Russia, quei raduni nel bar di Prigozhin: ecco chi sono i soldati della cyberpropaganda
di Rosalba Castelletti , di Rosalba CastellettiQuando c'eravamo stati noi la scorsa estate al "Patriot Bar" al numero 25 di Universitetskaja naberezhnaja a San Pietroburgo, l'ospite d'onore del club di discussione "Cyber Front Z" era un "volontario" tornato dal fronte ucraino: Vladimir, nome di battaglia Ulfer. "Senza l'operazione speciale, Kiev avrebbe invaso il Donbass o la stessa Russia", diceva rilanciando la propaganda del governo, ma senza farsi remore ad attaccarlo: "Il pericolo più grande? La morte. Ma anche i vertici che non prendono decisioni per scansare le responsabilità". Dopo una breve pausa, aveva passato la parola al politologo Semjon Uralov che ipotizzava già come governare quella che chiamava "Post-Ucraina".
Sulle pareti tricolori, Z e il motto "Non abbandoneremo i nostri" e schermi che riproducevano filmati dal fronte. Mentre il menù proponeva hamburger "Invidia di Biden&quo…
Quando c'eravamo stati noi la scorsa estate al "Patriot Bar" al numero 25 di Universitetskaja naberezhnaja a San Pietroburgo, l'ospite d'onore del club di discussione "Cyber Front Z" era un "volontario" tornato dal fronte ucraino: Vladimir, nome di battaglia Ulfer. "Senza l'operazione speciale, Kiev avrebbe invaso il Donbass o la stessa Russia", diceva rilanciando la propaganda del governo, ma senza farsi remore ad attaccarlo: "Il pericolo più grande? La morte. Ma anche i vertici che non prendono decisioni per scansare le responsabilità". Dopo una breve pausa, aveva passato la parola al politologo Semjon Uralov che ipotizzava già come governare quella che chiamava "Post-Ucraina".
Sulle pareti tricolori, Z e il motto "Non abbandoneremo i nostri" e schermi che riproducevano filmati dal fronte. Mentre il menù proponeva hamburger "Invidia di Biden" "solo per veri patrioti" e patatine fritte lanciarazzi Katjusha "veloci e dritte sul bersaglio". L'incontro era durato quattro ore. Un confronto serrato col pubblico che poneva i quesiti più disparati, sulla russofobia o il futuro di Odessa. Andava così ogni weekend fino all'attentato di domenica in cui ha perso la vita Vladlen Tatarsky.
Gli organizzatori, rispondendo alle nostre domande, avevano sostenuto che il Cyber Front Z fosse un "movimento spontaneo". "È nato per rispondere agli attacchi informativi della propaganda ucraina. Superato lo shock iniziale, abbiamo lanciato gli eventi offline", ci aveva detto un giovane kazako di nome Aleksandr. Sui legami con Evgenij Prigozhin aveva glissato: "È un patriota, ma non c'entra nulla con questo club".
A smentirlo ieri è stato lo stesso "cuoco di Putin", il milionario della ristorazione fedelissimo del presidente russo, artefice dei mercenari Wagner e della "fabbrica dei troll" che disseminano il web di notizie false dietro false identità. Ha ammesso che il bar ribattezzato "Patriot" teatro dell'attentato era suo e di averlo dato in prestito al Cyber Front Z. In realtà, se non fossero bastati gli scontrini emessi dal locale dove compariva il nome della sua società Concord, diverse inchieste avevano appurato che il Cyber Front Z altro non è che una costola della "fabbrica dei troll" o "Agenzia di Ricerca su Internet" nata nel 2014 con il conflitto nel Donbass e sanzionata dagli Usa insieme a Prigozhin dopo le interferenze nelle presidenziali del 2016. Il "Cyber front Z", che conta oltre 117 mila "patrioti" iscritti al suo canale Telegram, è la sua versione "Zeta". Il suo argomento di discussione è la cosiddetta "operazione militare speciale".
Ma a differenza del suo progenitore non combatte più soltanto la guerra dell'informazione con l'Occidente. Ora lotta anche per conquistare i cuori e le menti degli stessi russi. E per diffondere le opinioni più oltranziste. Anche a costo di colpi bassi: come i video fake di presunte reclute russe che denuncerebbero l'esercito. Non solo. Un anno fa i "troll Z" sono usciti allo scoperto organizzando incontri dal vivo nel weekend. Perciò i media pietroburghesi li avevano ribattezzati "fabbrica dei troll 2.0".
Ora l'attentato. È indubbio che chiunque abbia ucciso il sedicente "corrispondente militare" Tatarsky, abbia voluto colpire pure il Patriot Bar e il Fronte Z. Che però ieri su Telegram, dopo un messaggio di "condoglianze", è tornato alle sue solite pratiche: prendere di mira la Nato e rilanciare le dichiarazioni del governatore della Crimea. Neppure la morte ferma i soldati digitali.