondo la giornalista televisiva, la fuga di Moskaliov "era stata ben organizzata", ma "non ha ritenuto necessario seguire" le regole elementari. "È stato avvertito in anticipo di spegnere il cellulare ed estrarre la scheda SIM prima di scappare. Ma a Minsk, per qualche motivo, Aleksej ha deciso di usare il suo telefono. La polizia è riuscita a rilevare il suo segnale e la polizia ha fatto irruzione nell'appartamento in cui si trovava", ha scritto in un post su Telegram che ha poi cancellato.