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Russia, paura tra gli inviati stranieri. Con le nuove leggi di Putin nessuna garanzia per i media

Daniil Berman, l'avvocato del giornalista del Wall Street Journal arrestato a Mosca  (reuters)
Dai timori di espulsione o revoca del visto si è passati al rischio di essere incarcerati se ci si occupa di questioni militari
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Il sentimento che corre tra i corrispondenti stranieri accreditati a Mosca lo ha riassunto bene il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) con sede a New York: "La Russia ha attraversato il Rubicone e ha chiarito ai corrispondenti stranieri che non saranno risparmiati dall'epurazione in corso dei media indipendenti". Gershkovich era uno dei pochi giornalisti occidentali rimasti in Russia dopo che, un anno fa, erano state approvate le leggi che puniscono con il carcere fino a 15 anni chi "scredita" o "diffonde fake news" sulle forze armate russe.

Di fatto chi non si attiene ai bollettini ufficiali della Difesa per raccontare ciò che accade in Ucraina o persino chi osa chiamare "guerra" quella che il Cremlino insiste a definire "operazione militare speciale". Leggi che, insieme all'arsenale già vasto di articoli penali in mano alle forze di sicurezza, avevano portato nel solo 2022 all'apertura di u…

Il sentimento che corre tra i corrispondenti stranieri accreditati a Mosca lo ha riassunto bene il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj) con sede a New York: "La Russia ha attraversato il Rubicone e ha chiarito ai corrispondenti stranieri che non saranno risparmiati dall'epurazione in corso dei media indipendenti". Gershkovich era uno dei pochi giornalisti occidentali rimasti in Russia dopo che, un anno fa, erano state approvate le leggi che puniscono con il carcere fino a 15 anni chi "scredita" o "diffonde fake news" sulle forze armate russe.

Di fatto chi non si attiene ai bollettini ufficiali della Difesa per raccontare ciò che accade in Ucraina o persino chi osa chiamare "guerra" quella che il Cremlino insiste a definire "operazione militare speciale". Leggi che, insieme all'arsenale già vasto di articoli penali in mano alle forze di sicurezza, avevano portato nel solo 2022 all'apertura di un numero record di 779 procedimenti penali per un'opinione su Internet e all'esilio di almeno mille giornalisti russi, nonché al blocco di ben 1.368.811 siti web, 364 testate e 5 aggregatori di notizie, oggi accessibili soltanto tramite reti private virtuali (Vpn). In 12 mesi ogni voce indipendente sopravvissuta a un ventennio di censura putiniana è stata silenziata. Chiusa la radio Eco di Mosca, bandita la Novaja Gazeta, il giornale di Anna Politkovskaja diretto dal Nobel per la pace Dmitrij Muratov. Bloccati persino i social come Facebook e Instagram.

Da allora i pochi giornalisti che avevano deciso di rimanere nel Paese si muovevano su un filo sottilissimo. Come ha commentato la politologa Tatiana Stanovaja, "il problema è che la nuova legislazione russa e l'interpretazione dell'Fsb consentono di incarcerare chiunque si interessi ad affari militari, operazioni militari speciali (in Ucraina), gruppi militari privati (come Wagner), stato dell'esercito, equipaggiamento, tattica militare e strategia. L'atto di "raccogliere informazioni", che può essere semplicemente raccogliere i commenti di esperti o cercare informazioni su Internet, è sufficiente a muovere accuse".

Finora però i giornalisti stranieri erano stati risparmiati. Sì, gli attacchi alla stampa estera avevano raggiunto livelli mai visti e, dalla scorsa estate, Mosca aveva inasprito le regole del rilascio dell'accredito ai giornalisti dei Paesi "ostili" accorciandone la durata da un anno a tre mesi. Ma sembrava che il massimo che si potesse rischiare fosse l'espulsione o la revoca del visto. L'ultimo e unico caso di alto profilo di un giornalista straniero arrestato risaliva al 1986 quando il Kgb accusò di spionaggio il corrispondente Usa Nicholas Daniloff, rilasciato tre settimane dopo in cambio del diplomatico sovietico Gennadij Zakharov. 

L'arresto di Gershkovich riscrive le regole. "D'ora in poi, tutti i giornalisti stranieri sono potenzialmente un facile bersaglio per Putin e i servizi di sicurezza russi", commenta Andrej Soldatov, massimo esperto di intelligence russa. "Ci sono solo due istituzioni che contano: Vladimir Putin e l'Fsb. Ora decidono esclusivamente loro chi sarà il prossimo obiettivo e quale sarà la prossima priorità, se dare una lezione al Wall Street Journal e ai media statunitensi nel loro insieme, inviare un messaggio a tutti i corrispondenti esteri che lavorano ancora in Russia o iniziare a mettere insieme un gruppo di ostaggi che alla fine potranno essere utilizzati per organizzare scambi con le spie russe che sono state arrestate in Occidente".