Juan Manuel Merchan: ecco chi è il giudice del caso Trump. Immigrato dalla Colombia e una fama di incorruttibile
dalla nostra inviata Anna Lombardi , dalla nostra inviata Anna LombardiNEW YORK - "Per giudicarmi hanno scelto un uomo che mi odia": i ben informati dicono che la settimana scorsa Donald Trump abbia appreso con rabbia la notizia che il giudice assegnato al suo caso è lo stesso che ha già condotto l'indagine contro la Trump Organization conclusasi a gennaio con una multa di 1,6 milioni di dollari. Lo stesso che ha gestito pure l'accordo con Allen Weisselberg, l’ex direttore finanziario dell’Organizzazione che ha preferito collaborare per ricevere un importante sconto di pena.
Il giudice Juan Manuel Merchan, 60 anni, è uno che gli affari dell’ex presidente li conosce bene. I due si incontreranno oggi alle 2.15 americane, le 20.15 italiane per procedere con l’incriminazione formale del tycoon accusato di aver usato soldi della campagna elettorale 2016 per comprare il silenzio di Stormy Daniels, la pornostar con cui avea avuto una relazione dieci anni prima. Saranno letti anche i 34 capi d&rsquo…
NEW YORK - "Per giudicarmi hanno scelto un uomo che mi odia": i ben informati dicono che la settimana scorsa Donald Trump abbia appreso con rabbia la notizia che il giudice assegnato al suo caso è lo stesso che ha già condotto l'indagine contro la Trump Organization conclusasi a gennaio con una multa di 1,6 milioni di dollari. Lo stesso che ha gestito pure l'accordo con Allen Weisselberg, l’ex direttore finanziario dell’Organizzazione che ha preferito collaborare per ricevere un importante sconto di pena.
Il giudice Juan Manuel Merchan, 60 anni, è uno che gli affari dell’ex presidente li conosce bene. I due si incontreranno oggi alle 2.15 americane, le 20.15 italiane per procedere con l’incriminazione formale del tycoon accusato di aver usato soldi della campagna elettorale 2016 per comprare il silenzio di Stormy Daniels, la pornostar con cui avea avuto una relazione dieci anni prima. Saranno letti anche i 34 capi d’imputazione elaborati dal procuratore di Manhattan, Alvin Bragg. Una giornata storica per tutti: Trump è il primo ex presidente degli Stati Uniti a essere incriminato. E Merchan, descritto dai suoi collaboratori come un uomo fermo e che non si lascia intimidire, il primo togato ad affrontare un ex inquilino della Casa Bianca.
Nato a Bogotà, Colombia, e approdato negli Stati Uniti con la famiglia quando aveva appena sei anni il giudice è d’altronde vero figlio del sogno americano. E in questo, decisamente l’opposto di Trump, che ha ereditato tutta la sua fortuna, soldi e potere dal padre palazzinaro Fred. Merchan è davvero un uomo che si è fatto da sé: cresciuto nella modestia di Jackson Heights, in quel Queens dove pure The Donald è nato, ha fatto ogni genere di lavoro: compreso il lavapiatti per pagarsi gli studi. La sua carriera è stata invece folgorante. Ha frequentato il locale Baruch College e poi la Hofstra University School of Law, secondo la breve biografia rintracciabile online. Ha poi ricoperto vari incarichi come avvocato e giurista nel governo della città a partire dagli anni '90, lavorando pure come giudice del tribunale nel Bronx. Poi nel 1994 è stato scelto come assistente procuratore distrettuale della contea di New York, l’ufficio ora guidato proprio da Alvin Bragg. Dal 2009 lavora presso la Corte Suprema della Grande Mela. E sovrintende a un tribunale speciale che offre opzioni di patteggiamento basati sul merito e si occupa di imputati che erano in preda a malattie mentali quando hanno commesso crimini dando priorità al recupero.
Negli ultimi giorni Trump lo ha più volte attaccato pubblicamente dal suo social Truth: “Quel giudice mi odia” ha tuonato anche ieri. Ma chi ha collaborato con Merchan la pensa in tutt’altro modo: l’ex procuratore Jose Fanjul, per dire, al New York Times lo descrive come "uno che legge ogni parola di ogni pagina, comprese le note. E ripassa tutti i casi che vengono citati in aula. È persona di alta moralità”. Di sicuro ha schermato Trump da quello che qui già viene definito “circo mediatico”: proibendo alle telecamere di essere presenti oggi in aula. Alla richiesta di varie eminenti testate di poter riprendere il procedimento ha infatti risposto ieri in tarda serata così. “Che questa incriminazione veda coinvolta una questione di monumentale interesse è incontestabile. Nella storia degli Stati Uniti mai un ex presidente è stato incriminato per reati penali. Ma la troppa attenzione genererebbe un’atmosfera da circo”. Ha dunque autorizzato solo cinque fotografi a scattare immagini: e solo prima dell'udienza. Gli insulti degli ultimi giorni (Trump si è fatto pure fotografare con una mazza da baseball in mano vicino a una foto del procuratore Bragg, chiaro incitamento alla violenza) potrebbero comunque costar caro al tycoon: il giudice potrebbe infatti imporgli di non parlare della sua incriminazione durante la campagna elettorale, pena l’arresto. Una possibilità temuta dai legali di Trump che ben sanno quanto sia incontrollabile il loro cliente.
Merchan ha anche in mano il dossier contro Steve Bannon, storico alleato di Trump, accusato di appropriazione indebita delle risorse raccolte per costruire il muro al confine meridionale degli Stati Uniti. Incarico che lo mette nel mirino dei fan dell'ex presidente, tanto che da una settimana lui e i suoi familiari sono sotto scorta.