Se ci fossero stati dubbi sul livello di isolazionismo e imperialismo raggiunti dalla Russia, la nuova dottrina sulla politica estera siglata ieri dal presidente Vladimir Putin li liquida del tutto. In un documento di 42 pagine che sostituisce il precedente testo del 2016, e ricorda nei contenuti e nel linguaggio l'epoca del confronto tra i due blocchi del secolo scorso, la Russia designa l'Occidente come una "minaccia esistenziale", nello stesso giorno in cui il suo alleato bielorusso Aleksandr Lukashenko si dice pronto ad accogliere sul suo territorio armi nucleari russe "strategiche", più potenti e dalla portata maggiore rispetto alle armi "tattiche" che Mosca si stava già preparando a inviargli.
La nuova dottrina della politica estera è di fatto un manuale per diplomatici: definisce le priorità della Russia negli affari internazionali e il modo in cui percepisce le sue relazioni estere. È quasi man…
Se ci fossero stati dubbi sul livello di isolazionismo e imperialismo raggiunti dalla Russia, la nuova dottrina sulla politica estera siglata ieri dal presidente Vladimir Putin li liquida del tutto. In un documento di 42 pagine che sostituisce il precedente testo del 2016, e ricorda nei contenuti e nel linguaggio l'epoca del confronto tra i due blocchi del secolo scorso, la Russia designa l'Occidente come una "minaccia esistenziale", nello stesso giorno in cui il suo alleato bielorusso Aleksandr Lukashenko si dice pronto ad accogliere sul suo territorio armi nucleari russe "strategiche", più potenti e dalla portata maggiore rispetto alle armi "tattiche" che Mosca si stava già preparando a inviargli.
La nuova dottrina della politica estera è di fatto un manuale per diplomatici: definisce le priorità della Russia negli affari internazionali e il modo in cui percepisce le sue relazioni estere. È quasi manichea. Da una parte, Mosca indica negli Usa la principale minaccia alla stabilità internazionale e il motore di una "linea anti-russa"; e si propone "l'eliminazione delle vestigia del dominio degli Stati Uniti e di altri Stati ostili". Pur prefiggendosi di cercare una "pacifica convivenza" e un "equilibrio di interessi", è netto il contrasto con l'ultima dottrina che esprimeva il desiderio di costruire "rapporti di lavoro con gli Stati Uniti".
Dall'altro, il documento definisce "di particolare importanza" i "legami" "con i centri di potere globali sovrani amichevoli nel continente eurasiatico", come Cina e India che condividono la visione della Russia del "futuro ordine mondiale". Anche Iran, Turchia, Arabia Saudita ed Egitto sono visti come alleati chiave. E così pure l'Africa.
Durante una riunione in videoconferenza del Consiglio di sicurezza, il leader del Cremlino ha giustificato i cambiamenti con gli "sconvolgimenti sulla scena internazionale", mentre il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha sottolineato che la nuova dottrina si limita a rilevare "la natura esistenziale delle minacce... create dalle azioni di Paesi ostili" e indica gli Stati Uniti come "il principale istigatore della linea anti-russa". "La politica dell'Occidente di indebolire la Russia con qualsiasi mezzo è caratterizzata come un nuovo tipo di guerra ibrida", ha riassunto il capo della diplomazia russa, sottolineando che Mosca potrebbe adottare "misure simmetriche e asimmetriche in risposta ad azioni ostili contro la Russia".