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La Siria torna sulla scena internazionale e la first lady Asma al Assad tiene il cordone dei soldi

Bashar e Asma al Assad 
Sulla moglie del presidente si erano appuntate le speranze dell'Occidente prima della guerra. Vogue l'aveva battezzata la "Rosa del deserto". Ma lei non ha mai preso le distanze dalla sanguinosa repressione ordinata dal marito. E oggi ha saldamente in mano gli affari del paese, compreso il business degli aiuti
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GERUSALEMME - Quando è scesa dall'aereo con le insegne siriane qualche giorno fa sulla pista di Abu Dhabi, il messaggio al mondo è stato subito chiaro: Asma è tornata. Tailleur pantalone bianco, pochette in mano, i lunghi capelli ricresciuti dopo la chemioterapia sciolti sulle spalle, la first lady siriana ha accompagnato il marito negli Emirati nel primo viaggio ufficiale della coppia all'estero dall'inizio della rivolta in Siria, nel 2011. 

Se la presenza del presidente Assad ad Abu Dhabi è il frutto di un lento ma costante processo di riavvicinamento della Siria ai Paesi arabi (destinato a culminare in novembre con il vertice della Lega Araba a Riad in cui Damasco sarà riammessa nel club dopo essere stata espulsa per la repressione cruenta dei moti del 2011) quella della First lady è stata una sorpresa. Il segno più evidente della centralità che Asma, 47 anni, nata a Londra da una famiglia alawita e cittadina…

GERUSALEMME - Quando è scesa dall'aereo con le insegne siriane qualche giorno fa sulla pista di Abu Dhabi, il messaggio al mondo è stato subito chiaro: Asma è tornata. Tailleur pantalone bianco, pochette in mano, i lunghi capelli ricresciuti dopo la chemioterapia sciolti sulle spalle, la first lady siriana ha accompagnato il marito negli Emirati nel primo viaggio ufficiale della coppia all'estero dall'inizio della rivolta in Siria, nel 2011. 

Se la presenza del presidente Assad ad Abu Dhabi è il frutto di un lento ma costante processo di riavvicinamento della Siria ai Paesi arabi (destinato a culminare in novembre con il vertice della Lega Araba a Riad in cui Damasco sarà riammessa nel club dopo essere stata espulsa per la repressione cruenta dei moti del 2011) quella della First lady è stata una sorpresa. Il segno più evidente della centralità che Asma, 47 anni, nata a Londra da una famiglia alawita e cittadina del Regno Unito oltre che della Siria, ha guadagnato negli ultimi anni a Damasco. E che il Financial Times racconta ora in una lunga inchiesta che piazza la ex banchiera d'affari che ha smesso di lavorare quando si è fidanzata con l'allora erede del regime siriano al centro del potere economico del suo Paese: 18 fonti hanno parlato al quotidiano della City per ricostruire il potere (in parte ufficiale, in parte occulto) di Asma. 

E' stata un'ascesa progressiva quella della First lady: nel 2000, quando sposò il marito poco prima della morte del padre di lui, Hafez, sulla giovane coppia si concentrarono le speranze di chi vedeva in quel matrimonio il presagio di un cambio al vertice del Paese. Una speranza che Asma coltivò in maniera metodica, coltivando i rapporti con le élite culturali del Paese e con la stampa internazionale, in un'offensiva culminata a inizio 2011 in una copertina di Vogue, la Bibbia della moda internazionale, a lei dedicata: "La rosa nel deserto". 

Bastarono pochi mesi perché il fiore appassisse: meno di tre per la precisione, il tempo intercorso fra la pubblicazione dell'articolo e l'inizio della repressione brutale di Assad nei confronti di chi chiedeva democrazia. All'inizio qualcuno pensava che la First Lady creciuta in Occidente avrebbe preso le distanze dal marito: così non è stato. Asma, in particolare dopo la morte della suocera, nel 2016, è diventata il volto femminile del regime, la donna che consolava le madri dei militari morti, girava negli orfanotrofi, portava aiuti alle vittime. Una sorta di "madre della nazione": ritratto arricchito dalla battaglia contro il cancro, vinta sotto l'occhio pubblico con il marito sempre accanto. 

Oggi, messi da parte i foulard e lasciati al vento i capelli tornati lunghi, Asma è di nuovo in scena: a lei rispondono, conferma la ricostruzione del Financial Times, alcuni dei business più redditizi della Siria oggi: quello degli aiuti umanitari, con le agenzie internazionali e le Nazioni Unite che possono distribuirli solo in accordo con la Ong da lei fondata. Quello delle comunicazioni e quello finanziario.

Gli uomini d'affari su cui Assad aveva contato nei primi anni di potere sono stati messi da parte, così come quelli legati al padre. L'esclusione più famosa è stata quella di Rami Makhlouf, cugino del presidente, costretto a cedere le sue proprietà e messo agli arresti domiciliari qualche anno fa. Asma, la sua famiglia e i suoi fedelissimi controllano oggi i suoi affari, così come il Consiglio economico ristretto incaricato di indirizzare la politica economica dal presidente stesso. Un ruolo che è ben chiaro agli Stati Uniti, che da anni l'hanno sottoposta e sanzioni internazionali: ma negli ultimi mesi è diventato ancora più rilevante, a causa dei milioni di dollari in aiuti giunti in Siria dopo il terremoto. Oggi a controllarli è Asma al Assad.