Attentato a San Pietroburgo, la fuga, i messaggi, la confessione: tutti i misteri di Daria, la presunta attentatrice
di Rosalba Castelletti , di Rosalba Castelletti"Che cosa hai fatto?". Daria Trepova abbassa gli occhi, fa un lungo sospiro e ammette: "Ho portato io la statuetta che è esplosa". "Chi te l'aveva consegnata?", chiede la voce fuori campo di un poliziotto. "Posso rispondere più tardi?", replica lei dopo aver indugiato. All'indomani dell'attentato dinamitardo in un bar di San Pietroburgo costato la vita al blogger militare Vladlen Tatarsky, al secolo Maksim Fomin, c'è una confessione - per quanto valga il filmato dell'interrogatorio diffuso dal ministero degli Interni russo - ma non aggiunge nulla di più di quanto non si sapesse già. Classe 1997, Trepova è la giovane donna con gonna scozzese che stando a molti testimoni si era presentata all'incontro organizzato dal Cyber Front Z come Nastja e aveva regalato a Tatarsky un busto dorato cinque minuti prima dell'esplosione. È stata arrestata nell'abitazione di Dmitrij K…
"Che cosa hai fatto?". Daria Trepova abbassa gli occhi, fa un lungo sospiro e ammette: "Ho portato io la statuetta che è esplosa". "Chi te l'aveva consegnata?", chiede la voce fuori campo di un poliziotto. "Posso rispondere più tardi?", replica lei dopo aver indugiato. All'indomani dell'attentato dinamitardo in un bar di San Pietroburgo costato la vita al blogger militare Vladlen Tatarsky, al secolo Maksim Fomin, c'è una confessione - per quanto valga il filmato dell'interrogatorio diffuso dal ministero degli Interni russo - ma non aggiunge nulla di più di quanto non si sapesse già. Classe 1997, Trepova è la giovane donna con gonna scozzese che stando a molti testimoni si era presentata all'incontro organizzato dal Cyber Front Z come Nastja e aveva regalato a Tatarsky un busto dorato cinque minuti prima dell'esplosione. È stata arrestata nell'abitazione di Dmitrij Kasintsev, fermato pure lui, un amico del marito. Aveva tagliato i capelli e stava per volare in Uzbekistan. Ma chi siano davvero i mandanti non si sa.
Le autorità russe hanno ovviamente una risposta, ma nessuna prova che la corrobori. L'attacco "è stato pianificato dai servizi segreti ucraini che hanno reclutato agenti tra coloro che collaborano con il cosiddetto Fondo anticorruzione di Aleksej Navalnyj", ha assicurato il Comitato antiterrorismo della Russia, descrivendo il caso come un "atto terroristico pianificato e organizzato" su territorio ucraino e presentando Trepova come un'attivista del Fondo bandito in Russia dal 2021 perché "estremista". Accuse che i collaboratori in esilio dell'attivista in carcere Navalnyj hanno liquidato come una montatura.
Anche Ilja Ponomariov, l'ex deputato russo in esilio in Ucraina, che aveva attribuito l'uccisione dello scorso agosto di Daria Dugina a un gruppo di partigiani, contesta la versione ufficiale: "Ovviamente il governo ucraino non c'entra niente. Sono stati i partigiani russi. Un gruppo locale di San Pietroburgo. Ma non ho mai sentito il nome di Daria Trepova prima". Sulla pista del terrorismo interno, già cavalcato domenica da Kiev, punta anche Evgenij Prigozhin, eminenza grigia dei mercenari Wagner e della cosiddetta "fabbrica dei troll" che ogni fine settimana prestava ai cyberguerrieri del "Fronte Z" i locali del suo "Street Food Bar n.1" dove è avvenuto l'attentato. "Non accuserò il regime di Kiev. Penso che sia in azione un gruppo di radicali".
A detta di tanti suoi amici, Trepova però sarebbe stata tutto fuorché una "radicale" disposta a uccidere. Era nota nei circoli delle femministe e degli attivisti pietroburghesi come Dasha "Tykovka" ("piccola zucca"), pseudonimo che usava anche sui suoi profili social, dove non c'è traccia di politica, ma soltanto musica, cinema d'essai, veganesimo ed ecologia.
Il 24 febbraio del 2022 era stata fermata a una manifestazione contro il lancio della cosiddetta "operazione militare speciale" per poi scontare 10 giorni di carcere amministrativo insieme al marito Dmitrij Rylov. O presunto tale. "Per quel che sappiamo, aveva un marito, ma il matrimonio era stato uno scherzo e non erano rimasti in contatto. Quantomeno, lei non lo ha mai menzionato in sei mesi", ha raccontato un'amica al sito Agentstvo.
Eppure Rylov - un membro del Partito libertario russo che ha fatto sapere che aveva lasciato la Russia da tempo - non ha esitato a prendere le difese di Trepova. "Daria sapeva di dover consegnare questa statuetta. Pensava che dentro ci fosse un dispositivo d'ascolto. Non sapeva che sarebbe dovuta esplodere", ha raccontato dalla Georgia. "Sono sicuro che non avrebbe mai potuto fare qualcosa del genere di sua volontà. Sì, io e Daria non sostenevamo la guerra, ma crediamo che azioni come queste siano inaccettabili. Mia moglie è stata incastrata, non potrebbe mai uccidere nessuno". Lo avrebbe scritto la stessa Trepova in un sms a un'amica poco dopo l'esplosione: "Potrei essere morta lì. Vorrei essere morta lì. Sono stata incastrata".
Trepova aveva interrotto gli studi universitari nel 2019 e aveva lavorato come cassiera di un negozio di abbigliamento vintage prima di trasferirsi a Mosca. Il 9 marzo, stando a Sota, si era iscritta al Registro statale dei liberi professionisti. Aveva poi detto ai suoi amici di aver trovato lavoro per alcuni "giornalisti ucraini". I suoi incarichi prevedevano la consegna di pacchi, inclusa la statuetta per Tatarsky. Lo conosceva già, come riferito domenica da alcuni testimoni. Aveva scambiato messaggi con lui e il 28 marzo aveva seguito una sua conferenza all'Università nuova di Mosca. Era tornata a San Pietroburgo di proposito. Anche fonti di polizia citate da Rbk non escluderebbero la possibilità che Trepova ignorasse davvero il contenuto della statuetta e che sia diventata una complice involontaria dell'attentato. Resta sempre una domanda: complice di chi?