Dal Brasile alla Grecia: la fuga delle spie russe costrette a tornare a Mosca senza più copertura
di Floriana Bulfon , di Floriana BulfonGli agenti più segreti temono di essere stati smascherati e spariscono uno dopo l'altro. Dopo anni di doppia nazionalità, doppi amori e soprattutto vite doppie tornano ai veri nomi e alla patria d'origine: la Russia. Non stiamo parlando di normali spie, ma di figure straordinarie che sono rimaste nascoste per almeno dieci anni, cancellando le tracce dell'esistenza precedente. Almeno due di questi 007, selezionati e addestrati dall'intelligence di Mosca per infiltrarsi nel cuore dell'Occidente, sono spariti in modo misterioso a gennaio. Una fuga probabilmente decisa dopo che altri due membri della stessa élite sono stati arrestati in Slovenia.
Tutti hanno identità costruite secondo lo stesso schema: si presentano come cittadini sudamericani con un genitore dell'Unione europea, una soluzione che permette di giustificare l'accento straniero e i frequenti viaggi. La stessa copertura usata da Maria Adela Kuhfeldt Rivera, l…
Gli agenti più segreti temono di essere stati smascherati e spariscono uno dopo l'altro. Dopo anni di doppia nazionalità, doppi amori e soprattutto vite doppie tornano ai veri nomi e alla patria d'origine: la Russia. Non stiamo parlando di normali spie, ma di figure straordinarie che sono rimaste nascoste per almeno dieci anni, cancellando le tracce dell'esistenza precedente. Almeno due di questi 007, selezionati e addestrati dall'intelligence di Mosca per infiltrarsi nel cuore dell'Occidente, sono spariti in modo misterioso a gennaio. Una fuga probabilmente decisa dopo che altri due membri della stessa élite sono stati arrestati in Slovenia.
Tutti hanno identità costruite secondo lo stesso schema: si presentano come cittadini sudamericani con un genitore dell'Unione europea, una soluzione che permette di giustificare l'accento straniero e i frequenti viaggi. La stessa copertura usata da Maria Adela Kuhfeldt Rivera, la donna con passaporto peruviano che millantava un padre tedesco e che è riuscita a farsi accettare per anni nei circoli del comando Nato di Napoli: in realtà si chiama Olga Kolobova ed è stata fatta rientrare di corsa a Mosca nel 2018 quando i vertici del Gru - il servizio segreto militare - hanno temuto che potesse venire "bruciata" dalla pubblicazione di una lista di passaporti.
La fuga di Gerhard
Probabilmente anche Gerhard Daniel Campos Wittich ha seguito la stessa procedura. Il giovane imprenditore nel settore delle stampanti 3D, fornitore pure dell'esercito brasiliano, è partito a gennaio da Rio De Janeiro per la Malesia e non ha più dato notizie alla fidanzata, che si è mobilitata per ritrovarlo lanciando una campagna online. Il giovane risultava avere padre austriaco e madre carioca, con l'infanzia e gli studi a Vienna. Un passato completamente inventato. Secondo quanto hanno dichiarato al Guardian da dirigenti degli apparati di sicurezza greci il suo vero cognome è Shmyrev. È un agente russo, finito nel mirino di Atene per il matrimonio con un'altra spia di Mosca, la sedicente Maria Tsalla, che si accreditava come messicana di padre greco: in realtà si chiamerebbe Irina Romanova.
Gli "illegali"
Anche Maria Tsalla, fotografa e titolare di un negozio di maglieria nella capitale ellenica, è partita a gennaio senza lasciare tracce. Il finto brasiliano e la finta messicana - uniti in matrimonio con il vero cognome russo di lui - si sarebbero incontrati più volte a Cipro, in Francia e in Grecia. Entrambi però avevano compagni stabili da oltre due anni, che non sono riusciti a dare una spiegazione all'improvvisa scomparsa. Poi sono arrivate le rivelazioni dei media di Atene sulle nozze tra spie e le identità artificiali.
Questi agenti russi risultano in missione da almeno un decennio: se nel caso di Maria Adela Repubblica, Bellingcat, The Insider e Der Spiegel hanno riscontrato rapporti con il Gru, le spie militari, sembra che tutti appartengano a questo servizio responsabile delle azioni più temerarie all'estero come gli avvelenamenti con il gas Novichok. C'è chi sostiene che gli agenti destinati a queste lunghissime operazioni sotto copertura vengano chiamati "gli illegali".
Le nozze tra spie
Ora si tende a collegare l'improvvisa partenza di Gerhard Daniel e Maria Tsalla all'arresto a Lubiana di Maria Rosa Mayer Munos e Ludwig Gisch, una coppia arrivata dall'America Latina nel 2017 con due bambini che - stando ai vicini - parlavano spagnolo. Entrambi con passaporto argentino, in cui l'uomo veniva indicato come nato in Namibia, ufficialmente Maria Rosa aveva un negozio di antiquariato e Ludwig una start-up tecnologica: attività che li vedevano spesso in viaggio. La loro cattura, tenuta riservata per diversi giorni, deve avere convinto i vertici dell'intelligence russa che molte spie ormai erano in pericolo.
Un infiltrato all'Aja
Altri due "boys from Brazil" infatti erano stati smascherati nei mesi precedenti. José Assis Giammaria era accreditato come un ricercatore esperto in questioni geopolitiche, laureato in Brasile e a lungo a contratto nell'ateneo canadese di Calgary: aveva ottenuto un incarico nell'università norvegese di Tromsø per partecipare a seminari sull'Artico, ma lo scorso ottobre è finito in carcere con l'accusa di spionaggio. La sua identità sarebbe stata creata su misura da Mosca. Ancora più sorprendente la missione di Viktor Muller Ferreira, 33 anni, ricercatore brasiliano di padre tedesco specializzato in diritto. A giugno ha ottenuto uno stage alla Corte Penale Internazionale dell'Aja, quella che indaga su Vladimir Putin e i crimini di guerra russi in Ucraina: è stato arrestato all'arrivo dal Sud America all'aeroporto di Amsterdam perché il suo vero nome è Sergey Vladimirovich Cherkasov. Sì, anche lui un agente del Gru, nato a Mosca 36 anni fa e rimasto per oltre dieci anni in Brasile per rendere solida la sua copertura.