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Yolanda Diaz (afp)

Yolanda Díaz lancia Sumar, la galassia di sinistra che sfida Podemos: "Sarò la prima premier donna della Spagna"

Figlia di un sindacalista, abilissima nelle trattative, la ministra del Lavoro è accreditata dai sondaggi in cima alle preferenze degli spagnoli tra le personalità politiche
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MADRID - La vice-premier e ministra del Lavoro spagnola, la comunista Yolanda Díaz, ha formalizzato la sua candidatura alle elezioni legislative di fine 2023 come leader di una sinistra radicale più divisa che mai, da cui il socialista Pedro Sánchez dipende comunque per sperare di restare al potere . "Oggi faccio un passo avanti. Voglio essere la prima presidente del governo del nostro Paese, della Spagna", ha annunciato durante un incontro a Madrid Díaz, che è in testa ai sondaggi di opinione sui politici più apprezzato dagli spagnoli.

La numero tre al governo, membro del Partito Comunista Spagnolo (Pce), guiderà una nuova piattaforma politica chiamata Sumar ("aggiungere", nel senso di "raccogliere"), che riunirà una decina di piccole formazioni situate a sinistra del Partito socialista.

Questa avvocatessa di 51 anni, specializzata in diritto del lavoro, non è però riuscita a ottener…

MADRID - La vice-premier e ministra del Lavoro spagnola, la comunista Yolanda Díaz, ha formalizzato la sua candidatura alle elezioni legislative di fine 2023 come leader di una sinistra radicale più divisa che mai, da cui il socialista Pedro Sánchez dipende comunque per sperare di restare al potere . "Oggi faccio un passo avanti. Voglio essere la prima presidente del governo del nostro Paese, della Spagna", ha annunciato durante un incontro a Madrid Díaz, che è in testa ai sondaggi di opinione sui politici più apprezzato dagli spagnoli.

La numero tre al governo, membro del Partito Comunista Spagnolo (Pce), guiderà una nuova piattaforma politica chiamata Sumar ("aggiungere", nel senso di "raccogliere"), che riunirà una decina di piccole formazioni situate a sinistra del Partito socialista.

Questa avvocatessa di 51 anni, specializzata in diritto del lavoro, non è però riuscita a ottenere l'appoggio del principale partito della sinistra radicale, Podemos. Partner del Partito socialista all'interno dell'alleanza di governo, Podemos ha subordinato la sua partecipazione a Sumar a un accordo preventivo che garantisse l'organizzazione di primarie aperte per designare i candidati di questa piattaforma alle elezioni generali, che dovrebbero svolgersi a dicembre.

La formazione di sinistra radicale, che teme di subire pesanti perdite durante le elezioni amministrative e regionali del 28 maggio e quindi di vedere ridimensionato il proprio peso sulla scena politica, voleva avere certezze sulla propria influenza all'interno della piattaforma. Ma di fronte alla determinazione di Díaz, Podemos non è riuscito a ottenere ciò che voleva e ha deciso di boicottare l'incontro di oggi. Molti dei membri di Podemos hanno tuttavia partecipato a titolo personale mostrando le divisioni all'interno del partito stesso.

“Ci sono ancora molte persone da riunire”, ha ammesso Diaz, dicendo che voleva continuare il dialogo per ampliare il suo movimento. "Saremo all'altezza (...) Forniremo risposte al nostro Paese perché ha sete di cambiamento", ha insistito.

Quasi sconosciuta tre anni fa, Díaz è stata portata alla ribalta nel gennaio 2020 diventando ministra del Lavoro. A lei erano poi passate le redini della sinistra radicale qaundo il fondatore di Podemos, Pablo Iglesias, ha deciso di lasciare la politica dopo un'amara battuta d'arresto elettorale. Díaz può diventare "la prima donna ad assumere la presidenza del governo in Spagna", aveva poi salutato lo storico leader di Podemos, a lungo vicino alla ministra del Lavoro, prima che prendessero le distanze.

Nata nel 1971 a Ferrol, una cittadina operaia della Galizia (nord-ovest della Spagna), Díaz si è fatta conoscere dagli attivisti attraverso il suo impegno femminista, partecipando a riunioni politiche nei primi anni 2010 con il suo bambino in braccio.

Entrata al governo, questa figlia di un importante dirigente sindacale si è affermata rapidamente grazie al suo senso della conciliazione e del negoziato, acclamato dalle parti sociali, datori di lavoro compresi. Durante la crisi Covid, ha strappato un accordo cruciale sul finanziamento pubblico della disoccupazione parziale, per poi ottenere un forte aumento del salario minimo. Ha anche approvato una riforma del lavoro volta a ridurre la precarietà, la sua impresa principale.

A differenza dei leader di Podemos, pronti ad attaccare i socialisti, Díaz non ha cessato negli ultimi mesi di mostrare la sua buona intesa con il presidente Sánchez, candidato alla rielezione alle prossime legislative.

La politica deve riguardare "tendere la mano e poi riuscire a raggiungere accordi che cambino la vita delle persone", non "fare rumore e creare disordine", ha insistito a febbraio il ministro, in una critica neanche troppo velata alla strategia di Podemos.