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Trump incriminato, parla Larry Sabato: "All'ex presidente tutto questo fa comodo"

(afp)
Il politologo americano valuta le conseguenze dell'azione giudiziaria: "La userà ancora una volta per dipingersi come un perseguitato. Ma le inchieste che contano veramente sono altre, quella sull'assalto al Campidoglio e sul tentativo di sovvertire il voto nel 2020"
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"Non lasciatevi incantare dalle sue lamentele: a Donald Trump questa incriminazione fa comodo. Dei tanti crimini che lo riguardano e su cui si indaga, quello di aver pagato il silenzio di una prostituta con fondi prelevati dalla campagna elettorale è certamente il meno grave. Di sicuro, quello che meno preoccupa gli americani. Lo userà per dipingersi ancora una volta come un perseguitato: e questo lo metterà in una posizione più agevole quando arriveranno le incriminazioni per i crimini più gravi, quelli che davvero hanno messo a rischio la democrazia". Larry Sabato, 70 anni, è lo stimato politologo a capo del Center for Politics dell'Università della Virginia, autore di numerosi saggi e di una newsletter seguitissima perché sempre ricca di informazioni inedite: "Sabato's Crystal Ball".   

Nel comizio tenuto sabato a Waco, in Texas, l'ex presidente lo ha ripetuto: l'America ris…

"Non lasciatevi incantare dalle sue lamentele: a Donald Trump questa incriminazione fa comodo. Dei tanti crimini che lo riguardano e su cui si indaga, quello di aver pagato il silenzio di una prostituta con fondi prelevati dalla campagna elettorale è certamente il meno grave. Di sicuro, quello che meno preoccupa gli americani. Lo userà per dipingersi ancora una volta come un perseguitato: e questo lo metterà in una posizione più agevole quando arriveranno le incriminazioni per i crimini più gravi, quelli che davvero hanno messo a rischio la democrazia". Larry Sabato, 70 anni, è lo stimato politologo a capo del Center for Politics dell'Università della Virginia, autore di numerosi saggi e di una newsletter seguitissima perché sempre ricca di informazioni inedite: "Sabato's Crystal Ball".   

Nel comizio tenuto sabato a Waco, in Texas, l'ex presidente lo ha ripetuto: l'America rischia "morte e distruzione" se lui verrà incriminato. Teme incidenti? 

"No. Il peggio per Trump deve ancora venire e non scatenerà davvero le folle per questa incriminazione. Certo, è infastidito, diciamo pure furibondo. L'incriminazione è comunque un colpo alla sua immagine. Ma lo zoccolo duro della sua base si berrà anche l'ennesima storiella della persecuzione dei giudici. Potrebbero esserci incidenti isolati, certo, magari anche violenti. Ma piccole cose e di sicuro non a New York dove i suoi fan sanno che la maggioranza dei cittadini li detesta e andrebbe a finir male per loro. Dubito che assisteremo a un altro 6 gennaio, insomma. Ma l'allerta resta alta. Fonti della polizia mi hanno detto che temono che i Proud Boys, organizzazione di estrema destra, possa fare attentati dinamitardi o usare bombe molotov. Hanno già un arsenale pronto e da tempo mirano a destabilizzare lo Stato". 

Politicamente, l'incriminazione è cosa buona o cattiva per Trump? 

"Personalmente credo che per lui sia buona e cattiva insieme. Credo sia convinto che giocherà in suo favore: gli altri aspiranti candidati dovranno far quadrato introno a lui. Tanto più con un accusatore come Alvin Bragg: newyorchese, liberal, afroamericano riassume in sé davvero tutto ciò che i conservatori odiano. E dunque potrebbe effettivamente avere un effetto sulle primarie: motiverebbe i trumpiani di ferro ad andare a votarlo, mettendolo nelle potenziali condizioni di vincere la nomination repubblicana. Ma, ne sono convinto, non le elezioni generali: l'America è alle prese con problemi troppo gravi per voler rischiare di finire di nuovo di finire sull'otto volante che una sua seconda presidenza rappresenterebbe. Anche perché sarebbe un abdicare definitivo alla democrazia che siamo".  

Pure il governatore della Florida Ron De Santis, che non è ancora sceso in campo ma tutti pensano sarà il principale avversario di Trump alle primarie, ha attaccato il procuratore Bragg definendolo addirittura "pagato da Soros". Allo stesso tempo ha preso le distanze... 

"De Santis cammina su un filo: non può essere troppo severo con Trump perché ha bisogno dei voti della sua base. Deve assecondarli nella pantomima dell'ex presidente perseguitato. Ma deve distinguersi. E allo stesso tempo far passare il messaggio che non si può guardare sempre indietro. Bisogna costruire il futuro e dunque andare avanti". 

Perché in un momento così delicato i democratici tacciono? 

"In parte perché non vogliono alimentare la sua narrativa di perseguitato. Ma in parte anche perché pur senza ammetterlo, pubblicamente molti di loro si augurano che sia lui il candidato repubblicano: pensano che potranno sconfiggerlo più facilmente. Io non sono d'accordo: o meglio, eviterei di correre il rischio. Nel 2016 nessuno pensava che ce l'avrebbe fatta, e invece..."  

Come sarà il processo a Trump? 

"Difficile. Ci vorranno mesi solo per formare la giuria: nell'America più divisa che mai, valli a pescare giurati che non hanno preconcetti - in positivo come in negativo - su di lui. E poi ci saranno nuove tensioni. Lo ripeto: delle tante indagini che ruotano intorno a Trump, questa non è certo la più forte. Non dubito che l'indagine sia fondata e con prove solide. Ma per molti americani la vicenda Stormy Daniels resta una faccenda privata. I casi veramente solidi, quelli che preoccupano l'opinione pubblica sono altri: la rivolta del 6 gennaio, il tentativo di ribaltare il voto in Georgia. Qualcuno dice che questa incriminazione aprirà le porte anche alle altre. Ma io, ecco, avrei voluto che fosse stato il contrario".