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Russia, spunta la madre di Masha, la bambina pacifista: "La prenderò con me e la distoglierò da politica e disegni"

(ansa)
La donna aveva abbandonato la figlia all'età di tre anni. La tredicenne si trova in un istituto, mentre il padre che l'ha cresciuta da solo è stato condannato a due anni di carcere per il disegno contro la guerra che la figlia aveva realizzato a scuola. Si ipotizza un intervento del governatore Djumin, possibile delfino di Putin
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Nuovo colpo di scena nella surreale vicenda giudiziaria che ha travolto una piccola famiglia di Efremov, nella regione di Tula, a 300 chilometri da Mosca. Si è rifatta viva la madre che aveva abbandonato quand'era bambina Masha Moskaliova, la studentessa russa oggi tredicenne affidata a un istituto minorile dopo che il padre 54enne Aleksej Moskaliov - che l'ha cresciuta da solo - è stato condannato a due anni di carcere per "discredito delle forze armate".

Olga Sitchikhina si era trasferita nella regione di Tambov quando Masha aveva solamente tre anni, ma ha raccontato al media 7x7 che prenderà la figlia con sé e la porterà nella casa dove vive col marito e la figlia diciottenne nella speranza di distoglierla da "politica, antipropaganda e disegni". Pur di prendersi cura di Masha, sostiene di essere disposta a rinunciare alle trasferte di lavoro a Mosca come guardia di sicurezza.

Il processo al papà

Gli assistent…

Nuovo colpo di scena nella surreale vicenda giudiziaria che ha travolto una piccola famiglia di Efremov, nella regione di Tula, a 300 chilometri da Mosca. Si è rifatta viva la madre che aveva abbandonato quand'era bambina Masha Moskaliova, la studentessa russa oggi tredicenne affidata a un istituto minorile dopo che il padre 54enne Aleksej Moskaliov - che l'ha cresciuta da solo - è stato condannato a due anni di carcere per "discredito delle forze armate".

Olga Sitchikhina si era trasferita nella regione di Tambov quando Masha aveva solamente tre anni, ma ha raccontato al media 7x7 che prenderà la figlia con sé e la porterà nella casa dove vive col marito e la figlia diciottenne nella speranza di distoglierla da "politica, antipropaganda e disegni". Pur di prendersi cura di Masha, sostiene di essere disposta a rinunciare alle trasferte di lavoro a Mosca come guardia di sicurezza.

Il processo al papà

Gli assistenti sociali avrebbero già esaminato la sua abitazione e approvato l'affido che probabilmente verrà convalidato dal tribunale minorile che il 6 aprile esaminerà la revoca della patria genitoriale di Moskaliov.

L'uomo si trovava agli arresti domiciliari dal primo marzo, ma è evaso nella notte tra lunedì e martedì alla vigilia della condanna a due anni di carcere per poi essere rintracciato e arrestato ieri, giovedì, a Minsk in Bielorussia.

Il suo caso giudiziario è iniziato dopo che l'insegnante di educazione artistica di prima media ha denunciato Masha Moskaliova per aver fatto un disegno con gli slogan "Gloria all'Ucraina" e "No alla guerra". Da allora le forze di sicurezza hanno preso di mira la famiglia fino a scovare tra i post di Moskaliov le caricature di Vladimir Putin e critiche contro le sue mosse in Ucraina che sono diventate il pretesto per l'accusa di "discredito delle forze armate russe".

Sitchikhina, che non vede la figlia da quando era in seconda elementare, sostiene che non le impedirà di vedere il padre, ma di non capire "che cosa le abbia insegnato" finora.

L'improvviso ravvedimento della madre sembrerebbe però tutt'altro che spontaneo. Secondo diverse fonti russe, a convincerla a prendere con sé la figlia, sarebbe stato niente di meno che il governatore della regione di Tula Aleksej Djumin, desideroso di mettere una toppa a un caso giudiziario che gli è sfuggito di mano.

Il ruolo di Djumin

Ex guardia presidenziale di Vladimir Putin e da tempo considerato il suo possibile successore, Djumin sarebbe stato rimproverato dal Cremlino per "essere andato troppo oltre" nel caso dei Moskaliov, mettendo in prigione un padre single e affidando la figlia a un istituto soltanto per un disegno per la pace in Ucraina.

L'avvocato di Moskaliov, Dmitrij Zakhvatov, sperava invece che la condanna di Moskaliov potesse essere riesaminata e sua figlia riaffidata a lui in cambio di un "pentimento pubblico". Intervistato dal media russo di base a Riga Meduza, ha commentato: "Questa è la più terribile, vergognosa e deprecabile storia di cui abbia memoria. È un'incredibile disgrazia per tutte le persone coinvolte. Il 24 febbraio ci siamo svegliati tutti in una dittatura pienamente fascista. Nel marzo 2022 sono state approvate delle leggi fasciste specificamente per punire la gente per il fato che ha un'opinione assolutamente ragionevole e corretta. Ecco che cosa significa: i cittadini della Federazione Russa possono finire in una situazione in cui volontariamente o meno possono essere perseguiti dallo Stato. A volte, in una situazione come questa, l'unico modo per salvare la tua libertà è fuggire".