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Meloni sotto esame: la Cdu tedesca detta le condizioni su Ucraina e diritti

(ansa)
In vista del 2024, chiesto anche l’allontanamento dai sovranisti polacchi. Ultimatum a Forza Italia: basta col sostegno a Putin o siete fuori dal Ppe
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BERLINO - "Una convergenza tra Popolari europei e Giorgia Meloni non è impensabile, ma è vincolata a delle condizioni. E noi del Ppe stiamo alla finestra. La campagna elettorale per le elezioni europee sarà dura. Chi ci dice che non tornerà la Meloni "di prima", che non tirerà fuori i suoi argomenti populisti, sovranisti e anti-europei?". Ecco il primo dubbio che emerge nelle confidenze di tre autorevoli politici della Cdu tedesca e un esponente di primissimo piano del Ppe. A microfoni spenti ammettono che Meloni li ha sorpresi positivamente, e su due temi fondamentali come la manovra e l'Ucraina. Ma per i Popolari esistono paletti ben precisi per una qualsiasi futura forma di collaborazione con Fratelli d'Italia. Oltre al sostegno all'Ucraina, la conditio sine qua non perché Meloni possa dialogare in futuro con una famiglia politica che da decenni dà le carte in Europa, è che dimostri la sua …

BERLINO - "Una convergenza tra Popolari europei e Giorgia Meloni non è impensabile, ma è vincolata a delle condizioni. E noi del Ppe stiamo alla finestra. La campagna elettorale per le elezioni europee sarà dura. Chi ci dice che non tornerà la Meloni "di prima", che non tirerà fuori i suoi argomenti populisti, sovranisti e anti-europei?". Ecco il primo dubbio che emerge nelle confidenze di tre autorevoli politici della Cdu tedesca e un esponente di primissimo piano del Ppe. A microfoni spenti ammettono che Meloni li ha sorpresi positivamente, e su due temi fondamentali come la manovra e l'Ucraina. Ma per i Popolari esistono paletti ben precisi per una qualsiasi futura forma di collaborazione con Fratelli d'Italia. Oltre al sostegno all'Ucraina, la conditio sine qua non perché Meloni possa dialogare in futuro con una famiglia politica che da decenni dà le carte in Europa, è che dimostri la sua fedeltà alla Nato, abbia una posizione filoeuropeista e garantisca il rispetto, in Italia, dello Stato di diritto. Su questo, l'esperienza del lungo scontro interno sfociato nell'addio di Fidesz, il partito di Orbán, ha reso il Ppe più vigile.

Peraltro, tanto per rimanere in tema di grane, il Ppe è di nuovo alle prese con un problema interno. Si chiama Silvio Berlusconi. L'ultima intemerata filoputiniana del padre padrone di Forza Italia ha provocato una "burrascosa discussione che è sfociata nella decisione di cancellare l'appuntamento di Napoli". La riunione del Ppe non è stata annullata soltanto per un impulso del numero uno, Manfred Weber. Ma per "una decisione unanime e convinta dei vertici", racconta la fonte Ppe. E i vertici sono "altrettanto convinti che alla prossima uscita pro-Putin di Berlusconi, la pressione del gruppo sarà troppo forte per non reagire. Con misure che potranno andare dalla sospensione ad altre sanzioni. Certo non staremo con le mani in mano". Un avvertimento molto chiaro. Ed è anche il motivo per cui è sfumata qualsiasi possibilità che la filorussa Lega possa entrare nel Ppe. Il 24 febbraio ha cambiato tutto.

I popolari, però, hanno un problema di fondo. Primo, Berlusconi è diventato più marginale: sono lontani i tempi in cui portava in dote oltre il 30% dei voti. Secondo, dopo la dipartita di Merkel, il Ppe non vanta più alcun premier in un grande Paese Ue. Ma i popolari vogliono continuare a governare, costruire maggioranze per decidere gli esecutivi di Bruxelles e le politiche europee. Hanno bisogno di assicurarsi una maggioranza nel prossimo Parlamento europeo. E se c'è qualcuno che oggi può aspirare in Italia a prendere i voti che una volta prendeva "Silvio", è Giorgia Meloni, che, fattore non trascurabile per i popolari, è premier del terzo maggior Paese in Europa.

Quali forme di collaborazione si possano immaginare, dunque? Le fonti concordano che per un ingresso di Fratelli d'Italia nel Ppe ci vorrebbero "anni". È poco plausibile. Tuttavia, anche una convergenza tra Popolari e Conservatori, il gruppo presieduto da Meloni, è complicata. E il motivo è la Polonia. Il partito al governo, Diritto e giustizia, è alleato di Meloni. Distruggendo il sistema giudiziario, si è infilato in un conflitto mostruoso con le istituzioni europee, sfociato nell'ottobre del 2021 in uno scontro tra Corte costituzionale e Corte di Giustizia Ue. Quattro mesi prima dell'invasione dell'Ucraina, la Ue si è trovata sull'orlo di una "Polexit". E la difesa di Kiev assunta da Morawiecki dopo l'invasione russa non basta a superare le riserve dei Popolari verso un partito che ha spazzato via lo Stato di diritto. Anche perché Piattaforma civica, il partito moderato di Donald Tusk, grande rivale del governo Morawiecki che vuole provare a vincere le elezioni in autunno, fa parte del Ppe. Un avvicinamento tra Popolari e Conservatori è spinoso anche per questo: comprendono due partiti che sono acerrimi nemici.

"Ma chissà cosa succederà dopo le Europee", ragiona una fonte della Cdu, "chissà se i Conservatori saranno ancora gli stessi, se la composizione resterà quella attuale o se si disgregheranno. In ogni caso, se Meloni accetterà le condizioni del Ppe, se continuerà a essere pragmatica, un dialogo sarà possibile". Infine, tutti concordano nel dire che prima delle elezioni in Baviera in autunno, dove la Csu, sorella della Cdu, dovrà battere anche l'ultradestra Afd, pochi si esporranno nel Ppe a immaginare alleanze con la "postfascista" Meloni, come viene chiamata spesso in Germania. Ma dopo quell'appuntamento elettorale, e soprattutto dopo le europee del 2024, si vedrà.