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Trump e i dubbi sull'incriminazione, dal rischio violenze di piazza alla possibilità che i moderati puntino su un altro candidato

(afp)
Se Trump resterà comunque il candidato repubblicano alle presidenziali del 2024, allora sarebbe logico contrapporgli ancora Biden, nel segno della continuità e della stabilità. Se invece Donald saltasse, il Partito democratico potrebbe essere spinto a cercare a sua volta un’alternativa a Joe
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New York - C’è anche l’ipotesi di una campagna presidenziale condotta dietro le sbarre del carcere, tra gli effetti elettorali dell’incriminazione di Donald Trump. Improbabile, certo, ma non impossibile, perché la Costituzione non vieta neppure ai condannati di correre per la Casa Bianca.


L’ex presidente ha già detto che l’incriminazione è una caccia alle streghe politica, perché lui non ha commesso alcun reato, e ha sollecitato i suoi sostenitori a protestare. Il primo rischio quindi è quello di violenze come quelle viste nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. La speranza elettorale di Trump è poi che l’incriminazione venga vista come un uso politico della giustizia, facendogli guadagnare voti oltre la sua base di irriducibili. Un altro effetto poi potrebbe essere il compattarsi del Partito repubblicano dietro alla sua candidatura presidenziale, perché ora diventa difficile …

New York - C’è anche l’ipotesi di una campagna presidenziale condotta dietro le sbarre del carcere, tra gli effetti elettorali dell’incriminazione di Donald Trump. Improbabile, certo, ma non impossibile, perché la Costituzione non vieta neppure ai condannati di correre per la Casa Bianca.


L’ex presidente ha già detto che l’incriminazione è una caccia alle streghe politica, perché lui non ha commesso alcun reato, e ha sollecitato i suoi sostenitori a protestare. Il primo rischio quindi è quello di violenze come quelle viste nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021. La speranza elettorale di Trump è poi che l’incriminazione venga vista come un uso politico della giustizia, facendogli guadagnare voti oltre la sua base di irriducibili. Un altro effetto poi potrebbe essere il compattarsi del Partito repubblicano dietro alla sua candidatura presidenziale, perché ora diventa difficile per i suoi avversari attaccarlo, come dimostra il fatto che il governatore della Florida DeSantis, possibile principale avversario alle primarie, ha già detto che si opporrà alla sua eventuale estradizione.


È possibile però che accada anche il contrario. L’incriminazione, politicizzata o meno che sia, potrebbe convincere gli elettori moderati, centristi e indecisi che Trump non può più essere votato, perché comunque porterebbe il caos, il risentimento e la vendetta alla Casa Bianca. Meglio quindi puntare su un altro candidato che magari promette la stessa linea politica, ma senza il suo bagaglio personale. Esiste poi la possibilità che l’incriminazione di Manhattan sia solo il primo e più debole atto giudiziario. Infatti sono in corso anche le due inchieste gestite dal procuratore Jack Smith sul ruolo di Trump nell’assalto al Congresso del 6 gennaio 2021, e nel trasferimento a Mar a Lago di documenti segreti. Poi c’è l’indagine in Georgia sui tentativi di cambiare i risultati delle presidenziali, spingendo le autorità locali a trovargli voti inesistenti. Questi sono tutti casi potenzialmente più gravi di quello della porno star, anche perché difficili da liquidare come persecuzioni politiche.


Pure per i democratici però l’incriminazione pone dei dilemmi, oltre alla scelta della Casa Bianca di non commentare e tenersi fuori dalla vicenda legale. Se Trump resterà comunque il candidato repubblicano alle presidenziali del 2024, allora sarebbe logico contrapporgli ancora Biden, nel segno della continuità e della stabilità. Se invece Donald saltasse, il Partito democratico potrebbe essere spinto a cercare a sua volta un’alternativa a Joe.